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5 Ottobre 2026 home

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Italia Nostra e Radici in Comune: “Abruzzo, urbanistica senza governo. Il caso della pianificazione scippata agli enti locali”

Italia Nostra – sezione di Pescara – e Radici in Comune contestano con forza la legge regionale Abruzzo n. 13/2026: non si tratta di un aggiustamento tecnico, ma di una forzatura profonda della legge urbanistica che indebolisce i Comuni, allarga le deroghe e sposta le decisioni sulle trasformazioni del territorio sempre più lontano dal piano.

La Regione si è impegnata a eliminare il solo comma 11-bis dell’articolo 13 e, su questa base, il Consiglio dei ministri ha scelto di non impugnare la legge. Per il Governo, basterebbe questo ritocco puntuale per superare i rilievi iniziali.

“Per le nostre associazioni non è così“, sostengono Massimo Palladini di Italia Nostra e Simona Barba di Radici in Comune. “Togliere il 11-bis è una scorciatoia formale: il resto della normativa rimane intatto e continua a produrre gli stessi effetti di svuotamento del piano e di indebolimento del governo del territorio .

Nel dettaglio:

  • con l’articolo 13 si spalancano i cambi di destinazione d’uso tra funzioni diverse, senza il passaggio ordinario della variante urbanistica. Il comma 3 rafforza le compatibilità tra residenziale e turistico-ricettivo, aprendo alla trasformazione di strutture alberghiere ed extra-alberghiere in residenze; il comma 7, invece, consente nelle aree industriali e artigianali in trasformazione la compatibilità con il commerciale di media distribuzione senza un vero piano attuativo ;
  • con gli articoli 8, 40 e 58 si allenta il perimetro del territorio urbanizzato e si spalanca la porta a una lettura estensiva del territorio rurale, con il rischio di rendere più facile il consumo di suolo e più fragile la tutela dei contesti agricoli e paesaggistici ;
  • con gli articoli 100 e 102 si rafforzano i poteri sostitutivi della Regione e si comprimono ulteriormente i margini dei Comuni proprio nel campo in cui dovrebbero restare centrali: la pianificazione .

Il risultato è chiaro: meno regole, più compatibilità, più trasformazioni a domanda.
E quando il piano perde forza, a perdere sono i cittadini, gli standard urbanistici, il verde, i parcheggi, i servizi e la possibilità stessa di governare il futuro delle città.

Pescara è già un laboratorio di questa deriva.
Se gli hotel attuali e futuri potranno diventare residenze”, aggiungono Palladini e Barba, “se gli studentati che hanno già avuto deroghe potranno trasformarsi in palazzoni residenziali, se le case di riposo gestite da istituti religiosi verranno convertite in residenze di lusso, se le zone industriali diventeranno nuovi centri commerciali, cosa diventerà la città?

Questa legge non semplifica: scarica sul territorio il peso delle trasformazioni e svuota il controllo pubblico.
Si passa dal piano al caso singolo, dalla regola condivisa alla deroga, dalla trasparenza alla decisione calata dall’alto.

Ed è qui il punto politico: una città non si governa con operazioni immobiliari a richiesta. Si governa con regole chiare, con varianti, con partecipazione, con valutazioni sugli effetti reali delle trasformazioni su traffico, servizi, standard, vivibilità e paesaggio.

Per questo la nostra posizione è netta: questa legge va bloccata.
Non perché si difenda l’immobilismo, ma perché si difenda il diritto delle comunità a decidere il proprio futuro senza vedere il piano regolatore ridotto a un ostacolo da aggirare.

Il territorio”, la conclusione, “non è una rendita da spartire da consegnare alla logica del “si può fare tutto, basta chiederlo”.

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