Riceviamo e pubblichiamo il comunicato del Parco Nazionale dell’Abruzzo, Lazio e Molise
Il Parco ritiene opportuno fornire un chiarimento sulla vicenda che ha riguardato i cuccioli di lupo nati nei mesi
scorsi all’interno dell’Area faunistica di Civitella Alfedena e successivamente deceduti.
Si tratta di un episodio doloroso, che ha colpito profondamente noi, le persone che seguono quotidianamente
la gestione degli animali ospitati nella struttura e tutti coloro che conoscono e amano i lupi. Abbiamo avuto
bisogno di tempo per eseguire le verifiche possibili, perché anche in passato, talvolta, cucciolate che
sembravano scomparse sono poi state ritrovate ben nascoste in uno dei tanti angoli riparati che l’area
faunistica offre al branco.
Le aree faunistiche del Parco ospitano animali che, per diverse ragioni, non possono essere reintrodotti in
natura e richiedono una gestione attenta, continuativa e coerente con la loro condizione. Chi conosce la storia
dell’area faunistica di Civitella Alfedena sa che nel corso di circa cinquant’anni, più volte si sono verificati
episodi analoghi, con nascite e con cuccioli che non sempre sono sopravvissuti.
La gestione di animali selvatici in cattività, soprattutto quando riguarda specie sociali come il lupo, comporta
sempre valutazioni complesse e dinamiche non sempre prevedibili, anche quando si opera sulla base delle
esperienze maturate nel tempo nella stessa struttura.
Dopo la nascita, i cuccioli, come accaduto altre volte, sono stati seguiti insieme alla madre in uno spazio
separato all’interno dell’area, con l’obiettivo di garantire maggiore tranquillità in una fase particolarmente
delicata. In questi casi ogni intervento deve tenere conto della necessità di ridurre il disturbo e di non
compromettere il comportamento della madre e dei piccoli.
Il monitoraggio è stato quindi condotto mantenendo la necessaria distanza, proprio per non interferire con
una fase così sensibile. Questa scelta, orientata a tutelare la madre e i cuccioli, non ha però sempre consentito
di verificare con continuità il numero esatto dei piccoli presenti nello spazio separato, anche perché i cuccioli
tendevano a rifugiarsi e nascondersi nelle zone più riparate.
Dalle ricostruzioni effettuate, alcuni cuccioli hanno raggiunto l’area più ampia, entrando così in contatto con gli
altri lupi presenti nella struttura. Il passaggio è avvenuto attraverso un punto della recinzione interna che, pur
non avendo mai evidenziato criticità nella gestione degli adulti, si è rivelato vulnerabile rispetto alle dimensioni
e al comportamento dei cuccioli: una situazione che, nelle precedenti esperienze di nascita all’interno
dell’area, non si era mai verificata con queste modalità.
Siamo profondamente dispiaciuti che questa criticità si sia manifestata e abbia permesso ai lupetti di uscire.
Proprio per questo, quanto accaduto impone di intervenire su quegli aspetti della struttura e della gestione
interna che, alla luce di questa vicenda, richiedono un adeguamento.
L’ultimo lupetto, completato lo svezzamento, non poteva essere mantenuto indefinitamente in una condizione
di isolamento e andava inserito nel branco. Questo passaggio è stato affrontato nella consapevolezza che
l’esito non fosse completamente prevedibile perché incerte sono le dinamiche del branco.
ENTE AUTONOMO PARCO NAZIONALE D’ABRUZZO, LAZIO E MOLISE
Sede Legale e Amministrativa: Viale Santa Lucia, n . 2 – 67032 Pescasseroli (AQ)
(+39) 0863/91131 e-mail info@parcoabruzzo.it; comunicazione@parcoabruzzo.it
In una struttura che ospita più individui adulti, provenienti da storie e contesti diversi, possono verificarsi
comportamenti di accettazione, cura e integrazione, ma anche dinamiche aggressive legate alla composizione
del gruppo e alla gerarchia del branco. In questo caso, purtroppo, non sono stati accettati dal branco o da uno
dei suoi componenti.
Il Parco è consapevole dello sconcerto che questa notizia ha suscitato e proprio per questo, come sempre,
ritiene necessario evitare semplificazioni, ricostruzioni parziali e letture utili solo ad alimentare indignazione.
Chiedere spiegazioni a un Ente pubblico è doveroso e legittimo. Pretendere però che vicende complesse, che
riguardano animali protetti, con comportamenti sociali, strutture, scelte gestionali e condizioni non sempre
prevedibili, vengano chiarite nei tempi e nei modi imposti dalla pressione dei social non è funzionale a
comprendere l’accaduto.
Questi giorni di riflessione e ricostruzione sono serviti anche a individuare criticità che non si erano
manifestate prima e che saranno affrontate all’interno dell’area faunistica, per migliorare la gestione e la
sicurezza degli animali ospitati.
Raccontare questa vicenda,significa assumersi la responsabilità e portarne il peso, senza trasformarlo in un
processo sommario e senza usare questa vicenda per alimentare narrazioni ingannevoli o per negare il lavoro
quotidiano di chi, dentro e fuori le strutture del Parco, opera per la tutela della fauna e della Natura.



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