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CATENE e Lavoro

Un uomo senza famiglia oggi è anche senza stipendio

Chieti, 7 ottobre 2022. Non conosciamo la storia giuridica del licenziamento di Andrea Buresti che si è incatenato davanti al tribunale di Lanciano. Però alcune cose le sappiamo bene. All’interno di ogni fabbrica i rapporti di forza pendono totalmente a favore del datore di lavoro.

Il dipendente è sempre in una situazione di inferiorità, si trova sempre sotto ricatto: può essere spostato di turno (lavorare di notte non è la stessa cosa che lavorare di giorno), di posto di lavoro (più o meno faticoso), può essere licenziato (lasciando la sua famiglia priva di reddito). Sappiamo inoltre che questo sistema economico persegue il profitto senza limiti in una logica di spietata competizione globale. È quindi inevitabile che qualunque azienda pretenda sempre di più e voglia spendere per i salari sempre di meno.

Lì ove politica e sindacati sanno fare il loro lavoro la pressione viene parzialmente contenuta. Lì ove questo non accade, specie nel Centro-Sud, far valere diritti che mettono in discussione questa logica diventa un affronto all’impresa, all’insegna dello stai zitto, e ringraziami che ti faccio lavorare.

L’operaio Buresti dichiara di essere stato licenziato ingiustamente a seguito di uno sciopero (ed il giudice parrebbe avergli dato ragione), di essere stato reintegrato dopo quattro anni e di essere stato relegato in uno sgabuzzino.

Ignoriamo le cause del primo licenziamento, ma ci chiediamo: possiamo accettare come normale che un giudice ridia dignità e stipendio dopo quattro anni?

Non sarebbe giusto decidere d’urgenza in poche settimane?

Se si dimostrassero vere le dichiarazioni di Buresti, il datore di lavoro, attraverso il mobbing, avrebbe vilipeso in maniera arbitraria la vita di un essere umano. Non sarebbe la prima volta che accade.

Conoscendo la storia solo attraverso il giornale, non entriamo nel merito della vicenda giudiziaria. Lavorare ed essere trattato da uomo non è un regalo, ma il diritto di ogni cittadino. Sta di fatto che un uomo senza famiglia oggi è anche senza stipendio. Per quello che può valere, vorremmo fargli sapere che non è solo e che gli siamo vicini. Come speriamo gli siano vicini i suoi colleghi di lavoro.

Alfonso Di Tullio, Coordinatore Provinciale di Sinistra Italiana Chieti

Michele Marino, Vice-Coordinatore Provinciale di Sinistra Italiana Chieti

Gennaro Garofalo, Segretario del Circolo Sinistra Italiana di Chieti

Foto da Il Centro

https://www.ilcentro.it/chieti/licenziato-si-incatena-davanti-al-tribunale-1.3012967

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