Aggredisce il sindaco di Vasto Menna in municipio, scatta la denuncia

Un'immagine del sindaco di Vasto e presidente della Provincia di Chieti Francesco Menna (PD)

Momenti di tensione nella giornata di lunedì 2 novembre sotto il Municipio di Vasto, dove un uomo, classe 1985, ha aggredito il sindaco, Francesco Menna, bloccandolo contro il muro dell’edificio comunale e trattenendolo fisicamente. Per riportare la situazione alla calma si è reso necessario l’intervento di un dipendente comunale e successivamente di un membro della segreteria del primo cittadino.

Durante l’episodio, l’uomo ha rivolto pesanti minacce al sindaco, arrivando a dirgli che la mattina successiva lo avrebbe «ammazzato di botte».

E proprio questa mattina, come annunciato, l’uomo si è presentato nuovamente davanti alla porta dell’ufficio del sindaco. Questa volta, però, ad attenderlo non ha trovato il sindaco, bensì i carabinieri, che l’hanno identificato e allontanato.

L’uomo è stato denunciato dal primo cittadino nel pomeriggio di ieri. Dai primi accertamenti è inoltre emerso che nei giorni scorsi avrebbe occupato abusivamente un immobile confiscato alla criminalità organizzata, ora del Comune di Vasto.

La solidarietà del PD

“Esprimo la più ferma condanna e la totale, affettuosa solidarietà, mia personale e di tutta la comunità del Partito Democratico abruzzese, a Francesco Menna, sindaco di Vasto, presidente della Provincia di Chieti e responsabile amministratrici e amministratori locali della nostra segreteria regionale, per l’aggressione e le minacce ricevute in queste ore”, così il segretario regionale del PD Abruzzo, Daniele Marinelli.

“Quella degli amministratori locali e dei sindaci è oggi una vera e propria trincea quotidiana. Sono le figure istituzionali più vicine ai cittadini, spesso lasciate sole ad affrontare in prima linea un clima di tensione alimentato da una profonda crisi sociale, economica e culturale. Francesco Menna – prosegue Marinelli – in questi due mandati alla guida del Comune di Vasto e nel suo impegno al vertice della Provincia di Chieti ha sempre operato con straordinaria dedizione, serietà e cura per il bene comune, dimostrando nei fatti cosa significhi amministrare con responsabilità e ascolto. Nessuna intimidazione potrà scalfire la determinazione del suo lavoro o far arretrare un’azione amministrativa trasparente e rigorosa. Siamo e saremo sempre al suo fianco, convinti che le istituzioni democratiche si difendano stando uniti e continuando a dare risposte concrete ai nostri territori”.

Le parole di Prospero

«L’aggressione e le minacce subite da Francesco Menna davanti al municipio di Vasto sono un fatto di estrema gravità. Al sindaco”, sostiene il consigliere comunale e regionale di Fratelli d’Italia, Francesco Prospero, “rivolgo la mia solidarietà, senza riserve, nella convinzione che nessuna contrapposizione politica possa attenuare il rispetto dovuto alla persona.

Chi si rivolge alle istituzioni ha il diritto di essere ascoltato, anche quando esprime rabbia o insoddisfazione. Non ha però il diritto di trasformare una richiesta in un atto di forza. La violenza non può diventare uno strumento per ottenere risposte.

È particolarmente grave che tutto questo sia accaduto proprio davanti alla sede del Comune, luogo simbolo della rappresentanza democratica e del rapporto tra cittadini e istituzioni.

Mi dispiace inoltre apprendere che, secondo le prime ricostruzioni, l’uomo coinvolto avrebbe occupato abusivamente un immobile confiscato alla criminalità organizzata e oggi di proprietà del Comune. Si tratta di un bene dal forte valore simbolico, restituito alla collettività, la cui tutela merita particolare attenzione”.




