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Trump e Infantino, c'è da meravigliarsi di chi oggi si stupisce e prima evocava e lodava il presidente Usa

Trump e Infantino

Trump e Infantino, c’è da meravigliarsi di chi oggi si stupisce e prima evocava e lodava il presidente Usa

Adesso che sta sconvolgendo anche chi lo aveva accolto come un Messia lo sconcerto è generale. Adesso che ha profanato anche le regole del calcio tutti a gridare allo scandalo. Quando prometteva di spegnere i focoloai di guerra nel mondo e, invece, ne accendeva altri nessuno si indignava. Ora tutti sono preoccupati di quel che può combinare Donald J. Trump, il presidente degli Stati Uniti d’America come se non avesse già fatto abbastanza.

Il vero stupore è leggere negli occhi la sorpresa di chi lo ha sostenuto fino a pochi mesi fa. In Italia e nel mondo. Adesso si fa appello alla salute psichica. Trump sta facendo quel che aveva promesso di fare, quel che stava iniziando a fare nel primo mandato. Ricordate l’assalto a Capitol Hill? Quel che gli elettori finora non hanno ben capito in tutte le latitudini è che non c’è limite al peggio. Che volete che sia per Trump fare una telefonata a Gianni Infantino, presidente della Fifa, per togliere la squalifica a tale Balogun centravanti degli Usa ai Mondiali?

Ha fatto di peggio, o di meglio, a seconda dei punti di vista. Ha attaccato un Papa americano e volete che si faccia scrupoli con il football? Insulta o sbeffeggia capi di stato quotidianamente. Però se ironizza su Macron ci mettiamo a ridere; se, invece, tocca la Meloni no, non va bene. Se toccano gli altri ci giriamo dall’altra parte, se ci toccano è un’offesa alla Nazione. Certo, è un’offesa alla Nazione e va a stgmatizzata, ma anche se lo fa ad altri capi di stato. Il problema non è Trump che fa Trump – il milionario bizzoso – ma chi gli dà retta. Chi esegue gli ordini. Il Gianni Infantino che sa bene quel che sta facendo. Dice che i giudici della Fifa sono indipendenti omettendo di dire che comunque li nomina lui. O chi per lui. Basta non fare quel che viene loro ordinato e posti di potere ben pagati cambiano padrone. Già perché se non ci sta uno, c’è un altro pronto a prendere il suo posto.

Il problema è Trump, il problema è Infantino, ma, soprattutto, chi li ha votati. Gli americani nel primo caso, le federazioni nazionali nel secondo. La speranza è che ci sia qualcuno che ritrovi un briciolo di dignità (e onestà) per dire no. A prescindere dalla convenienza. Il sistema – calcistico e non – sarà lacunoso e bacato, ma è sempre meglio di uno peggiore. Ricordate Blatter? Un signore! Infantino era segretario dell’Uefa (confederazione europea) quando la guerra Blatter-Platini e la conseguente eliminazione di entrambi gli hanno spalancato la strada verso il potere assoluto. Più che indignarsi, basta aspettare le prossime votazioni ed evitare di rieleggerlo. Vale per lui, ma anche per gli altri. Per Trump. Che si aspettavano gli statunitensi? I miracoli? Beh, sì, Trump li sta facendo, ma al contrario. E in Italia hanno tutti dimenticato che Meloni e Salvini volevano proporlo per il Nobel per la Pace? Nobel per la Pace, proprio così. E’, vero sembra di sognare, ma è la realtà.

E l’abbiamo scoperta perché Trump ha profanato anche il calcio. A tal punto che il Tg1 gli ha dedicato l’apertura del notiziario. Viso che non basta vincere ma occorre stupire: Trump ha confermato pubblicamente di essere intervenuto su Infantino per far sospendere la squalifica di Balogun. Intervento inutile, perché gli Usa hanno perso comunque con il Belgio. Ma almeno stai zitto! Niente, sono saltati tutti i freni inibitori. (r.c.)

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