Per parlare di San Tommaso Apostolo, bisognerebbe essere un cronista di duemila anni fa, o almeno avere il talento dell’ortonese Giovan Battista De Lectis, autore, nel 1577, della “Vita del glorioso Apostolo di Christo san Tomaso, con la traslazione & i miracoli in esso, per virtù di Iddio, operati “. Tale racconto, è affascinante e suggestivo, ma, in assenza di documenti scritti, non è “storico”; e allora bisogna fidarsi di una tradizione, consolidata, e, quindi non assimilabile a pura leggenda, che colloca il martirio dell’Apostolo al tre luglio del 72 d.C., sulla costa orientale dell’India, nell’odierna Chennai, sobborgo di Meliapour (Madras).
Negli atti, pubblicati nel 1988, della ricognizione scientifica delle ossa dell’Apostolo Tommaso – che è stata effettuata negli anni 1984-86 dal prof. Luigi Capasso, e altri docenti dell’Università di Chieti, tra cui il nostro prof. Fulvio Della Loggia – c’è un indizio che potrebbe confermare la circostanza del martirio; infatti, l’individuo “A”, a cui appartengono le ossa esaminate, attribuite a Tommaso, mostrano le tracce di una frattura dell’osso zigomatico destro, provocata da un affilato fendente, poco prima o dopo il decesso…Altri risultati di detta ricognizione, sono del tutto “compatibili” con la figura dell’Apostolo: il sesso maschile del soggetto, la malattia riscontrata, e cioè la spondilite anchilopoietica, tra quelle “professionali” dei pescatori di mestiere; e, infine, l’età alla morte, compresa tra i 50 e 70 anni. Ovviamente, a 2000 anni di distanza, nessuno potrà mai assicurarci con certezza che quelle ossa appartengano allo scheletro dell’Apostolo; ma qui, per i credenti, subentra la fede…e per i cittadini di Ortona, un affetto che si tramanda padre in figlio.
San Tommaso, sarebbe stato, quindi, all’incirca, coetaneo di Gesù. Tra le tante “incredulità” della storia dell’arte, le meno congruenti con tale credibile realtà, sono: quella di Andrea del Verrocchio, a Firenze, in una edicola della chiesa di Orsanmichele, dove Tommaso appare come un giovinetto poco più che adolescente; e, quella ancora più famosa, di Caravaggio, nel museo di Dresda, dove Tommaso è proprio vecchio, e piuttosto malandato.
Giunti all’anno 230 d.C., per sfuggire a persecuzioni religiose, quella sepoltura del 72 d.C.’ che era rimasta a Chennai per 158 anni, fu trasferita, lungo il percorso della via della seta, a Edessa di Mesopotamia, l’odierna Sanljurfa, nella Turchia meridionale. La nuova sepoltura fu ornata con la pietra tombale, di pietra calcedonia, che reca l’immagine, con la didascalia “il Signore Tommaso”, ora sistemata nel pavimento della cripta della nostra Concattedrale. Da particolari iconografici, e osservazioni carattere linguistico del professor Antonio Falcone, si deduce, in maniera inequivocabile, la fattura, mesopotamica – armena, di detta lapide tombale, la sua datazione al terzo secolo d.C., e, di conseguenza, l’originaria dislocazione a Edessa.
Nel timore di persecuzioni religiose, questa volta dei turchi, giunti al 1144 d.C., le ossa di Tommaso, che era rimaste per oltre 900 anni a Edessa, furono traslate nella sua terza tomba, nell’isola di Chios, di fronte alla costa della Turchia, però almeno protette da un braccio di mare.
E qui subentra l’episodio, finalmente storico, del “furto” perpetrato, nel 1258, da “Leone”, quale bottino di guerra, il “tesoro” che, da quell’epoca è racchiuso nella quarta tomba del Santo, e arricchisce Ortona.
In quell’anno 1258, nella guerra commerciale tra Venezia e Genova, alla Città di Ortona fu ordinato, dal re Manfredi, di fornire aiuto a Venezia. E qui riporto testualmente le parole di Giovan Battista De Lectis : “tra sì bella armata ce si ritrovò tre galere (galee) di Ortona, Capitano delle quali un valente uomo timente Dio, LEONE nomato…Stando quindi Leone, con gran devozione avanti al bel sepolcro, una candida mano apparir vide, la quale a Leone cenno faceva come se a chiamar lo volesse”… Ti prego mi voglia far degno a traslatare le Vostre sante reliquie nella mia patria, perciocchè l’apparso segno altro non penso dir voglia”)…Una descrizione fantasiosa, ma espressa in una stupenda forma letteraria…
Da notare che l’aggiunta Acciaiuoli a Leone, è una invenzione postuma, e falsa, per nobilitare con un altisonante cognome fiorentino, il modesto “paròn” di Ortona; ma, ormai come si potrebbe eliminare quel patronimico, in uso da anni, dopo che una via del centro storico, e un prestigioso Istituto scolastico sono stati intitolati a suo nome?
Tutto il resto è noto. L’arrivo a ORTONA delle cassetta delle reliquie il sei settembre 1258, e della pietra tombale, che era una prova sicuramente certa di quella avvenuta asportazione. Però, alcuni cittadini, sicuramente invidiosi, non si fidarono del racconto di Leone, ritenendo le reliquie quelle di un santo qualsiasi. Così, l’anno dopo, indussero la Municipalità a inviare a Bari una delegazione, per interrogare nelle carceri locali, i prigionieri fatti a Chios, che confermarono pienamente la vicenda del “furto”, da parte di marinai di Ortona, nella loro chiesa principale dedicata all’Apostolo; con una testimonianza resa di fronte al notaio Pavone, contenuta nella pergamena, redatta il 22 settembre 1259 che si conserva nella Biblioteca Diocesana di Ortona.
Alla fine del secolo XIV – Papa Bonifacio IX concesse per il giorno 6 settembre l’indulgenza plenaria, a ricordo dell’arrivo a Ortona delle reliquie dell’Apostolo, dando luogo alla festività del Perdono.
Infine, il 7 luglio 1479 – Papa Sisto V , nel confermare l’indulgenza plenaria concessa da papa Bonifacio IX, la spostò dal sei settembre alla prima domenica di maggio, per far coincidere l’evento religioso del “Perdono”, cioè dell’indulgenza plenaria, con quello civile della “Fiera”, concessa per il medesimo periodo dal re Alfonso d’Aragona.
Sempre a proposito di date, va citata un altro episodio. A seguito del Concilio Vaticano II, una Commissione del Vaticano ha proceduto, nel 1969, a una revisione della lista dei santi, alcuni dei quali non sarebbero mai esistiti… (di quella “epurazione” fu vittima perfino San Gennaro, poi “riammesso al culto” a furore di popolo…) In quella sede, in ordine alla scelta di onorare i santi nel giorno della loro ascesa al cielo, e quindi della loro morte, fu deciso di spostare al tre luglio, giorno del suo martirio, la festività di San Tommaso Apostolo, che, invece, era fissata dal IX secolo, al 21 dicembre – data rimasta in vigore fino al 1969, e che ora residua solo nella “Messa tridentina”.
Tuttavia, ormai da secoli, per gli ortonesi, la vera festività di San Tommaso Apostolo ricorre a Perdono, i primi sabato e domenica di maggio.
Vittorio Garzarelli



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