Mai e poi mai avrebbe immaginato di trovarsi in una situazione del genere: nemico a casa sua. Anche se da quando è stato richiamato sulla panchina dello Spezia qualche dubbio lo ha nutrito. Luca D’Angelo, pescarese doc, allenatore dello Spezia sta vivendo una vigilia travagliata. Gli stessi calcoli che fa il Pescara calcio, alla vigilia dell’ultima di campionato, li fa anche lo Spezia, tant’è che è in ritiro per preparare la gara di venerdì dell’Adriatico-Cornacchia. E c’è il rischio che una vittoria possa non servire ad entrambe le squadre. Ecco il tormento del tecnico pescarese, tifoso biancazzurro da sempre, frequentatore della Nord da bambino e oggi allenatore dello Spezia che è la delusione del campionato. Dalla finale play off dell’anno scorso all’ultimo posto in classifica ci sono in mezzo errori strategici, avvicendamenti in panchina e scelte errate. Oltre a tanti soldi, molti di più di quelli spesi dal Delfino.
A Pescara l’hanno (ri)scoperto nel maggio scorso del 2024, quando, dopo aver conquistato la salvezza in B alla guida dello Spezia disse in diretta ai microfoni di Sky: “Da domani andrò al mare nella città più bella del mondo, Pescara!”. Subito idolo Luca D’Angelo, 55 anni da compiere a luglio, professione allenatore di calcio. Ma Luca D’Angelo è un pescarese verace. Di via Aterno, come spesso ama ripetere a chi gli chiede da dove viene. Per quella generazione via Aterno significa essere cresciuto con gli insegnamenti della strada. Papà è morto che Luca era giovane, l’ha cresciuto la mamma con tanti sacrifici. “Mamma Flora ha 87 anni, una donna straordinaria alla quale mi ispiro. Dopo la scomparsa di mio papà Nicola quando io avevo solo 6 anni, lei sostenne grandi sacrifici per me e mio fratello Carmine, non ci fece mancare nulla. Ogni volta che torno a Pescara la vado ovviamente a trovare e, in un colpo solo, distruggo tutti i sacrifici culinari, approfittando degli ottimi piatti che mi cucina”. Ha il diploma di ragioniere, ma aveva in mente di fare il calciatore. “Sono nato”, racconta spesso, “in un quartiere popolare non semplice. Io ero parte di un gruppo molto unito di amici, una cinquantina di persone che tutt’ora continua a sentirsi a distanza di anni. Un’adolescenza tranquilla, mi sono sempre sentito molto protetto”. A Pescara ha cominciato le giovanili. Poi, la Primavera a Chieti. Dal settore giovanile alla prima squadra in C2. Era un mediano, alla Oriali, tanto per intenderci. Di quelli che marcavano il 10 avversario oppure correva anche per il suo 10. Poi, la trasformazione in difensore centrale ispirata da Gianni Balugani. Rapporto viscerale tra i due. Un pomeriggio d’inverno, nel dopo partita di una gara persa all’Angelini, contestazione dei tifosi. La macchina del tecnico viene circondata e lui scende dalla sua Peugeot per andare in aiuto al suo tecnico. Va a Sora. Da lì a Castel di Sangro in B: è uno dei protagonisti della salvezza in B del 1997. Nel dicembre del 1996 vive il dramma dei compagni di squadra Biondi e Di Vincenzo morti in un incidente stradale. Gira diverse squadre. Gioca anche a Giulianova. Si ferma a Rimini dove diventa capitano: conquista una promozione. E lì smette di giocare e inizia a allenare nelle giovanili. Nel frattempo “ho conosciuto mia moglie Grazia al mare a Pescara nel 1999; sono 27 anni che stiamo insieme. Siamo stati fidanzati un anno e poi ci siamo sposati. Mia moglie è un avvocato, una donna forte e fondamentale per me. Ho due splendide figlie: Nicole, che studia Economia e Maria Sole che frequenta la seconda media. Siamo una famiglia felice”. A San Marino, nel 2007, appende le scarpe al chiodo. A Rimini comincia la scalata, dalle giovanili prima e dalla D poi. Subito una promozione in C2. Poi, Caserta, Bassano del Grappa, Andria, Alessandria, Pisa e La Spezia. Il punto di svolta è la finale play off per la serie A persa contro il Monza di Berlusconi. La carriera avrebbe preso tutt’altra piega. E, invece, ancora serie B. La chiamata dallo Spezia: salvezza centrata, missione compiuta. Poi, la squadra in lotta per la promozione, la finale play off persa contro al Cremonese e questa stagione piena di stenti. Oltre ogni aspettativa. Il quartier generale della famiglia è Montesilvano, ma “Pescara è il mio buen ritiro nel quale ritrovo un po’ di tranquillità”. Cinema e libri gli hobby. “Mi piace leggere, a partire dai quotidiani, passando per i libri improntati all’attualità”. A tavola non si fa pregare. “Lasagna e pasta e fagioli” i piatti preferiti. Sostiene di arrabbiarsi pochissimo e di non essere permaloso o rancoroso. “Ma”, ammette, “non sono il massimo della socialità, sono di poche parole, specie se non conosco le persone. Di sicuro sono una persona educata”. Anche pubblicamente non ha mai nascosto una tendenza politica a sinistra. “La mia famiglia proviene da quell’ambiente. Esprimo le mie opinioni nel rispetto di quelle degli altri, ho amici di tutti i fronti”. Lo chiamano Omone, un soprannome coniato a Pisa. Scaramantico fino al midollo osseo. E tifoso dell’Inter. Sfegatato. Con un rimpianto: non aver mai indossato la maglia biancazzurra della squadra della sua città.



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