Dalla parte del suolo: a Pescara una città diversa è ancora possibile

Dalla parte del suolo: a Pescara una città diversa è ancora possibile
 Buona partecipazione all’incontro con Paolo Pileri promosso da Radici in Comune e Italia Nostra. Al centro del confronto la tutela del suolo, il ripristino della natura e la necessità di restituire ai cittadini il governo delle trasformazioni urbaneOltre 150 persone hanno partecipato, al Centro Polivalente Britti di Pescara, all’incontro “Dalla parte del suolo – Le città ostaggio delle politiche urbanistiche irresponsabili”, promosso da Radici in Comune e Italia Nostra Pescara con Paolo Pileri, professore di Pianificazione e progettazione urbanistica al Politecnico di Milano e tra i più autorevoli studiosi italiani del consumo di suolo. L’iniziativa ha trasformato un tema spesso considerato riservato agli specialisti in una questione pubblica e immediatamente comprensibile: la qualità della città nella quale viviamo. Perché l’urbanistica, come ha ricordato in apertura la presidente di Radici in Comune Simona Barba, non riguarda soltanto le altezze degli edifici o le possibilità edificatorie, ma si misura ogni giorno camminando, andando in bicicletta, cercando un albero, uno spazio pubblico o un servizio. In una parola, attraverso la vivibilità. Barba ha richiamato il progressivo svuotamento della pianificazione urbanistica pescarese, il ricorso continuo alle deroghe e la riduzione degli spazi di partecipazione della cittadinanza e dello stesso Consiglio comunale. Il destino di aree strategiche come l’ex Cofa, l’area di risulta, le aree lungo il fiume e il mare e quelle interessate dalle demolizioni e ricostruzioni determinerà la qualità della Pescara dei prossimi decenni.

Sulla necessità di aprire una nuova stagione della pianificazione è intervenuto anche il presidente di Italia Nostra Pescara, Massimo Palladini. Alla logica dell’“urbanistica self-service”, nella quale le regole vengono adattate alle singole proposte edificatorie, occorre sostituire una visione fondata sulla salvaguardia del suolo, sull’attrezzatura ecologica della città e sulla tutela della sua identità. Ambiente e identità urbana devono tornare a essere i due assi intorno ai quali costruire il futuro di Pescara e dell’intera conurbazione adriatica.
La relazione di Paolo Pileri ha rovesciato uno dei luoghi comuni più radicati: il suolo non è uno spazio vuoto in attesa di essere edificato, ma un ecosistema vivo e una fondamentale infrastruttura ambientale. Regola il ciclo dell’acqua, attenua le temperature, conserva biodiversità e rende possibile la vita delle piante. Quando viene coperto da cemento e asfalto, queste funzioni vengono perdute e aumentano il calore urbano, il rischio di allagamento e la vulnerabilità della popolazione. Ha parlato infatti dell’Urbanistica del togliere. Particolare attenzione è stata dedicata al Regolamento europeo sul ripristino della natura, in vigore dal 2024. L’articolo 8 riguarda espressamente gli ecosistemi urbani e impone di arrestare la perdita di spazi verdi e di copertura arborea, per poi aumentarli progressivamente. Pescara, Montesilvano e Spoltore rientrano tra le aree urbane chiamate ad applicarlo. Non si tratta, dunque, di una generica aspirazione ambientalista, ma di un indirizzo normativo che obbliga le amministrazioni a cambiare prospettiva: non continuare a impermeabilizzare compensando con qualche aiuola, ma recuperare superfici già asfaltate o cementificate e restituirle alla natura. È quella che Pileri definisce “urbanistica del togliere”: eliminare asfalto e superfici inutilmente pavimentate, riconvertire parcheggi, ripensare i cortili scolastici e creare nuovi spazi verdi accessibili. Questa impostazione chiama direttamente in causa le trasformazioni in corso a Pescara. Nel corso del dibattito sono stati affrontati il futuro dell’ex Cofa, la cementificazione del lungomare, l’area di risulta, la monetizzazione degli standard urbanistici, le demolizioni e ricostruzioni, il rischio idraulico e il carico urbanistico generato dall’aumento delle volumetrie. Non basta affermare di non consumare nuovo suolo se, al posto di un edificio basso, si realizza una torre che moltiplica residenti, traffico, domanda di acqua, energia e servizi. Il confronto ha riguardato anche il ruolo dell’università. Da più parti è stata sottolineata la responsabilità del mondo accademico nel mettere le conoscenze scientifiche a disposizione della collettività e nel prendere posizione sulle trasformazioni che incidono sul futuro della città. La conoscenza, ha ricordato Pileri, deve aiutare i cittadini a formulare domande precise e documentate a chi governa. Numerosi gli interventi del pubblico, con richiami alla difesa dell’ex Cofa, alla Nuova Pescara, alla tutela delle colline di Spoltore, al waterfront, al mercato ittico, alla marineria e alla gentrificazione di Borgo Marino. A testimonianza dell’interesse diffuso e partecipe da parte della cittadinanza, per le questioni di progettazione dei nostri centri cittadini, entrando nello specifico delle scelte effettuate e nella futura forma che si sta dando alla città. È emersa con forza la necessità di collegare le diverse vertenze e di costruire una mobilitazione capace di superare la semplice protesta, utilizzando anche il linguaggio della cultura e dell’arte per raggiungere le generazioni più giovani. L’incontro non si è quindi concluso con una generica denuncia, ma con l’impegno a proseguire il lavoro comune. Radici in Comune e Italia Nostra intendono promuovere nuove occasioni di approfondimento e allargare il confronto ad associazioni, università, forze politiche e sociali.«La parte pubblica della città sembra aver rinunciato a una visione, mentre gli interessi privati progettano da anni le trasformazioni future», ha osservato Simona Barba nelle conclusioni. La risposta deve essere una cittadinanza informata, organizzata e presente nelle decisioni che riguardano i grandi spazi urbani. La grande partecipazione registrata al Centro Britti dimostra che a Pescara esiste una domanda diffusa di conoscenza e di cambiamento. Il suolo, gli alberi, il verde, gli spazi pubblici e il diritto a una città vivibile non sono ostacoli allo sviluppo: sono il patrimonio essenziale dal quale ripartire. E il futuro di Pescara non può continuare a essere deciso senza i suoi cittadini.




