Addio a Gino Paoli, il cantautore nato a Monfalcone, genovese di adozione, scomparso a 91 anni. La sua morte chiude una stagione irripetibile della canzone italiana, quella dei grandi autori capaci di fondere poesia e musica con naturalezza disarmante. Ma accanto ai capitoli più noti — da Il cielo in una stanza a Sapore di sale — esiste una storia meno raccontata, che lega il cantautore ligure all’Abruzzo e, in particolare, a Roseto degli Abruzzi di cui ha contribuito a promuovere l’immagine nel secolo scorso quando non era ancora un cantautore affermato. Nel 2017 alla vigilia di un concerto a Vasto ebbe a dire: «Mi piace l’Abruzzo e soprattutto mi piace la sua gente per il legame che ha con il territorio. Gli abruzzesi hanno un forte senso di appartenenza, e lo dico apprezzando molto questa qualità. Sono persone che non gettano la spugna che si distinguono per l’attaccamento alla loro terra in maniera assai particolare. Anche per questo ho voluto assolutamente dare il mio contributo per la maratona jazz organizzata due anni fa a L’Aquila, nei luoghi e per le vie del centro storico duramente colpiti dal sisma». Nel suo passato anche un’esperienza in parlamento.
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