Qualche sassolino dalla scarpa se l’è tolto. L’ha indirizzato verso la politica, in particolare il nemico di sempre Claudio Lotito, presidente della Lazio nonché senatore di Forza Italia; e poi verso le varie componenti che hanno osteggiato le riforme. “Non sono stato costretto a dimettermi, nella maniera più assoluta, ma è stato giusto. Non ritengo però di aver fallito“. Così Gabriele Gravina, numero uno dimissionario della Federcalcio, ospite a Otto e mezzo su La7 sulle sue dimissioni da presidente della FIGC arrivate all’indomani della sconfitta dell’Italia nella finale dei play-off Mondiali contro la Bosnia che ha sancito la terza esclusione consecutiva degli azzurri dalla rassegna iridata. “E’ stata una mia scelta personale. Avevo assunto un impegno verso tutti i tifosi italiani di andare ai mondiali e purtroppo non ho mantenuto fede a questo impegno. E’ stato giusto dimettersi”, ha detto l’ex presidente del Castel di Sangro. “Non sono propenso a subire pressioni, ragiono con la mia testa e la mia lucidità. E’ stato un atto di responsabilità verso la federazione, c’erano isterie istituzionali di ogni genere, era bene non sovraesporre la FIGC. Ma non ritengo di aver fallito. Se legato a piccoli episodi legati al campo, certo, ho fallito, ma se vogliamo parlare dell’attività in tutte le sue forme e nei progetti realizzati, la nostra federazione è tra le più apprezzate in Europa“.
E poi: “Il ripescaggio dell’Italia ai Mondiali mi sembra un’idea fantasiosa e vergognosa”. Con chiosa finale: “Si sta negoziando sulla passione dei tifosi italiani, che sono gli unici a meritare di andare ai Mondiali”, ha concluso. Tirato per la giacca dalla conduttrice Gruber sul suo pensiero politico ha detto di essere un uomo di centro moderato che guarda a sinistra.



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