Da Vado di Focina al Belvedere della Catena Montuosa del Gran Sasso
Chieti, 7 luglio 2025. L’escursione si trova nel territorio di Villa Celiera (PE), nella riserva regionale Voltigno -Valle d’Angri ed è all’interno del Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Il caldo mi ha fatto scegliere il bosco, per ripararsi dal sole e dall’afa. Parcheggiata la vettura al Vado di Focina (1383 m), io mia figlia Veronica e l’amico Marco, avevamo in programma di fare il sentiero VTC 2a per LA ZINGARELLA (1542m). (VTC è sinonimo di Voltigno Trail Centre).
L’avevo esplorato ed ero rimasto entusiasta di questo sentiero, per la pulizia, per la segnaletica e per il bosco, se c’è l’alta temperatura. Iniziamo a camminare nella Valle o Piana del Voltigno, per circa dieci minuti, sino ad arrivare ad una tabella segnavia direzionale (1363m), che emergeva appena dal terreno, quindi quasi non visibile e non leggibile. Dopo aver vagato per il crinale, infastiditi dai ginepri pungenti, senza essere facilitati da un ometto, un bastone, un nastro, una roccia colorata e neppure da una traccia umana o di fauna selvatica, abbiamo deciso di tornare indietro.
Comunque, è rimasto indimenticabile nei nostri occhi, la bellezza di un solitario giglio di San Giovanni di colore rosso-arancione, circondato dai rami spinosi del verde ginepro, che ci ha calmati e ci ha ricordato come è bella la natura. Questo giglio è legato a diverse simbologie, tra cui la celebrazione della vita, della fertilità e del rinnovamento, ma anche alla figura di San Giovanni e alla leggenda delle streghe. Prendiamo la segnaletica bianco/rossa 279 – VTC1 per il rifugio ricotta.
Il percorso è un continuo saliscendi su una carrareccia, in una bellissima faggeta. In qualche radura soleggiata, l’erba alta, la vegetazione invasiva con il Verbasco (Verbascum thapsus), definita anche “Tasso barbasso”, hanno quasi nascosto la traccia. Abbiamo dovuto scavalcare un tronco che bloccava la strada sterrata … Poco male ho pensato, perché in questo modo le vetture e le due ruote devono fermarsi! Seguitiamo a camminare e raggiungiamo un BELVEDERE (1527 m), che è la più bella posizione per osservare e godere il panorama fantastico, della CATENA MONTUOSA DEL GRAN SASSO. L’occhio non si stanca di contemplare le vette di questa catena: il Monte Camicia (2564 m) e il monte Prena (2561 m), che si possono quasi toccare, collegati dal Vado di Ferruccio (m 2245 m).
Il sentiero del centenario che inizia da Vado di Corno (1924m) – il Monte Brancastello (2385 m) – le Torri di Casanova (2362 m) – il Monte Infornace (2469) e … il Corno Grande (2912 m), la più elevata cima del massiccio del Gran Sasso e degli Appennini. Era coperto da nuvole basse che ogni tanto si alzavano, per darci la possibilità di essere fotografato. La Piana di Campo Imperatore, soprannominata il “Piccolo Tibet” d’Italia, ci offriva l’immensità e la bellezza di questa immagine. Consumato l’immancabile panino in questo terrazzo naturale, torniamo indietro soffrendo una temperatura insopportabile. Incontriamo quattro escursionisti di Genova, i quali avevano intenzione di fare il sentiero Zingarella ma, ci hanno rinunciato per gli stessi nostri motivi…
Per raggiungere la vettura, abbiamo percorso UNDICI chilometri, con un dislivello di +/- 400 m, con difficoltà E (escursionismo), in quattro ore e diciotto minuti.
Luciano Pellegrini



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