E’ abruzzese uno dei personaggi chiave dell’inchiesta della Procura di Milano sul mondo del calcio. Teramano per la precisione. Si chiama Daniele Paterna, 38 anni, informatore medico, arbitro iscritto alla locale sezione Aia. E’ arrivato a dirigere fino alla serie A. Una buona carriera terminata nell’estate del 2023 quando è stato dismesso e ha fatto domanda per passare alla Var. Secondo la ricostruzione fatta nel corso dell’indagine è l’Avar all’interno della sala di Lissone che avrebbe cambiato idea su un rigore da concedere all’Udinese (decisivo ai fini del risultato, 1-0 gol di Thauvin dal dischetto) nella partita di serie A contro il Parma del primo marzo 2025. Sarebbe uno degli episodi contestati a Rocchi, indagato per frode sportiva.
Paterna sarebbe stato titubante nel valutare un’azione: «Non mi sembra fuori dalla sagoma, guarda la posizione del braccio, mi sembra sul corpo». Insomma, l’orientamento sembra quello di soprassedere e non “chiamare” la possibilità del penalty. Poi qualcosa sarebbe cambiato.
Paterna si sarebbe voltato e guardato qualcuno “fuori campo”. Non si vede chi è, ma si vede nitidamente il labiale dell’Avar: «È rigore?», la “domanda” posta da Paterna all’interlocutore fuori campo.
Evidentemente la risposta è affermativa. Perché subito dopo l’interpretazione cambia. E il messaggio all’arbitro in campo, Maresca, è il seguente: «Un attimo Fabio, controllo l’App. È possibile calcio di rigore, ti consiglio l’on field review». E il “richiamato” Maresca fischia il rigore. Il personaggio fuori campo sarebbe Gianluca Rocchi, il designatore sul quale pende un invito a comparire. Rocchi, così come Gervasoni, si è autosospeso.
Paterna sarebbe stato interrogato e, dal momento che sarebbe caduto in contraddizione e secondo la Procura avrebbe avuto un atteggiamento reticente sarebbe finito sul registro degli indagati per falsa testimonianza. Condizionale d’obbligo per un’inchiesta i cui sviluppi sono inimmaginabili e comunque destinati a scuotere il mondo del calcio.



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