Santo Natale, santa giornata, santi momenti per sentirsi tutti belli, tutti bravi e tutti buoni: per assecondare amenità o gratificare qualche stato effimero, questo si può pure accettare.
Quello che non è possibile comprendere è come queste convinzioni a volte riescono a reggere castelli, montagne addirittura il mondo intero: questo ha davvero dell’incredibile.
Tanta bellezza sbandierata, tanta bontà dichiarata, tanta bravura presentata in questi ultimi tempi; da ogni luogo giungono immagini incommentabili per quanta amenità narrata. Dalle tv, dai media, dai palchi del potere a quelli a noi vicini, i bei quadretti di abnorme bellezza non fanno altro che aprirsi con isterica continuità.
Umanità che non riesce proprio a vivere la realtà così come è; un agire convinto e bugiardo che quasi sempre degenera nel grottesco se non nella sventura o nella miseria. Umanità sempre disturbata fin nel profondo, capace di riconoscere la verità ma che la soffre terribilmente.
La verità: una cosa grande, molto grande davvero. Se non si riesce a viverla, e questo è accettabile, tentare almeno di mantenere l’autentico che siamo, con tutto il fardello di difetti, leggerezze e fragilità a supporto, è quantomeno auspicabile in questa santa solennità del Natale.
Anche se non risolverà granché in questo marasma di mondo intorno a noi, nel piccolo spazio e tempo a disposizione, per ognuno di noi, si tratta sempre di un valore che può scoprire ricezione o qualche celato sostegno e forse ancora qualche insospettabile gratificazione.
Valori insospettabili, anche dopo tredici anni.
PS. BUON NATALE 2024
nm



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