Anche i militanti abruzzesi alla festa della Lega a Pontida

Anche i militanti abruzzesi alla festa della Lega a Pontida

Anche quest’anno l’Abruzzo con i suoi amministratori, dirigenti e militanti ha partecipato con grande entusiasmo al raduno nazionale della Lega di Pontida. Al centro dell’appuntamento, i grandi temi che caratterizzano l’impegno del partito: territori, libertà, sicurezza, lavoro e identità.

“Per il terzo anno consecutivo – sottolinea Vincenzo D’Incecco, coordinatore regionale della Lega – l’Abruzzo è stato presente con un proprio stand, molto apprezzato per l’accoglienza e per la possibilità di far conoscere e degustare i prodotti tipici del territorio. Sono venuti a trovarci numerosi esponenti nazionali del partito, a cominciare dal segretario Matteo Salvini, che sabato sera, in occasione della festa dei giovani, si è anche fermato ad assaporare gli immancabili arrosticini, simbolo della nostra tradizione e convivialità. E ancora ilpresidente della Camera Lorenzo Fontana e i vice segretari federali del partito Silvia Sardone e Claudio Durigon. Tutti accolti con grande entusiasmo. Pontida – prosegue – è una grande festa della comunità della Lega, ma anche un appuntamento politico importante per rilanciare le nostre battaglie. Sono stati due giorni di confronto e partecipazione, un’occasione per ritrovarci e ribadire le priorità, che sono dare le risposte di cui i cittadini hanno bisogno e, quindi, più sicurezza, autonomia, meno tasse, difesa del lavoro e delle pensioni, infrastrutture, contrasto all’immigrazione clandestina, tutela dei territori e difesa della nostra identità. Abbiamo vissuto un weekend intenso – conclude -, in cui abbiamo portato a Pontida la voce e le istanze dell’Abruzzo. Un sincero e sentito ringraziamento va a tutti i militanti, agli amministratori, ai dirigenti, alla Lega giovani. La loro presenza e il loro entusiasmo sono la testimonianza della forza della Lega Abruzzo”.




Elisoccorso, Ugl Abruzzo: «Servizio garantito, ma ora soccorso integrato con i Corpi dello Stato, piazzole adeguate e meno esternalizzazioni»

Elisoccorso, Ugl Abruzzo: «Servizio garantito, ma ora soccorso integrato con i Corpi dello Stato, piazzole adeguate e meno esternalizzazioni»

La Ugl Salute Abruzzo, con una nota, prende atto della comunicazione con cui il Dipartimento Sanità ha ricostruito la vicenda dell’elisoccorso 118, dopo le due procedure di gara andate deserte e in vista della contrattualizzazione del nuovo fornitore per un affidamento ponte triennale. «Apprezziamo la chiarezza con cui il direttore Camillo Odio ha ricostruito l’iter amministrativo e ha confermato che il soccorso ai cittadini non si è mai interrotto: in una fase delicata, informare con precisione è un atto di responsabilità», afferma Stefano Matteucci, segretario regionale della Ugl Salute Abruzzo, che ringrazia il personale delle centrali operative 118, i medici, gli infermieri e i tecnici che hanno retto un sistema improvvisamente più complesso, e gli equipaggi dei vigili del fuoco e della guardia di finanza.

