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Abruzzo Popolare

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Enrico Barilari e Cristiano Lucarelli

Sto con Lucarelli sul calcio e l’ordine pubblico: il divieto di trasferta non può essere l’unica soluzione contro il rischio violenza

Sia ben chiara una cosa: nessuna forma di tolleranza per ogni forma di violenza, dentro e fuori gli stadi. Chi sbaglia va punito e non esiste alcuna zona franca. Certe cose che accadono negli stadi sono fuori da ogni logica. Anche certi gesti che sono diventati normali. Fatta la doverosa premessa credo che vada espressa solidarietà a Cristiano Lucarelli. Sto con lui. Le sue parole sul divieto di trasferta imposto ai tifosi del Livorno hanno prodotto il deferimento della Procura federale. Rischia la squalifica. Il tecnico amaranto aveva commentato con toni polemici la decisione di vietare ai sostenitori livornesi la trasferta di La Spezia, sabato 12 settembre e conclusasi con la vittoria dei liguri per 2-0. Una presa di posizione che ora sarà valutata dagli organi della giustizia sportiva. Rispondendo a una domanda sul provvedimento, Lucarelli aveva detto: “Ormai ai divieti dal 2007 ci siamo abituati… se rinasco faccio il prefetto o il questore”. Parole condivisibili, da censurare il deferimento della Procura federale non altrettanto solerte su altri argomenti.  Non esiste vietare le trasferte. Non esiste nel 2026. Troppo facile per Questura e Prefettura vietare in modo tale da non avere problemi. L’ordine pubblico va gestito e occorre trovare il modo di punire chi sbaglia.  La famosa certezza della pena vale per tutti gli ambiti. Politica e forze dell’ordine hanno l’obbligo di trovare soluzioni, non limitare la libertà per evitare possibili guai. Vietare ai tifosi del Chieti la trasferta di Francavilla fa sorridere. I cittadini di Chieti vanno a Francavilla tutti i giorni, in estate ci vivono. Vanno al mare a un chilometro dallo stadio, ma non sono potuti andare a vedere il derby. Al minimo rischio basta vietare. Per carità, a volte è una soluzione e va tenuta in considerazione. Ma non può essere l’unica soluzione. A Teramo l’ultimo derby con il Giulianova è filato tutto liscio. Ovviamente bisogna responsabilizzare le parti in causa. Il lavoro va fatto sulla testa della gente e i risultati non saranno mai immediati. Ma bisogna pur cominciare… Parole sante quelle di Lucarelli. Bisogna cambiare la cultura sportiva, servono repressione e prevenzione. E onde evitare fraintendimenti: nessuna licenza agli ultrà. Nell’ambito del rispetto delle leggi le forze dell’ordine vanno messe in condizione di svolgere il proprio mestiere e gestire l’ordine pubblico. Ma non può essere che al minimo rischio scatta il divieto. No, esiste il buonsenso. Esiste il senso di responsabilità per il quale lo stato paga bene i suoi dirigenti. Troppo facile sfuggire alle responsabilità.  Non è giusto dire no sempre. E’ giusto punire chi sbaglia e dare agli agenti la possibilità di far rispettare le leggi e di non fare di tutt’erba un fascio. Senso di responsabilità, questa sconosciuta. Per carità, questori e prefetti hanno le loro buone ragioni, ma serve un salto di qualità anche da parte loro per cercare di modificare mentalità e cultura sportiva. Non è facile, serve l’aiuto della politica con leggi e comportamenti. Serve un lavoro negli anni.

Rocco Coletti

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