Alessandro Carbone, classe 1980, laureato in Economia aziendale, è figlio dell’ex assessore Giovanna Calignano, ex consigliere comunale, è un consulente finanziario. Si è messo a capo di alcune liste civiche per tentare la scalata alla poltrona di sindaco di Chieti. Dieci domande e dieci risposte sulla campagna elettorale e per capire la visione della città del futuro.
Candidato sindaco Carbone, quale sarebbe la prima delibera che proporrebbe in giunta qualora dovesse essere eletto sindaco?
“Proporrei una delibera che metta insieme tre priorità: trasparenza, servizi efficienti e decoro urbano. In pratica, partirei dall’attivazione di una piattaforma digitale semplice e accessibile a tutti, dove i cittadini possano vedere in modo chiaro come vengono spesi i soldi pubblici, ma anche inviare segnalazioni su problemi concreti come buche, illuminazione o rifiuti, con tempi di risposta certi e verificabili.
Allo stesso tempo, inserirei un piano straordinario di manutenzione di 90 giorni, per intervenire subito sulle criticità più evidenti della città: strade dissestate, scarsa illuminazione e pulizia urbana. Questo serve a dare un segnale immediato di cambiamento, visibile e tangibile.
Infine, accompagnerei tutto con una revisione delle spese comunali, andando a tagliare quelle non essenziali e reindirizzando le risorse verso i servizi davvero utili ai cittadini.
In sintesi, una delibera unica che non sia solo un atto amministrativo, ma un impegno preciso: rendere il Comune più trasparente, più rapido nelle risposte e più attento alla qualità della vita quotidiana”.
Il traffico nella parte alta della città, come risolverebbe il problema?
“Il traffico nella parte alta della città non si risolve con una sola misura, ma con un piano integrato e realistico. Nel breve periodo interverremo subito sulla gestione dei flussi: revisione dei sensi di marcia, ottimizzazione dei semafori intelligenti e creazione di parcheggi di scambio per evitare che troppe auto entrino nelle zone più congestionate.
Parallelamente, potenzieremo il trasporto pubblico, aumentando frequenza e puntualità soprattutto nelle ore di punta, così da renderlo una vera alternativa all’auto privata. Introdurremo anche navette dedicate per collegare i quartieri collinari con i principali nodi di trasporto.
Ma soprattutto, lavoreremo con i cittadini: ogni intervento sarà condiviso e monitorato, perché l’obiettivo non è solo ridurre il traffico, ma migliorare concretamente la qualità della vita in tutta la zona alta della città”.
I problemi internazionali avranno riflessi sul voto cittadino?
“I problemi internazionali possono influenzare il voto dei cittadini, spesso più di quanto sembri.
Prima di tutto, crisi globali come guerre, tensioni geopolitiche o crisi economiche (per esempio il conflitto legato alla Guerra in Ucraina) hanno effetti diretti sulla vita quotidiana: aumento dei prezzi dell’energia, inflazione, sicurezza. Quando le persone percepiscono un peggioramento delle condizioni di vita, tendono a votare in base a chi ritengono più capace di gestire queste crisi.
C’è poi il tema della sicurezza e dell’immigrazione. Eventi internazionali possono aumentare i flussi migratori o la percezione di insicurezza, e questo spesso sposta il voto verso partiti che promettono controllo e stabilità.
Anche l’economia globale gioca un ruolo importante: decisioni prese da organismi come il Fondo Monetario Internazionale o crisi finanziarie internazionali influenzano lavoro, stipendi e tasse. Quando l’economia va male, gli elettori tendono a punire chi governa.
Infine, c’è un aspetto più “psicologico”: in periodi di instabilità internazionale, molti cittadini cercano leadership forti o cambiamento, mentre in momenti di stabilità preferiscono continuità.
In sintesi: sì, i problemi internazionali si riflettono eccome sul voto locale, perché finiscono per incidere direttamente sulla vita quotidiana e sulle priorità degli elettori”.
Come gestirebbe il rapporto con l’università?
“Considererei il rapporto tra università e imprese un asse centrale dello sviluppo della città, perché è lì che si crea occupazione qualificata e si evita la fuga dei giovani talenti.
Il mio obiettivo sarebbe costruire un sistema stabile di collaborazione tra ateneo e il tessuto produttivo locale, mettendo il Comune nel ruolo di facilitatore e ponte.
In concreto, lavorerei su tre linee principali.
1. Formazione collegata al lavoro
Rafforzerei tirocini e apprendistati di qualità, costruiti insieme alle imprese, così che gli studenti non facciano esperienze simboliche ma percorsi utili e coerenti con le esigenze reali del mercato del lavoro.
2. Ricerca e innovazione condivisa
Promuoverei progetti congiunti tra università e aziende: laboratori comuni, sviluppo di brevetti, trasferimento tecnologico. In questo senso, strumenti europei come Horizon Europe possono essere decisivi per finanziare innovazione e collaborazione.
3. Startup e nuove imprese
Sosterrei incubatori universitari e la nascita di startup innovative, facilitando l’accesso a spazi, fondi e networking tra giovani ricercatori e mondo produttivo.
