Il comizio in piazza, il santino elettorale, i manifesti e il porta a porta: nel 2026 come funziona la campagna elettorale? La propaganda come avviene? E’ la stessa di 20-30 anni fa. A Chieti, per esempio, dove prima di Tangentopoli la Dc prendeva il 50-60%. E non mancavano i monolocolore democristiani. Chi non ricorda Domenico Di Fabrizio ras delle preferenze fino al 2010, dipendente della Cassa di Risparmio. Prima democristiano, poi di centrodestra. Una macchina da guerra elettorale. All’epoca non c’erano i social, men che meno i post o le sponsorizzate.

Altri tempi, più genuini, in cui il rapporto era più diretto tra elettore e politico. Non solo candidati, ma anche filosofie di marketing a confronto nella corsa a Palazzo d’Achille. Oggi la campagna elettorale per le comunali si fa diversamente. Ci sono gli addetti stampa, in primis. Quelli che prima fanno volontariato e poi, in caso di vittoria, strappano un posto in Comune nello staff del sindaco. E poi le aziende che si occupano di comunicazione. Sicari e Legnini hanno scelti dei pezzi da novanta: Comin & Partners il centrosinistra e Mirus il centrodestra. Michele Russo, 30 anni di esperienza Made in Abruzzo con clienti in tutta Italia; uno dei quali, il centrodestra abruzzese, è particolarmente affezionato.

E così, a pochi giorni dalle elezioni amministrative del 24 e 25 maggio, le strade di Chieti si trasformano in un laboratorio. Da una parte i big e le tecnologie, dall’altra i manifesti di Amoroso, l’approccio elegante di Carbone e la macchina che gira la città con l’altoparlante per annunciare un appuntamento elettorale o per invitare a votare questo o quell’altro, come fa Mario Colantonio. Che alle spalle ha una famiglia che lo sostiene. Negli spot elettorali la voce del fratello Lorenzo, giornalista, è inconfondibile. Ma la sensazione è che non ci metta solo la voce. Certe iniziative di Mario Colantonio potrebbero essere frutto della fantasia e dell’ingegno del fratello. La partita per la poltrona di sindaco non si gioca più solo su liste e programmi, ma anche sulla capacità dei grandi apparati di comunicazione di plasmare la percezione degli elettori attraverso linguaggi diametralmente opposti. Da una parte l’approccio empatico scelto per Legnini dai romani di Comin & Partners; dall’altra l’estetica alta gamma, dell’avvocato Cristiano Sicari, firmata dalla pescarese Mirus di Michele Russo.

La strategia che accompagna la campagna elettorale di Legnini è una lezione di umanizzazione del leader. Comin & Partners ha scelto di spogliare l’ex vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura della sua corazza istituzionale per restituirlo alla dimensione cittadina attraverso l’immagine dell’abbraccio. A bassa voce, senza polemiche. Con il piglio del leader. È una scelta comunicativa calda, in cui il candidato non guarda l’obiettivo ma si perde nel contatto con l’altro. Addirittura improvvisa un comizio sulla panchina di un parco. Il claim “Chieti può, con Giovanni” utilizza il nome proprio come un ponte emotivo, cercando di trasformare la sua esperienza politica e istituzionale in una forma di protezione rassicurante.
Sul fronte opposto, la strategia di Mirus per Sicari punta sul cambiamento dello status quo e sulla “Voglia di Futuro”. Il noto avvocato teatino viene presentato con un’estetica impeccabile e solare che sembra rompere con la politica d’altri tempi. A volte con aplomb inglese. Il blu profondo e le linee grafiche pulite proiettano l’immagine di un professionista che presta la sua competenza alla gestione della cosa pubblica con la precisione di uno studio legale di successo.

Due visioni che devono però fare i conti con la rottura degli schemi operata dall’estro creativo degli altri candidati sindaci. A cominciare da Mario Colantonio (Lega, Azione politica e Udc), che si presenta come il “sindaco del fare”. C’è un problema? Ci pensa Mario, l’uomo della concretezza.
E poi c’è chi rompe gli schemi: la campagna di Olinto Amoroso, candidato sindaco della civica Rinascita per Chieti. La comunicazione abbandona i toni solenni per abbracciare l’ironia.
Alessandro Carbone è stato il primo a scendere in campo con un polo civico e liberale (Chieti sceglie, Liberali per Chieti, ChietiScaloNoi e Chieti al centro), che punta su una netta discontinuità con il passato e su temi che spaziano dal globale al localissimo. Sulla comunicazione Carbone si avvale di volontari che si sono messi a disposizione gratuitamente. I suoi manifesti hanno un tono istituzionale, sfondo blu, striscia tricolore e loghi delle liste: “Rimettiamo Chieti al centro”, il suo slogan.

Giancarlo Cascini sceglie il contatto fisico, lo preferisce a slogan e manifesti elettorali. Ognuno ha la sua ricetta, le urne diranno quale sarà la soluzione più performante, fermo restante che a meno di sorprese la campagna elettorale proseguirà con il ballottaggio. Curiosità per curiosità, quella di Marco Di Paolo candidato dell’Udc che si fa immortalare mentre affigge i propri manifesti oppure in giro per la città con la macchina tappezzata della sua immagine. Un santino elettorale permanente.



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