Crescita o sacrifici dei diritti per il nostro mondo
Qualche giorno fa, al Politecnico di Milano, Mario Draghi ha lanciato il suo classico messaggio politico, molto preciso, e che si ripete, ormai, da un po’ di tempo a questa parte: “senza crescita l’Italia e l’Europa non hanno futuro”.
Ci racconta, in poche parole, che adesso servono scelte coraggiose perché l’economia non cresce, altrimenti sono dolori. I governi saranno costretti a sacrificare pensioni, welfare, sanità e via via dicendo con tutte le altre bellezze sociali che conosciamo e che già stiamo vivendo.
Secondo Draghi bisogna investire su lavoro, innovazione, formazione, competitività e sui giovani, e, manco a dirlo, bisogna rompere le nostre regole rigide perché in altre parti del mondo si corre: o torniamo a crescere o torniamo a crescere. Il messaggio indirizzato agli alti decisori politici è fin troppo chiaro, ma si capisce facilmente che l’obiettivo ultimo di questo discorso e di questo preciso messaggio rimane sempre e solo il popolo che lavora.
Un popolo che adesso deve accelerare e che deve produrre più ricchezza per quegli innominabili creditori che adesso sono particolarmente voraci.
Ecco, un certo popolo qualche tempo fa, e parliamo degli anni dei lumi e dei grandi sconvolgimenti epocali, ebbe la forza ed il coraggio di una rivoluzione che ci liberò definitivamente dalle antiche schiavitù.
Un popolo che tempo e modernità sta trasformando radicalmente; un popolo che ha perso quel vigore e quell’audacia antica, e che adesso, lentamente, sta perdendo anche quelle libertà tanto preziose e care alle nostre democrazie, addirittura, svendendo emancipazioni e riscatti conquistati alle comode o psicopatiche egolatrie.
Rivoluzioni impossibili e futuro ormai segnato, così sembrerebbe, per il popolo di questo tempo.
NM



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