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La parabola di Cannarsa, da quell'autogol con il Pescara fino alla panchina in Albania e Dubai

Juriy Cannarsa

La parabola di Cannarsa, da quell’autogol con il Pescara fino alla panchina in Albania e Dubai

E’ sempre stato il ragazzino, almeno fino a quando non ha lasciato Pescara. Juriy in onore dell’astronauta russo Gagarin. Papà, dipendente della Fiat a Torino, l’ha chiamato così. Ma non poteva immaginare che il figlio avrebbe fatto il calciatore: Juriy Cannarsa, classe 1976, nato in Piemonte, ma pescarese a tutti gli effetti anche se negli anni si è stabilito a Livorno, sulle colline dove gestisce Villa Dada, una struttura turistica-alberghiera. Ma lui, ci tiene a sottolinearlo, è un allenatore. Un tecnico, però, uscito fuori dai radar in Abruzzo. Prima il Livorno, poi l’esperienza in Albania e un’altra a Dubai. Nell’ultima stagione ha allenato il Ghiviborgo, dilettanti toscani. Ha un figlio che gioca a pallone, ha fatto le giovanili del Pisa e ora è andato a Brindisi, nei dilettanti. Ha 20 anni Daniel ed è un centrocampista. Come lo era il papà fino agli Allievi del Pescara quando il tecnico Magnini gli disse: “Se vuoi diventare calciatore di serie A devi fare il difensore centrale”. E così è stato: il debutto in B con il Pescara. E quella partita sfortunata contro la Reggina, persa in casa 0-2. Stagione 1998-1999, quella della serie A sfiorata con Gigi De Canio in panchina. E dopo il rigore sbagliato da Gelsi c’è stato, nella ripresa, l’autogol di Cannarsa che ha spianato la strada al successo degli amaranto. “Un cross innocuo”, ricorda a distanza di anni, “mi accorgo di essere senza avversario e allora mi fermo. Ma la palla mio sbatte sulla testa e trafigge Bordoni in uscita. Non ricordo se Paolo me l’ha chiamata o meno. So solo che vado per staccare e poi mi fermo, perché non avevo la punta alle spalle. Ma quel tocco di testa è stato fatale”. Da lì a Fermo e poi Pescara ancora dove Delio Rossi gli fa un discorsetto: “Se vuoi diventare calciatore devi andare via dalla tua città”. E va a Livorno dove negli anni passa dalla C alla promozione in A. Ma la massima serie la fa a Reggio Calabria con Mazzarri almeno fino al greve infortunio che gli tarpa le ali. Poi, Frosinone e Salernitana. Altro infortunio e inizia la fase del declino. Dal campo alla panchina, per tanti anni a Livorno. “Sì’, in Abruzzo, forse, si sono dimenticati di me. Ma io  torno spesso, ho parenti a Pescara. Seguo i biancazzurri. Alleno, sono un allenatore”. E magari gli piacerebbe lavorare nella sua terra di origine…

Juriy non un nome semplice. “Pensi che io a 18 anni ho scoperto con esattezza come si scriveva il mio nome e come era stato registrato all’anagrafe. L’avevo sempre scritto diversamente”. Nato a Torino. “Sì, papà si era trasferito per lavoro, ma atre anni ero già a Pescara.

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