Il punto chiave è questo: l’università non deve essere separata dall’economia reale, e le imprese non devono essere solo utilizzatrici di competenze già formate. Devono crescere insieme, in un ecosistema in cui il sapere diventa innovazione e l’innovazione diventa lavoro.
In sintesi, il mio impegno sarebbe trasformare la città in un luogo dove università e imprese non si incontrano occasionalmente, ma collaborano ogni giorno per generare sviluppo, occupazione e futuro per i giovani”.
Che cosa farebbe contro lo spopolamento?
“Agirei su più fronti, perché il problema non si risolve con una sola misura ma con un “ecosistema” che renda la città di nuovo attrattiva per giovani, famiglie e imprese.
Prima di tutto lavorerei sul lavoro e sulle opportunità economiche. Chieti perde residenti soprattutto perché i giovani vanno via per studiare o lavorare e spesso non tornano. Creerei quindi un piano di attrazione per imprese e startup, con incentivi per chi assume under 35, spazi di coworking comunali a canone simbolico e una zona economica locale semplificata per nuove attività. In parallelo rafforzerei il collegamento tra università e imprese del territorio, così da trattenere i laureati.
Secondo punto: casa e costo della vita. Molti comuni si svuotano perché vivere costa troppo rispetto alle opportunità. Interverrei sul recupero degli immobili sfitti nel centro storico di Chieti con affitti calmierati per giovani coppie e studenti, e programmi di riqualificazione energetica per abbassare le spese delle famiglie.
Terzo: servizi e qualità della vita. Una città si ripopola se è comoda da vivere. Investirei su trasporti locali più efficienti, servizi digitali comunali rapidi, asili nido accessibili e spazi pubblici curati. Anche cultura e sport sono fondamentali: eventi continuativi, non solo estivi, e il rilancio di teatri, biblioteche e centri giovanili.
Infine, lavorerei sull’identità e attrattività della città. Chieti ha una posizione strategica tra mare e montagna e un patrimonio storico importante: andrebbe promossa meglio come luogo dove studiare, lavorare e vivere bene. Turismo culturale e universitario possono diventare leve economiche reali.
In sintesi, l’obiettivo sarebbe trasformare Chieti da città di “partenza” a città di “scelta”, rendendola competitiva su lavoro, servizi e qualità della vita”.
A che cosa imputa il degrado degli ultimi decenni?
“Il degrado degli ultimi decenni è dipeso da un mancanza di lungimiranza della classe politica e purtroppo i partiti dei due principali schieramenti contrapposti ripropongono la stessa classe politica che ha portato questa città al declino”.
Che cosa farebbe per rilanciare Chieti alta?
“Per la parte alta della città abbiamo proposto di sviluppare un forte collegamento con il settore della moda attraverso l’organizzazione di grandi eventi, capaci di attirare attenzione, investimenti e pubblico anche da fuori città. L’idea è quella di valorizzare questa area rendendola un punto di riferimento per iniziative legate alla Fashion Week, sfilate, esposizioni e appuntamenti culturali connessi al mondo del fashion.
In questo modo si punta non solo a rilanciare l’immagine urbana, ma anche a favorire la crescita economica del territorio, creando nuove opportunità per attività commerciali, artigiani e giovani professionisti del settore. L’obiettivo finale è trasformare la parte alta della città in uno spazio dinamico e riconoscibile, in cui moda, cultura e innovazione possano incontrarsi e rafforzarsi reciprocamente”.
Eventualmente, quando annuncerà la composizione della nuova giunta e chi ci vorrebbe dentro?
“La nomina arriverà in tempi brevissimi per iniziare subito a lavorare sulle problematiche della città. All’interno della giunta vorremmo inserire persone competenti che mettano al servizio la loro professionalità, in modo da garantire decisioni efficaci e orientate ai risultati. In particolare, riteniamo importante la presenza di figure con conoscenze nell’ambito economico, urbanistico, sociale e culturale, così da poter affrontare in modo equilibrato le diverse esigenze della città, ma soprattutto persone che dedichino anima e corpo a questa città
Chi voterebbe tra gli altri candidati?
“Sono sincero: non voterei nessuno dei miei avversari politici perché non mi sentirei rappresentato nella maniera più assoluta ne’ dalle loro figure ne’ tantomeno dai raggruppamenti politici che vogliono interpretare, questo non è cambiamento, ma un copia e incolla del passato”.
Quali sono i problemi incontrati nella composizione delle liste?
“Non abbiamo avuto grosse difficoltà perché le persone sono stanche di questa classe politica e rappresentando un raggruppamento civico devo dire che c’è tanto entusiasmo intorno al nostro progetto”.



Altre Notizie
A Pescara il 20 maggio partiranno i lavori di rifacimento della Riviera Nord
Il Giro d’Italia saluta l’Abruzzo: via da Chieti tra cielo nuvoloso, bagno di fola e proteste neroverdi
Migliaia di persone per le strade: Chieti paralizza dalla partenza dell’ottava tappa del Giro d’Italia da piazza San Giustino