La comunicazione non è il forte del candidato sindaco di Chieti Giancarlo Cascini. La comunicazione visiva più che altro. “Tanto per dare un dolore ai miei ammiratori comunico che non vedranno la mia foto sui manifesti elettorali 6×3. Mi dispiace: non ce l’ho fatta. A parte l’artificiosità che c’è dietro”, sostiene il candidato sindaco di Chieti Bene Comune, “provare cinquanta pose e poi scegliere quella che sembra proprio spontanea, è che vedermi davanti un faccione, mentre giro l’angolo di strada preso nei miei pensieri, mi ha sempre dato un senso di aggressività.
Ma che modi sono. Tuttavia, il punto è un altro: funziona? “. E poi: “Il candidato tipo entra in uno stato di perenne affabilità e in una postura di empatia che è del tutto sincera: lui vuole davvero bene a tutti quelli che incontra. Per cui parla (ascolta, un po’ meno), vuole che assolutamente arrivi il suo messaggio positivo e propositivo che crede imperdibile ed interessantissimo quando, in verità, spesso non è altro che una elencazione di problemi, sempre i soliti, magari quelli che lui stesso ha lasciato irrisolti, conditi con ieratici ‘bisogna’, ‘è necessario’ e ‘dovremo’ (solo i più arditi azzardano dei ‘faremo’). E, anche qui, la stessa domanda: ma funziona?”. Alla base c’è il rapporto tra candidato ed elettore. “È un momento magico di positività collettiva e, se le campagne elettorali durassero cinque anni, avremmo risolto tutti i nostri problemi.
Sì, ricominciare, con rinnovato entusiasmo, scordando il passato e mettendo da parte le incongruenze.
Perché, se la memoria e la logica non fossero temporaneamente disattivate, sai che tristezza. E qui vengono in aiuto certi giornalisti, auto iscritti, da subito, in apposite liste di prostrazione.
Un’altra cosa che mi colpisce sono le mega adunate dove trovi tutti ma proprio tutti.
Molti li conosci, li conosci bene, sai come la pensano e cosa dicevano fino a poche settimane prima. Poi, arriva il candidato superstar e li vedi tutti lì a sorridere e stringere mani. E, non dimentichiamo, sempre con tanta voglia di ricominciare”. Infine l’amara considerazione dell’ex M5S. “C’è un fatto. Molti non votano più. Ne sto incontrando tanti. Non tutti sono innocenti ma per la stragrande maggioranza hanno ragione. Le loro difficoltà quotidiane li costringono a restare attaccati al buon senso e, come me, non ce la fanno più a sentirsi raccontare cose da fare domani che andavano fatte ieri. Per cui provo a dare loro delle spiegazioni”.



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