«Detto questo, siamo passati da una proroga a un affidamento d’urgenza e i nodi strutturali restano aperti – prosegue Matteucci –. Chiediamo che siano resi noti modelli e configurazione dei due elicotteri destinati alle basi dell’Aquila e di Pescara, dotazioni sanitarie di bordo, disponibilità del verricello e costo del servizio. E soprattutto, come sindacato, chiediamo che il personale sanitario del 118 che salirà a bordo dei nuovi mezzi abbia completato formazione e abilitazioni prima di operare, non in corso d’opera: sulla sicurezza degli operatori e dei pazienti non esistono scorciatoie.»

Sul dibattito aperto dal Conapo Abruzzo, la Ugl Salute propone una precisazione tecnica. «Nessuno chiede di affidare il soccorso sanitario ai vigili del fuoco, che non hanno questa competenza istituzionale – osserva il segretario –. L’articolo 24, comma 6-bis, del decreto legislativo 139/2006 prevede però espressamente che il corpo nazionale, ferme restando le competenze delle Regioni in materia di soccorso sanitario, possa realizzare interventi di soccorso pubblico integrato con le Regioni utilizzando la propria componente aerea, sulla base di accordi con il Dipartimento e con oneri a carico delle Regioni. La Liguria applica da anni una convenzione di questo tipo. Chiediamo che l’Abruzzo la valuti, estendendo il modello alla Guardia di Finanza, alla Polizia di Stato e alla Guardia Costiera: non in sostituzione dell’elisoccorso sanitario, ma a integrazione, per ridurre la dipendenza da un mercato che sconta ovunque scarsità di mezzi e di piloti.»

Resta poi un problema tecnico poco discusso. L’elisuperficie dell’ospedale di Pescara, riaperta nel maggio 2025 dopo otto anni, è certificata ENAC per elicotteri fino a 5 tonnellate: soglia superata dagli AW139 dei Vigili del Fuoco e della Guardia Costiera e dallo stesso AW139 della base HEMS dell’Aquila, la macchina equipaggiata per il verricello e per gli interventi in alta quota. «Significa che il mezzo impiegato negli scenari più critici non può portare il paziente direttamente all’ospedale hub e che qualsiasi convenzione con i Corpi dello Stato rischia di fermarsi in aeroporto, con il trasferimento in ambulanza attraverso la città – avverte Matteucci –. Eppure l’elisuperficie dell’ospedale Mazzini di Teramo, che non sorge in un aeroporto ma a ridosso del presidio, consente l’atterraggio degli elicotteri dei Vigili del Fuoco. Se è stato possibile a Teramo, perché non a Pescara, sede dell’ospedale hub regionale e di una base HEMS? Chiediamo che la Regione chiarisca quali mezzi possono operare oggi sulla piazzola dell’hub e avvii subito l’adeguamento strutturale e certificativo.»

Sullo sfondo resta la questione di fondo per la UGL Salute: la progressiva esternalizzazione del sistema 118 regionale. «L’elisoccorso, non uniforme sul territorio italiano finisce in affidamento diretto a un operatore privato per tre anni, senza gara, e le postazioni territoriali vengono affidate in convenzione a soggetti terzi, per esempio a Manoppello, presentata come potenziamento della rete, il servizio è assicurato da un’organizzazione di volontariato e di notte opera un equipaggio di soccorso di base, mentre l’infermiere h24 previsto dalla programmazione regionale arriverà solo nei prossimi mesi – rileva il segretario regionale –. Il quadro complessivo è quello di un servizio pubblico essenziale sempre più affidato all’esterno. Se la Regione rivendica, e con ragione, la solidità del sistema abruzzese dell’emergenza, allora investa su mezzi e  personale propri del 118 e sulle infrastrutture pubbliche, a partire dalle piazzole.»

La UGL Salute Abruzzo, che ha già chiesto la revisione del disciplinare tecnico di accesso al servizio di elisoccorso, sollecita l’apertura di un tavolo di confronto tra Regione, Dipartimento dei Vigili del Fuoco, ASL, direzioni delle basi HEMS e organizzazioni sindacali, sull’affidamento in avvio e sulla futura gara pluriennale. «Il sistema abruzzese dell’emergenza è solido e lo dimostra ogni giorno grazie al personale  – conclude Matteucci –. Proprio per questo merita di essere programmato, non rincorso.»