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7 Settembre 2026 home

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La Rai e il centrodestra sbagliano a fare di Ranucci un martire. In Italia non si può passare un'estate a parlare di Report!

Sigfrido Ranucci

La Rai e il centrodestra sbagliano a fare di Ranucci un martire. In Italia non si può passare un’estate a parlare di Report!

Finalmente! La Rai ha tolto Sigfrido Ranucci da Report, la trasmissione di inchiesta del Tg3. Settimane e settimane di chiacchiere, fiumi di inchiostro, interrogazioni parlamentari, interviste, dossier: un lavoraccio! Per fare cosa? Per togliere di mezzo un giornalista scomodo? La maggioranza di centrodestra poteva farlo prima senza alimentare fiumi di parole e il sospetto che poi è realtà di uno spostamento punitivo verso chi non è allineato al potere. Una logica che sta al centrodestra così come al centrosinistra, sia ben chiaro! Una logica che risponde alla necessità di trasformare tutto in una guerra tra fazioni, indipendentemente dal nocciolo della questione. Non è un problema di essere pro o contro Ranucci, ma di difendere determinati principi e valori che animano il modo di fare giornalismo. Che si chiami Ranucci o abbia un altro cognome o un’altra appartenenza è secondario. E se si affianca a un giornalista un’appartenenza politica vuol dire che non si parla più di un giornalista, ma di un militante. E poi una domanda: ma davvero gli italiani sono interessati al fatto che Ranucci sia fazioso o meno? Un altro interrogativo: è normale passare un’estate a parlare di un giornalista, chiunque esso sia e abbia fatto. E’ normale? Un’altra considerazione: difendere il giornalismo d’inchiesta non è nè di destra nè di sinistra. Appartiene alla libertà di informazione.

Togliendo Ranucci da Report la Rai ha creato un martire. Un errore clamoroso! Per carità, sgombriamo il campo da ogni equivoco: qui non si tratta di avere simpatie per Ranucci o per una parte politica. Qui si tratta di guardare in faccia la realtà. Di mezzo, però, c’è la spettacolarizzazione dell’informazione, ovvero creare personaggi attraverso giornali e specialmente trasmissioni televisive. Un errore di tutti. L’informazione è una cosa (seria!!!) e lo spettacolo è un’altra. Non si è capito bene che cosa abbia fatto di male Ranucci. Il programma andava troppo bene? A volte capita anche alla Rai dove, come in tutti i contesti di lavoro, ci sono professionisti bravi e meno bravi. Troppo clamore mediatico – questo sì – attorno al cosiddetto caso Ranucci. Che l’attentato, fino a prova contraria, l’ha subito. Clamore mediatico creato ad arte per poi arrivare alla decisione di rimuovere il conduttore Rai da Report. Se poi l’Italia si trova indietro nella classifica della libertà di stampa non c’è da meravigliarsi alla luce di certe decisioni. Un errore fare di Ranucci un personaggio, un errore toglierlo da Report. Passerà per un epurato. Un’azienda cambia ruolo a un dipendente se il lavoro non funziona, ma non era il caso di Ranucci. Ascolti e pubblicità alla grande!

Era chiaro da tempo il finale della telenovela, mesi e mesi a martellare prima o poi il fronte doveva cedere. Ma in questa vicenda è mancata la voce dei colleghi di Report. Ah no, era un silenzio per modo di dire. Un silenzio che parla più di tante parole. Un silenzio di chi aspetta gli eventi e non intende esporsi. Così funziona adesso. Non soltanto alla Rai: nella maggior parte delle aziende di informazione guai a mettersi contro chi detta la linea. Guai a dissentire. Un uomo solo al comando. Che, però, prima o poi è destinato a cadere. Che brutta fine! (r.c.)

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