“Quando i medici me l’hanno chiesto non ho avuto dubbi e ho risposto sì. Lui avrebbe voluto così”, sono le parole interrotte dal pianto pronunciate al Tgr Abruzzo da Anna Maria Di Caro, la moglie di Diomede Barchiesi l’operaio Stellantis di Lanciano dichiarato morto sabato all’ospedale di Pescara dopo essere entrato in coma a seguito del pugno ricevuto la notte tra sabato e domenica scorsi sul Lungomare di Fossacesia. “Lui era un altruista, avrebbe voluto così. “Eravamo una famiglia allegre e rumorosa” Aveva degli occhi bellissimi, sapere che continueranno a vivere lenisce in parte il dolore. Aveva un cuore forte, ora batterà nel corpo di chi ne ha bisogno.. Quello che è accaduto ha dell’incredibile, non riesco ancora a crederci”, ha aggiunto la signora Barchiesi che dovrà portare avanti una famiglia con tre figli. La decisione della signora era stata avallata dal marito in tempi non sospetti.
Al momento del rinnovo della carta d’identità, infatti, Barchiesi aveva espresso la volontà di donare gli organi. Dopo la conferma della morte cerebrale e l’autorizzazione dell’autorità giudiziaria, nella notte all’ospedale di Pescara sono state eseguite le operazioni di prelievo degli organi, concluse nella mattinata di Ferragosto. Il cuore è stato inviato a Bergamo, i reni all’Aquila e il fegato a Pisa.
Con il decesso accertato della vittima, la Procura della Repubblica di Lanciano dovrebbe modificare l’ipotesi di reato a carico del 18enne di Fossacesia coinvolto nella lite. L’avvocato della famiglia Barchiesi ha confermato che la famiglia dell’aggressore ha tentato un contatto che però è stato interrotto, “perché in questo momento il dolore per la perdita di Diomede è troppo grande”.



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