Migliaia di abruzzesi sulle strade del Giro d’Italia solo per veder passare la carovana rosa. Oppure per assistere all’arrivo sul Blockhaus. Uno spettacolo. Nel corso degli anni il rapporto tra l’Abruzzo e il Giro si consolida al punto da ospitare due grandi partenze. La prima, nel 2001, con il prologo a cronometro Montesilvano Marina-Pescara vinto da Rik Verbrugghe. Il corridore belga si aggiudica la mini frazione inaugurale dell’84ª edizione, sulla distanza di 7,6 chilometri, con la media di velocità record di 58,874 km/h, tutt’ora imbattuta in un prologo. La grande partenza di 24 anni fa prosegue con la Giulianova-Francavilla al Mare del 20 maggio (vittoria in volata di Ellis Rastelli) e il via da Fossacesia, dove è nato l’indimenticato Alessandro Fantini, del giorno seguente. La seconda grande partenza dall’Abruzzo è del 2023. Nel suggestivo scenario della Costa dei Trabocchi, proposto dalle immagini televisive in tutto il mondo, il campione belga Remco Evenepoel vince la cronometro Fossacesia Marina-Ortona il 6 maggio di tre anni fa. Il giorno dopo la Teramo-San Salvo va a Jonathan Milan (primo anche l’anno scorso a Francavilla al Mare), mentre l’8 maggio è Vasto a dare il via alla terza frazione. L’edizione 106 del Giro fa tappa in Abruzzo anche il 12 maggio 2023, dove a Campo Imperatore c’è la firma di Davide Bais.
È il 31 maggio 1967. Eddy Merckx, nell’anno del debutto al Giro d’Italia, vince in Abruzzo la sua prima tappa alla Corsa Rosa. Merckx, che già aveva nel suo palmares due Milano-Sanremo, scatta all’ultimo chilometro della salita del Blockhaus (dove il Giro arriva per la prima volta) e dà il via alla leggenda del Cannibale. Il ciclista belga, all’epoca 21enne, con un’azione prepotente e decisa vince con 10 secondi su Italo Zilioli. In quell’anno Merckx si aggiudica anche il titolo mondiale, a Heerlen, nei Paesi Bassi. Il primo ad andare a caccia della tappa del Blockhaus del ’67 è Vito Taccone, il Camoscio d’Abruzzo, che nonostante l’incitamento dei suoi conterranei viene ripreso a 13 chilometri dal traguardo.
Tra i ricordi indelebili legati all’Abruzzo c’è il trionfo di Marco Pantani a Campo Imperatore il 22 maggio 1999. Un giorno che ha fatto la storia del ciclismo. Quel giorno di 26 anni fa Pantani scrisse sul Gran Sasso una delle pagine più belle della sua carriera e della storia del Giro d’Italia. Un’impresa che ancora oggi scalda i cuori degli appassionati di ciclismo e di tutti quelli che amano il Pirata di Cesenatico, prematuramente scomparso nel 2004 all’età di 34 anni. La Corsa Rosa prende il via da Pescara (il giorno prima c’era stato l’arrivo a Lanciano), per l’ottava frazione, ed è pronta ad affrontare il primo esame duro, la scalata fino ai 2.130 metri di Campo Imperatore. Piove, fa freddo e ai lati della strada che conduce in vetta ci sono due muri di neve. A meno di tre chilometri da Campo Imperatore la tappa si infiamma. Lo spagnolo Josè Maria Jimenez (anch’egli scomparso nel 2003) prova un allungo, ma Pantani non si fa sorprendere e va dietro a Jimenez con Ivan Gotti. Quest’ultimo fa fatica a reggere il passo del Pirata, che nel tratto più duro (9.3% di pendenza media), a 2 km dalla vetta, lo stacca e si invola in solitaria verso il traguardo tra il tripudio della gente. Il campione di Cesenatico, dopo una tappa epica di più di 7 ore, vince con 23 secondi su Jimenez e 26 sullo svizzero Alex Zulle. Tra gli staccati (a 1’33”) c’è l’abruzzese Danilo Di Luca, trionfatore del Giro nel 2007. Per Pantani arriva anche la maglia rosa, che nella cronometro di Ancona del giorno dopo tornerà momentaneamente sulle spalle del francese Jalabert. Il Giro del 1999 si concluderà in modo amaro per il Pirata, che è costretto a lasciare la corsa prima della partenza della tappa da Madonna di Campiglio per un valore dell’ematocrito superiore al consentito.
In varie occasioni il vincitore finale del Giro d’Italia si è aggiudicato anche la tappa abruzzese. È accaduto l’anno scorso, ai Prati di Tivo, con il campione sloveno Tadej Pogacar. Nelle edizioni precedenti la coincidenza si è ripetuta nel 2022 con l’australiano Jay Hindley, primo sul Blockhaus, e nel 2021 con il colombiano Egan Bernal, trionfatore a Campo Felice davanti a Giulio Ciccone. Andando indietro nel tempo, Carlo Galetti vinse a Teramo e conquistò poi il Giro del 1910; Costante Girardengo vinse a Chieti e fece sua l’edizione del 1923; nel 1924 il colpo doppio lo firmò Giuseppe Enrici (primo a L’Aquila), nel 1927, nel 1928 e nel 1933 Alfredo Binda (a Pescara, Sulmona e Chieti), nel 1934 Learco Guerra (a Teramo), nel 1936 Gino Bartali (all’Aquila), nel 1953 Fausto Coppi (a Roccaraso), nel 1954 Carlo Clerici (all’Aquila), nel 1973 Eddy Merckx (a Lanciano), nel 1980 Bernard Hinault (a Roccaraso) e nel 2006 Ivan Basso (a Passo Lanciano).



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