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Le spine di Marsilio alla Regione e l'azione controvento del centrodestra alla vigilia delle amministrative

Marco Marsilio e Paolo Gatti (FdI)

Le spine di Marsilio alla Regione e l’azione controvento del centrodestra alla vigilia delle amministrative

Non è un buon momento per Marco Marsilio, il presidente della giunta regionale al secondo mandato. Non lo è, decisamente. Sono tante le spine che agitano il suo percorso politico e amministrativo. Altrimenti non si spiegherebbe la necessità di scrivere una lettera la presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Lui che è amico della prima ora di Giorgia Meloni, fondatrice di Fratelli d’Italia, avrebbe potuto parlare con la premier per aumentare la dotazione a favore della sanità abruzzese. Che è poi lo stesso comparto che Marsilio loda in ogni intervento pubblico smentendo le minoranze alla Regione e le lamentele dei cittadini alle prese con l’attività di base e con le file agli ospedali. Una contraddizione che emerge chiaramente. Non è un buon momento perché il sondaggio per il gradimento dei presidenti di Regione lo vede in discesa. Non ha più grande appeal nella gente. Un’altra spina è la riforma della legge elettorale. Non decolla l’iter perché anche all’interno della maggioranza di centrodestra manca la compattezza attorno a questo provvedimento caldeggiato in prima persona dal Governatore. Martedì gli hanno fatto mancare il numero legale e l’argomento in consiglio è stato rinviato. Una figuraccia. E poi si tratta di allargare la giunta regionale da sei a nove assessori con tutto ciò che ne consegue per il consiglio tra chi esce e chi entra. Mica facile mettere d’accordo tutta quella gente e chi non ci “guadagna” si mette di traverso. Sospiri sgomita: vuole diventare assessore. E comunque reclama maggiore attenzione per la fascia costiera. Per non parlare dei problemi interni alla Lega che rischiano di riversarsi sull’attività amministrativa. Con la stessa Lega che è fuori dalla coalizione di centrodestra in diversi comuni in cui si voterà il 24 e il 25 maggio.  E poi c’è l’Arap. I carrozzoni che mangiano soldi e non producono. E a un certo punto dell’attività politica esiste il vento: prima spirava a favore, ora contro. Un po’ come la Meloni a Palazzo Chigi. Molte spine non pungono perché resiste la politica assistenzialista. Qualche finanziamento a iniziative editoriali e certe voci vengono se non silenziate, magari mitigate. Il presidente Marsilio ha (ancora) il buon vento della gran parte dei mass media. Serve a non far deflagrare i problemi. Magari la protesta che va in un articolo in un giorno, senza vento buono può diventare una pagina ripetuta per una settimana. E sono dolori nell’opinione pubblica. Le spine, però, restano. E alla lunga finiscono per pungere.

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