La rissa di piazza Trinità e del Corso, a Chieti, non è solo cronaca nera. È una questione complessa che riguarda gli strumenti di contrasto e di
controllo. Ogni Istituzione deve usare i suoi, che conservano la loro tipicità.
Chieti, 27 maggio tardo pomeriggio, piazza della Trinità e poi ancora la notte
tra il 22 e il 23 agosto piazza G.B. Vico. Due episodi diversi per dinamica ma
identici nella sostanza: una lite degenerata in rissa con lancio di sedie, bottiglie
e un palo brandito come arma, panico tra famiglie e residenti, interventi del 118
e delle Forze dell’Ordine.
La Questura ha ricostruito i fatti anche grazie alla videosorveglianza e alle
riprese di un passante diffuse sui social, che hanno generato un comprensibile
allarme sociale. Per il primo episodio il Questore di Chieti ha disposto, sulla
base dell’art.100 del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza la
sospensione per cinque giorni della licenza del pubblico esercizio teatro della
rissa.
Un atto dovuto, motivato con la necessità di tutelare l’ordine e la sicurezza
pubblica e prevenire ulteriori turbative.
Fin qui la cronaca e la repressione.
Ma la domanda che un amministratore deve porsi è un’altra: si poteva
prevenire? E soprattutto chi può fare cosa?
Come avvocato e come consigliere comunale credo sia utile fare chiarezza sui
poteri, perché sul tema della sicurezza regna spesso confusione.
Viviamo in un sistema di sicurezza integrata introdotta dal D.L. 20/02/2017,
n.14 (convertito nella Legge 18/04/2017, n.48) che si fonda sulla leale
collaborazione e non sulla sovrapposizione, in quanto ogni Autorità conserva
la tipicità del proprio potere ed è corretto che sia così.
Al Questore competono i poteri tipici di pubblica sicurezza: l’art.100 TULPS
appunto, che consente di sospendere l’attività di un locale che sia diventato
punto di ritrovo di persone pregiudicate o pericolose o comunque luogo di
disordini; gli ordini di allontanamento e il divieto di accesso.
Al Prefetto spetta la funzione di coordinamento generale; è il Prefetto che
presiede il Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica e che
stipula con i Comuni i Patti per l’attuazione della Sicurezza Urbana.
E il Sindaco? oggi il Sindaco ha poteri importanti perché non è solo un
amministratore della città ma svolge un ruolo di rilievo per garantirne la
sicurezza.
La Legge n.48/2017 amplia, infatti, il potere di ordinanza del Sindaco (già
disciplinato dal TUEL, Testo Unico degli Enti Locali) e gli attribuisce poteri di
azione strategici per prevenire i reati e controllare il territorio.
Cosicché oggi il Sindaco ha un doppio binario: può emanare le classiche
ordinanze contingibili e urgenti per prevenire ed eliminare gravi pericoli che
minacciano l’incolumità pubblica e la sicurezza urbana (come Ufficiale di
Governo, ai sensi dell’art.54 TUEL sovrintende alla emanazione degli atti in
materia di ordine e sicurezza pubblica e vigila su quanto possa interessare la
sicurezza e l’ordine pubblico informandone preventivamente il Prefetto) ma è,
a tutti gli effetti, co-protagonista nelle politiche di sicurezza con l’emanazione
di ordinanze ordinarie per programmare la vivibilità della città.
Il sindaco, quindi, siede al Tavolo con il Prefetto per firmare i “Patti per la
sicurezza urbana”, volti a perseguire i seguenti obiettivi: prevenzione dei
fenomeni di criminalità diffusa e predatoria, promozione del rispetto della
legalità anche mediante iniziative di dissuasione di ogni forma di condotta
illecita, comprese l’occupazione arbitraria di immobili e lo smercio di beni
contraffatti o falsificati, nonché la prevenzione di altri fenomeni che comunque
turbano il libero utilizzo degli spazi pubblici e poi la promozione del rispetto del
decoro urbano.
Cosa significa questo per Chieti? significa che la risposta non può essere solo
la chiusura di 5 giorni di un bar dopo che le sedie sono già volate. La città deve
vivere, ma per farlo ha bisogno che i giovani e le famiglie possano sentirsi liberi
e sicuri di uscire di casa senza paura di essere coinvolti in una rissa.
Serve la parte preventiva che è competenza appunto del Comune.
Il centro storico Teatino mostra segnali di fragilità che i residenti denunciano da
tempo: sovraffollamento di alcuni immobili, difficoltà di convivenza, episodi che
nascono, come ha accertato la stessa Questura per l’episodio di maggio, da
futili motivi esasperati dall’abuso di alcol.
In questo quadro non c’entra l’ideologia, c’entra il decoro, la vivibilità e
l’integrazione reale.
Per questo, si rende necessario procedere con:
1) la sottoscrizione del Patto per l’attuazione della sicurezza urbana tra
Prefettura e Comune di Chieti prevedendo l’istituzione in sede attuativa di
apposito Tavolo tecnico per il monitoraggio degli interventi di controllo del
territorio, videosorveglianza e progetti di riqualificazione urbana, con la
mappatura delle aree a rischio della città
2) in alternativa alla misura di restrizione degli orari di chiusura dei locali che
rischia di penalizzare le attività economiche e di determinare un effetto di
spegnimento della vitalità urbana nelle ore serali, si propone che
l’amministrazione comunale, ai sensi dell’art.5 del D.L. 14/2017, promuova la
convocazione di un Tavolo di confronto con le Associazioni di categoria degli
esercenti e con il comitato dei residenti, finalizzato a condividere un
regolamento per una movida sicura e di qualità e compatibile con il decoro e
la vivibilità
3) inserimento nel medesimo Tavolo di un focus sulle situazioni di
sovraffollamento abitativo e di mancato rispetto dei requisiti igienico-sanitari e
di sicurezza degli alloggi, con Asl e servizi sociali, a tutela di chi vi abita e del
quartiere.
Tutto ciò può servire a trasformare la sicurezza da una semplice attività di
repressione a una vera e propria strategia integrata di prevenzione.
La sicurezza di una città non è né di destra, né di sinistra ma è un diritto e si
garantisce se ogni istituzione fa fino in fondo la sua parte senza invasioni di
campo e senza alibi.
Avvocato Anna Lisa Bucci
Consigliere Comunale “Lega Comune di Chieti”
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