Totale contrarietà e ferma condanna nei confronti del nuovo accordo sull’organizzazione del lavoro
sottoscritto da altre organizzazioni sindacali presso Tua. Un’intesa che, secondo la segreteria regionale della Filt Cgil Abruzzo-Molise, penalizza i diritti del personale e che, soprattutto, supera il parere nettamente contrario espresso dai lavoratori nel corso di ben due assemblee . “Di fronte a questa grave deriva gestionale chiediamo l’immediato intervento della Regione Abruzzo”, ha detto il segretario Aurelio Di Eugenio, “in qualità di proprietaria unica dell’azienda e titolare del controllo analogo. L’ente regionale non può rimanere spettatore di fronte a un’organizzazione del lavoro che rischia di compromettere la qualità della vita e il benessere psicofisico degli autisti.
Chi ha sottoscritto questo accordo sembra non conoscere, o non considerare adeguatamente, i
carichi di lavoro di chi ogni giorno guida nel traffico cittadino”, aggiunge Aurelio Di Eugenio a nome della Filt Cgil Abruzzo-Molise. P”arliamo di turni gravosi, con 8 ore e 30 minuti di nastro lavorativo nel servizio urbano, trascorsi alla guida di autobus spesso vetusti, affrontando stress termico, traffico, pressione e condizioni di lavoro fortemente logoranti.
A tutto questo si aggiunge il pesante disagio logistico determinato dal fatto che, in molti casi, il
lavoratore è costretto a iniziare e terminare il proprio turno in luoghi diversi, con ulteriori difficoltà nella
gestione della propria vita privata e familiare.
Particolarmente preoccupante è il meccanismo dei cosiddetti “Turni 800”, che introduce una
rotazione che riteniamo insostenibile: cinque domeniche consecutive di lavoro e una sola domenica
di riposo, arrivando così a prevedere, per il personale interessato, fino a 44 domeniche lavorate su 52
nell’arco di un anno.
Sappiamo bene”, aggiunge la Cgil, “che il servizio di trasporto pubblico richiede disponibilità e lavoro anche la domenica.
Nessuno mette in discussione questo principio. Ma lavorare la domenica non può significare lavorare
quasi tutte le domeniche dell’anno. Anche gli apprendisti e i neoassunti hanno una famiglia, affetti e
una vita privata da vivere.
Con una turnazione che prevede cinque domeniche consecutive di lavoro e una sola di riposo, la
domenica in famiglia rischia di diventare un’eccezione anziché una normale possibilità. Sono
lavoratori, e anche consapevoli dei loro doveri, ma hanno anche il diritto di poter vivere la loro
famiglia e la loro vita al di fuori del lavoro.
Sono proprio le nuove leve a pagare il prezzo più alto di decisioni assunte senza un adeguato
confronto con i diretti interessati, venendo private della possibilità di costruire un equilibrio tra vita
professionale e vita privata.
Definire questo impianto una “miglioria” è profondamente ingiusto nei confronti dei sacrifici quotidiani
di chi è in servizio. Gli apprendisti e i neoassunti vengono chiamati ad affrontare condizioni di lavoro
particolarmente gravose proprio nel momento in cui dovrebbero essere accompagnati verso un
percorso di crescita professionale e di stabilizzazione.
A rendere ancora più pesante la situazione c’è un ulteriore elemento: molti di questi giovani
apprendisti risiedono a oltre 70-80 chilometri dal luogo di lavoro. Una turnazione che concentra così
tante domeniche lavorative rischia quindi di aggravare ulteriormente i disagi legati agli spostamenti e
alla conciliazione tra lavoro e vita personale.
Un accordo senza il coinvolgimento degli appA questa situazione si aggiunge quello che riteniamo un
grave problema di metodo democratico: le organizzazioni sindacali che hanno sottoscritto l’accordo
non hanno nemmeno interpellato direttamente gli apprendisti, cioè i lavoratori maggiormente
interessati da questo nuovo sistema di turnazione.
Le nuove leve sono state escluse da qualsiasi consultazione preventiva e si sono viste calare
dall’alto un nuovo impianto organizzativo senza avere la possibilità di esprimere la propria posizione
o rappresentare concretamente le difficoltà che dovranno affrontare.
Non è questo il modo con cui si costruisce il futuro di un’azienda pubblica e del suo
personale.
Un modello organizzativo di questo tipo rischia inoltre di aumentare l’incertezza sul futuro dei
lavoratori, ostacolando anche le prospettive di stabilizzazione e il passaggio dei contratti da PartTime a Full-Time. Di fronte a questo scenario chiediamo ai vertici politici e amministrativi della Regione Abruzzo di assumersi fino in fondo le proprie responsabilità.
L’ente pubblico non può limitarsi a un ruolo passivo di azionista: deve esercitare i propri poteri di
vigilanza, indirizzo e controllo, verificando concretamente la sostenibilità dell’organizzazione del
lavoro adottata all’interno di TUA.
“La Regione Abruzzo, in quanto socio unico e titolare del controllo analogo su TUA S.p.A., ha il
dovere di intervenire immediatamente. Questa situazione lavorativa è inaccettabile. Non si può
avallare un impianto organizzativo che rischia di logorare la salute psicofisica del personale e di
calpestare le legittime aspettative e la dignità dei lavoratori”.
Chiediamo coerenza”, prosegue Aurelio Di Eugenio nella sua disamina, “non si può parlare di valorizzazione dei giovani e, allo stesso tempo,
consentire che si decida sul loro futuro professionale e sui loro turni senza nemmeno coinvolgerli nel
confronto.
Per questo invitiamo i vertici aziendali e regionali a verificare direttamente sul campo la sostenibilità
di queste turnazioni, confrontandosi con gli autisti e con gli apprendisti che quotidianamente ne
subiscono le conseguenze.
La Regione Abruzzo”, conclude la Cgil, “eserciti dunque il controllo analogo e intervenga prima che una gestione del lavoro già fortemente gravosa produca ulteriori conseguenze sulla vita dei lavoratori e
sulla qualità del servizio pubblico”.
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