Il giorno dopo la retrocessione del Pescara in serie C restano la devastazione attorno allo stadio Adriatico-Cornacchia, l’amara realtà di un futuro in serie C e le parole del presidente Daniele Sebastiani piene di rancore e livore verso chi lo contesta. Pescara ultimo in classifica, così come è ultimo nella graduatoria del monteingaggi e così come è stato fanalino di coda della classifica per gran parte della stagione. Appena un campionato in B e poi di nuovo lega Pro: sarà serie C per cinque degli ultimi sei anni. Un segnale di impotenza di una città e di una regione di serie C, calcisticamente parlando. Che poi per pubblico allo stadio sia nella top ten è un altro discorso che in passato veniva utilizzato da Sebastiani e ora non più. Già, il presidente. Vittorie e sconfitte partono dal lavoro della società. Sembra ieri che in estate all’unisono tutti dicevano squadra impresentabile per la B; e lui – Daniele Sebastiani _ a magnificare l’organico allestito dal ds Pasquale Foggia. Addirittura a parlare di qualcosa più della semplice salvezza dopo il 4-0 rifilato all’Empoli, a settembre. Sempre con il megafono aperto della corte dei miracoli. Invece, la squadra non era all’altezza. Il ds stizzito per ogni parola proferita da Delli Carri aveva sbagliato gran parte di quello che poteva sbagliare. Poi, a gennaio, un barlume di lucidità con l’arrivo di qualche giocatore di categoria più Insigne in coincidenza con la vendita di Dagasso al Venezia. Già Insigne: prima la favola del romantico ritorno in biancazzurro per salvare la squadra dell’amico Marco Verratti e poi il plotone di esecuzione dopo il rigore non calciato a Padova. Un mese prima aveva fatto lo stesso con Di Nardo contro la Sampdoria ed era passato come un gesto di altruismo. All’Euganeo no, solo perché Russo ha sbagliato. Vai alla fucilazione di Insigne a cui non basta giurare amore alla maglia biancazzurra prima dell’ultima di campionato. Fischi e contestazione anche per lui!

Sedici punti persi negli ultimi dieci minuti da situazioni vantaggio, gran parte dei quali con la gestione Gorgone. Sì, il Pescara ha pagato anche lo scotto dell’inesperienza (in B) del tecnico romano. E lo ha pagato a caro prezzo. A proposito del rigore di Padova: in panchina e per quello che accade in campo, comanda l’allenatore e ne risponde. Per non parlare del presidente (negli ultimi mesi in panchina perché gli è sempre piaciuto) e della sua corte dei miracoli. Un’infinità di gol presi, senza porre rimedio alle falle. Magari immaginando che fosse colpa di Brosco, retrocesso in D a Foggia. Infine, a gran richiesta il leit motiv: pronto a vendere. Saranno settimane di cordate, trattative e operazioni segrete. Poi, però, Daniele Sebastiani difficilmente troverà uno che è meglio di lui. Finora, non ci è riuscito. E fin quando ci sarà questa società difficilmente emergerà. E Verratti? Già il socio nonché comproprietario Marco Verratti, che ruolo sta recitando nella telenovela pescarese? La verità è che ai cosiddetti poteri forti di Pescara, imprenditori facoltosi e quant’altro in città, sta bene che il calcio lo faccia Sebastiani. Perché prendersi la rogna della gestione della squadra di calcio?



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