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Il Mondiale a 48 squadre è una delusione: finora abbiamo scherzato in attesa delle sfide vere e interessanti

Il Mondiale a 48 squadre è una delusione: finora abbiamo scherzato in attesa delle sfide vere e interessanti

Si può dire che il Mondiale a 48 squadre è una delusione tremenda? Vabbè l’ho detto. Vanno bene le storie e le favole di squadre che rappresentano nazioni che sono delle novità per il mondo del calcio. Va bene l’allargamento degli orizzonti.  Va bene tutto e il contrario di tutto. Ma sul piano tecnico non ci sono grosse novità. Forse troppe partite, alcune inutili. E, soprattutto l’attesa di una scrematura che ridia dignità e interesse alla rassegna iridata. Poi, le polemiche per gli Usa che vietano gli ingressi o i problemi del Messico fanno parte del gioco. Ovunque si disputano le fasi finali dei Mondiali ci sono problemi e con i riflettori dei media puntati sopra emergono più che in altre occasioni. Finita la prima fase si entrerà nel vivo e – si spera – il Mondiale possa decollare. Niente notti magiche, non ci si appassiona più. Alla Rai e a Dazn fanno esercizio di equilibrismo per cercare di “vendere” bene il prodotto a disposizione, ma anche l’assenza dell’Italia ha il suo peso. Notevole. Interessa il giusto e anche meno questo Mondiale americano. E non è solo per colpa dell’assenza degli azzurri. Ad esempio, Mediaset nel 2018 acquisì i diritti tv per il Mondiale in Russia: non solo gli ascolti furono ottimi, ma ci guadagnò pure. Ora è dura. Un tempo i giornali aumentavano le tirature e mandavano inviati. Oggi, i Mondiali spesso finiscono dietro il calciomercato. In Rai hanno riesumato i vecchi campioni del 1982 per fare audience. Hanno fatto venire Falcao dal Brasile. Ma può funzionare una volta, due tre. Poi, stufa. Poi, subentra l’assuefazione. In attesa del pathos delle sfide a eliminazione diretta che possono aggiungere interesse a una manifestazione che il presidente Fifa Infantino ha svilito. Prima era un evento, ora solo un business. Nel frattempo, è il Mondiale del 39enne Leo Messi di cui si è detto e scritto di tutto e di più. Poi, c’è un rigurgito di Cristiano Ronaldo a 41 anni. E poco altro da segnalare, tra cui la Rai che affida la telecronaca di una partita a una giornalista come se fosse un evento nell’epoca in cui il gentil sesso ha invaso tutti i salotti televisivi del mondo del pallone. Storie, curiosità e aneddoti. Tutto bene, ma il calcio? Un po’ di pazienza, finora abbiamo scherzato! (r.c.)

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