Una cortesia, per favore: date un calmante a Daniele Adani. Specialmente quando gioca l’Argentina. Nulla contro la Seleccion campione del mondo. Nulla – anzi ammirazione – per il 39enne Leo Messi a caccia del bis Mondiale che possa dare consistenza al paragone con Diego Armando Maradona. Niente contro gli argentini. Solo che non se ne può più. Sarebbe il caso che qualcuno facesse un bel discorso con l’ex difensore del Brescia: fare l’opinionista televisivo non significa doversi trasformare in un urlatore. Anche perché stride con il ritmo e il passo della prima voce Rai, spesso Alberto Rimedio. Quando gioca l’Argentina, segna Messi o l’Albiceleste fa qualcosa degna di nota comincia a gridare come un invasato. Diventa paonazzo, irriconoscibile. Non si può ascoltare. E’ contro il nostro stile televisivo. E’ contro ogni logica. Comprensibile la volontà di copiare i telecronisti sudamericani, caratteristici appunto perché originali urlatori. Ma qui siamo in Europa. In Italia. E tra l’altro non ci sono gli azzurri in campo.

Ma darebbe fastidio anche con la nostra Nazionale protagonista. E’ proprio che non si può sentire. E’ imbarazzante Daniele Adani quando si mette a urlare per un gol o per una giocata dell’Argentina. C’è chi ascolta le telecronache Rai togliendo l’audio per non sentirlo. C’è chi si affida a Dazn. E c’è chi si sacrifica pur di vedere i Mondiali. Sparare sentenze, urlare, distinguersi – non importa come – o farsi notare, questo è l’importante. Garantisce visibilità. Assicura l’aurea di personaggio. E così le tv pensano di aumentare l’audience o di far lievitare i ricavi pubblicitari. Una logica che appartiene ai tempi d’oggi e chi ha a che fare con gli anta non digerisce. Ma a quanto pare nemmeno i giovani vanno pazzi per questo genere di commenti televisivi. Andrebbe spiegato perbene ad Adani e a chi per lui. Si dirà: lui è fatto così. Eccentrico, primadonna e sopra le righe. Passionale. No, quando giocava non era fatto così. Era un difensore, un marcatore con i piedi educati il minimo sindacale. Niente di indimenticabile. Una volta appese le scarpe al chiodo la trasformazione: il microfono, le telecamere, la volontà di riciclarsi in un nuovo mestiere, il no a Roberto Mancini ad entrare nello staff tecnico dell’Inter. Poi, Sky, la crociata contro Allegri e la Rai. Libero di esprimere tutti i pensieri che vuole anche se non condivisibili, ma urlare no. Urlare non appartiene alla nostra civiltà. Urlare non aiuta a rafforzare concetti e idee che si vogliono trasmettere ai telespettatori. Urlare dà ai nervi. Urlare fa cambiare canale. Per favore Adani, si dia una calmata.




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