Toh, chi si rivede: il senatore Fabrizio Di Stefano. Ha partecipato all’incontro a sostegno del candidato sindaco della Lega a Chieti, Mario Colantonio. Tema: “Cinque anni di amministrazione Ferrara: cronaca di un fallimento”, il titolo dell’iniziativa promossa dai gruppi consiliari di Lega e Azione Politica al Comune di Chieti. I dirigenti della Lega hanno attaccato Ferrara e la giunta su tutto il lavoro svolto (e non svolto) negli ultimi cinque anni. Ma Di Stefano ha calato l’asso, quello della teatinità. Nel 2021 – lui originario di Tollo – gli fu fatale. Fu uno degli elementi che lo portarono a perdere il ballottaggio con Diego Ferrara. Da qui la sortita. “Io da tollese non potevo fare il sindaco di Chieti”, ha detto, “e per questo fui massacrato nel 2021. Mi dite perché la stessa cosa non vale anche per Giovanni Legnini che è di Roccamontepiano dove ha già fatto anche il sindaco?”. E poi: “La realtà è che se sei di destra devi dimostrare appartenenza e requisiti impeccabili, se sei di sinistra questi criteri sembrano diventare opzionali. È una doppia morale che i cittadini vedono e giudicano. Vorrei anche ricordare che, chi oggi si propone alla guida del centrosinistra, ha già avuto ruoli importanti in città. Eppure una delle iniziative più annunciate, il rilancio dell’ex ospedale militare, è rimasta ferma. Doveva diventare il cuore pulsante della città, ma è ancora tutto bloccato, con progetti incompiuti e risorse non utilizzate”. Di Stefano ha omesso di raccontare che nel 2021 la sua candidatura non è stata premiata anche perché il centrodestra si è presentato spaccato al volo. Proprio come adesso
Sito di informazione quotidiana: politica, cronaca, economia, ambiente, sport, piccoli Comuni, editoriali e rubriche



Altre Notizie
Celano Progressista sfida il sindaco Santilli su taglio dell’Irpef, sanità e sicurezza
Lunedì sera consiglio comunale a Martinsicuro con il riconoscimento dei debiti fuori bilancio
Il Psi dell’Aquila mette in campo le idee per la città a un anno dal voto