NEL POLVERONE MEDIATICO, MATTARELLA: DIFENDERE LA LIBERTÀ DI STAMPA

Politicainsieme.com, 6 marzo 2024. La politica, nella sostanziale indifferenza del Paese, è ancora una volta alle prese con la storia di un presunto dossieraggio. Non è una novità, anzi. La destra se ne sente colpita, anche se non sono solo suoi esponenti al centro di quella che sembra una ricerca di informazioni che li riguardano. C’è un po’ di tutto, in effetti: anche personaggi del mondo mediatico di oggi, uomini del calcio e di società calcistiche. Quindi, è necessario fare luce.

Il polverone mediato è alto. Tutti i famosi garantisti hanno già concluso tutto il processo. E, ovviamente, si ignorano volutamente le regole tese a far scattare verifiche da parte della Banca d’Italia che è tenuta a segnalare eventuali situazioni strane, così come il fatto che è del tutto normale lo svolgimento di approfondimenti da parte delle Forze dell’ordine che leggono i giornali e gli organi d’informazione.

È intervenuta persino Giorgia Meloni per parlare di gravissime violazioni, anche se per ora ci sono solamente dei fascicoli appena aperti dalla magistratura che ci dirà come stanno davvero le cose. Le opinioni sono molto dicordi. Quelli oggetto di interesse, e i loro amici di partito, si stracciano le vesti. I giornalisti coinvolti sostengono che è un clamore del tutto inutile perché loro sarebbero entrati in possesso solo di documentazione già disponibile negli atti ufficiali di inchieste giudiziarie in corso da tempo.

Il tutto è nato da un esposto presentato dal Ministro Crosetto che, in effetti, addirittura prima di cominciare a mettersi a capo della Difesa preannunciò da veggente l’arrivo dei dossier. La sua denuncia partì non appena venne sollevata la questione di un suo presunto conflitto d’interesse per essere lui stato mandato a fare il ministro senza soluzione di continuità con l’attività svolta proprio in campo di armamenti. Poi seguì una sua intervista al Corriere della sera e pure noi ci chiedemmo perché sembrava egli mettere le mani avanti con la magistratura.

Ci sono vari detti popolari che vengono a mente in questi giorni di accese polemiche tra politici, stampa e magistrati. Tra cui “male non fare, paura non avere” che risale a tempi antichissimi: San Paolo, Cicerone, Manzoni. Poi ce n’è uno cinese: “quando torni a casa batti tua moglie. tu non sai perché, ma lei sì”. E questo sembra quello reciprocamente adottato dai giornalisti contro i politici e da questi contro gli avversari  e i magistrati e i giornalisti.

Giorgia Meloni ha detto che non si tratta di parlare di libertà di stampa. Ma, in realtà, il sottotraccia di tanti interventi di queste ore, e comunque non sono mai mancati nel passato dello stesso tenore potrebbero far pensare che proprio a quello si punta.

E, allora, è stato un bene che Sergio Mattarella, incontrando dei giornalisti, si sia speso dicendo che la “libertà di stampa è fondamentale per la nostra democrazia, come per qualunque democrazia. Che vede nella nostra Costituzione una tutela netta, chiara, indiscutibile, a fronte della quale vi è una assunzione di responsabilità da parte dei giornalisti: la lealtà, l’indipendenza dell’informazione, la libertà di critica, nel rispetto della personalità altrui, il rispetto dei fatti”.

Ecco, la famosa verità di cui tutti parlano consiste per i giornalisti solo nel racconto dei fatti. Nel rispetto della legge, e nell’assunzione della responsabilità di cui ha parlato Sergio Mattarella, essi fanno bene a pubblicare tutto ciò di cui vengono in possesso. Chi non ha paura, perché male non ha fatto, gliene è grato perché niente e nessuno può preferire la censura alla conoscenza. Se violazioni ci sono state, saranno valutate. Ma questo vale per i politici che, di solito, godono per i dossier in circolazione quando riguardano gli altri e strillano per quelli che li chiama in causa. Mentre si fa di tutto per non entrare nel merito di eventuali rivelazioni imbarazzanti…