Quale volto si nasconde dietro la maschera del Guerriero
Chieti, 4 luglio 2025. Sempre più misteriosa ed intrigante l’ossessiva attenzione verso il nostro Guerriero di Capestrano. In questi ultimi tempi si leggono e si ascoltano storie e ricostruzioni incredibili su questo simbolo della nostra terra, tra l’altro, entrato d’autorità nel vessillo della Regione Abruzzo proprio qualche anno fa e per chissà quale ragione istituzionale o politica.
Sarebbe comunque necessario saperne di più su questa opera d’arte e soprattutto sulla genesi di questo piccolo ma incredibile e fastidioso caso.
Ecco, sarebbe proprio utile, a questo punto, conoscere e magari confermare le verità istituzionali e dirimere ogni dubbio sulle ricostruzioni recenti, di questi ultimi giorni, di quelle che rimettono in gioco le verità sul ritrovamento del 1934 e della sua valida collocazione storica a 2600 anni fa.
Ad una mia specifica domanda sull’autenticità del Guerriero, categorica è stata la risposta del giovane regista Alessio Consorte: “È una truffa del 1934. Cos’altro dovrei aggiungere?”
Affermazione secca, categorica e senza possibilità di replica, anzi.
Chiarimenti sulle sue tesi, comunque, sono rintracciabili sul suo profilo social, sui notiziari locali e sulle cronache on-line alle relative voci, ma per il mondo che assiste, legge, ascolta e qualche volta elabora, invece, quelle che circolano sembrano ancora informazioni scarne, soprattutto generiche e che richiamano ad ogni sorta di dubbio e che dubbi: sarebbe una studiata presa per i fondelli ?
Difficile, comunque, individuare una risposta istituzionale chiarificatrice se non quella che propone ancora il Ministero della Cultura ad una sua pagina specifica relativa al Museo Teatino di Villa Frigerj, quella che invita il visitatore alla “contemplazione del famoso Guerriero di Capestrano, un capolavoro artistico del VI secolo a. C.”.
La verità anche per questioni così lontane dal quotidiano, dai grandi interessi economici e politici, da tutte le frenesie sociali e culturali correnti e forse anche trascurabili come queste [ma non lo sono affatto], la verità, dunque, rimane puntualmente impigliata ed incastrata in qualche luogo recondito.
Per essere più precisi, la verità rimane sempre imprigionata nel ruvido mondo del potere oscuro e sempre per motivi misteriosi, con buona pace del solito popolo distaccato, asservito e sottomesso che tralascia e dimentica; ma nell’invito del Ministero della Cultura, comunque, all’attento visitatore non potrà mai sfuggire, nella contemplazione, quella maschera che cela il volto pietrificato di una verità impossibile.
Nando Marinucci
Nuovi Tempi



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