“Cinque anni di sperimentazione rigorosa per comprendere e restituire autenticità a ogni singolo vitigno. Sono il passato, ma anche il presente e il futuro della viticoltura in Abruzzo, rispettosa della biodiversità, unici nel loro genere, mentre il mercato procede verso la progressiva standardizzazione ed omologazione. Un atto di resistenza culturale ed enologica contro la standardizzazione globale dei vini e dei territori”.
Con queste parole l’enologo e direttore Camillo Zulli, ha presentato in diverse sessioni, con oltre cento partecipanti, la degustazione degli Irripetibili, ovvero dei vini frutto di cinque anni di micro-vinificazioni di uve rare della Maiella orientale, e con l’obiettivo dello studio dei vitigni autoctoni della Maiella orientale nell’ambito del progetto “Pe’ nin perde la sumente” della Bio cantina sociale Orsogna in collaborazione con la Banca del germoplasma del Parco nazionale della Maiella.
L’evento si è tenuto nell’ambito dell’ottava edizione di Gessidivini a Gessopalena, nelle suggestive grotte cantine scavate nel gesso di palazzo Persiani, l’unica casa gentilizia del centro storico del paese in provincia di Chieti sopravvissuta alla furia distruttrice dell’esercito tedesco nel corso della Seconda guerra mondiale.
Con l’occasione, Nicola Abbrescia, presidente Cervim (Centro di Ricerca, Studi, Salvaguardia, Coordinamento e Valorizzazione per la Viticoltura di Montagna), organismo internazionale nato con lo specifico compito di promuovere e salvaguardare la viticoltura ‘eroica’, ad un’altitudine maggiore di 500 metri o con pendenze maggiore del 30%, ha annunciato l’ottenimento della prestigiosa certificazione per Gessopalena, primo comune in Abruzzo, e delle aziende, associate alla Bio Cantina Sociale Orsogna, di Mariano Bozzi e Domenico Melchiorre, che producono il “Nero Antico di Pretalucente” e la “Vedovella” a Gessopalena.
“I vini di montagna – ha detto Abbrescia – sono in questo momento il futuro della viticoltura, un futuro roseo, perché in realtà il consumatore sta andando alla ricerca di vini che siano identitari di un territorio, che abbiano una riconoscibilità e soprattutto abbiano una bevibilità. E tutti questi sono requisiti che i vini di montagna hanno. assieme ad una storia, all’essere un presidio del territorio, preservando la biodiversità e creando la possibilità di integrarsi con i paesaggi”.
Ha aggiunto il sindaco Mario Zulli: “E’ una bella giornata, entrare a far parte della rete del Cervim ci riempie di orgoglio. L’esperienza del Nero antico ha accompagnato sostanzialmente gli anni della nostra amministrazione con il riconoscimento di secondo vitigno a bacca nera d’Abruzzo, attraverso l’iscrizione nel registro nazionale delle varietà nel 2024. Stiamo investendo anche su altri vitigni e speriamo che questo possa essere di stimolo anche ai ragazzi, ai nuovi agricoltori, a tornare e a restare”.
Ha ricordato Camillo Zulli: “Bio Cantina Sociale Orsogna, dal 2014 è stato il primo produttore abruzzesi ad aderire al Cervim a cui abbiamo sempre creduto. Tanti prodotti nostri associati sono stati accompagnati da questa certificazione, che valorizza e certifica del lavoro che stiamo facendo di tutela della biodiversità, delle antiche varietà che hanno resistito in montagna”.
Ecco, dunque, i vini “irripetibili” offerti all’assaggio a palazzo Persiani.
Innanzitutto, il “Nero Antico di Pretalucente”, varietà iscritta al Registro nazionale nel 2024. Frutto del sapere antico di Gessopalena, è stato tramandato dal viticoltore Mariano Bozzi attraverso il nonno Giuseppe D’Amico — sopravvissuto alla strage nazista del gennaio 1944 — che rimase in paese per ricostruirlo e preservare le “vitiche antiche”, così come le chiamavano i contadini locali. E la “Vedovella”, ecotipo di Sangiovese della Maiella orientale, un tempo diffuso a Gessopalena e nei paesi limitrofi. Oggi sopravvivono solo poche viti in vigneti antichi, per lo più abbandonati. Prima dell’affermazione del Montepulciano, le uve di “Vedovella” erano tra le più apprezzate per la vinificazione in tutta la zona.
A seguire la “Middialonghe”, oggi in fase di caratterizzazione, uva a bacca rosata con grappolo conico di grandi dimensioni, coltivata sul versante orientale della Maiella. Diffusa nelle vigne ad uve miste, il suo nome deriva dal soprannome del contadino che. per primo la individuò e coltivò: Emidio, detto “lungo”, da cui il termine middialonghe.
La “Taulase” anch’esso vitigno in fase di caratterizzazione, va bacca grande e bianca presente nel territorio di Gessopalena, conosciuto come “uva melelle” a Guilmi. Già la Nuova Enciclopedia Italiana del 1923 lo annoverava tra i vitigni dell’Abruzzo e del Molise, attestandone la presenza storica secolare nella regione.
Il “Pecorino d’Alta Quota”, proviene invece da un vigneto precedente alla devastante epidemia di fillossera di metà Ottocento. Cresce quasi a mille metri di altezza sulle montagne dell’Appennino centrale con viti secolari maritate all’acero campestre.
La “Ghiuppitte de Mundeneire”, un ecotipo di Sangiovese di Montenerodomo, coltivato in passato anche oltre i 1.000 metri di quota. La sua denominazione potrebbe essere legata all’antico soprannome di una famiglia locale — un nome che è già, di per sé, un documento etnografico di straordinaria autenticità.
La “Verdacchiona”, ecotipo di Montonico, conosciuto ai piedi del versante orientale della Maiella anche come “chiapparone” e “ciapparuto”. I viticoltori custodi lo coltivano in piccoli vigneti dove alcuni esemplari sono maritati da un centinaio di anni ad olmi e querce, a testimonianza di una viticoltura intrecciata alla selva.
Infine, “L’uva dell’Acea”, ecotipo di Sangiovese, introdotto in Abruzzo nei primi anni ’50 del Novecento dalle maestranze laziali impegnate nella costruzione dei bacini idroelettrici di Bomba e Casoli. Tenuto in grande considerazione dai contadini locali per la vinificazione, è diventato parte integrante del paesaggio vitivinicolo della valle del Sangro.
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