Il sindaco di Rosello Monaco in visita all’ospedale di Napoli al concittadino picchiato da una baby gang

Il sindaco di Rosello Monaco in visita all'ospedale di Napoli al concittadino picchiato da una baby gang

Il sindaco di Rosello Alessio Monaco fa visita a Roberto Turchi, 50 anni, all’ospedale Cardarelli di Napoli: tra la condanna per l’aggressione di sabato sera al quartiere Vomero e l’affetto della comunità delle sue radici. Una triste storia che oggi si illumina della forza, dell’affetto e della solidarietà di tantissime persone. “Ho fatto visita a Roberto presso il padiglione E, reparto di chirurgia plastica, dell’ospedale Cardarelli di Napoli. Un incontro intenso ed emozionante, culminato con un forte abbraccio che ha portato a Roberto e alla sua famiglia il calore e il saluto profondo dell’intera comunità di Rosello. Intorno a Roberto si è stretto fin da subito l’abbraccio di tutti noi. Nel reparto ho incontrato la moglie Imma, le figlie, la mamma Gelsomina e tanti amici. Nonostante la sofferenza e il percorso ancora lungo, ancora all’inizio, il pensiero di Roberto è stato quello di poter tornare presto, anche solo per qualche giorno, a Rosello, a ritrovare il contatto con le sue radici. Mi ha raccontato delle tante testimonianze di vicinanza ricevute in queste ore, a partire dal deputato di AVS Francesco Emilio Borrelli, poi la visita del sindaco di Napoli Gaetano Manfredi e la telefonata del cardinale Don Mimmo Battaglia. Oggi anche la chiamata affettuosa del parroco di Rosello, Don Giampiero La Penna. Nel corso della giornata non è mancata una profonda riflessione su quanto accaduto sabato sera, un episodio grave e increscioso scaturito da una drammatica e inaccettabile aggressione che va condannata con la massima fermezza”. Se da un lato la voglia di Roberto di tornare a casa è tanta, dall’altro la realtà medica impone cautela: la convalescenza si preannuncia ancora lunga, prima di poter riprendere gradualmente la sua vita quotidiana. “A sostenerlo”, conclude Alessio Monaco, “in questo lungo cammino ci sarà l’affetto incondizionato della famiglia e di tutti coloro che in questi giorni non hanno mai smesso di far sentire la propria vicinanza con messaggi e testimonianze di grande affetto.




Sospeso per due settimane lo studente di 14 anni dello Zoli di Silvi che ha aggredito un 16enne finito in ospedale

Sospeso per due settimane lo studente di 14 anni dello Zoli di Silvi che ha aggredito un 16enne finito in ospedale

E’ stato sospeso per due settimane dall’attività scolastica lo studente di 14 anni che questa mattina avrebbe sferrato un pugno contro un ragazzo di 16 anni durante l’orario di attività motoria all’interno dell’istituto scolastico Zoli di Silvi. Secondo la ricostruzione, la vittima sarebbe stata circondata e poi colpita con un pugno. Poi, la corsa in ospedale.

Il dolore delle fratture, un delicato intervento chirurgico al volto e una paura che rischia di lasciare conseguenze ancora più profonde delle ferite. Il ragazzo è stato dimesso dall’ospedale Mazzini di Teramo, dove i chirurghi hanno dovuto ricomporre le fratture nella zona tra zigomo e mandibola utilizzando placche e piccoli dispositivi di fissazione. Un intervento necessario per riparare i danni provocati dal colpo ricevuto.
A preoccupare, adesso, non sono soltanto le condizioni fisiche. Secondo quanto si apprende, il sedicenne non vorrebbe più rientrare a scuola.




Lite del luglio scorso a Chieti: locali pubblici del centro cittadino vietati a due giovani

Lite del luglio scorso a Chieti: locali pubblici del centro cittadino vietati a due giovani

Nell’ambito dell’attività svolta dalla Polizia di Stato tesa a frenare il fenomeno della malamovida nel centro di Chieti, il Questore ha adottato dei provvedimenti amministrativi con i quali vieta a due giovani ad accedere a tutti gli esercizi pubblici e locali di pubblico intrattenimento ubicati nella zona lata della città. I due avevano preso parte ad un’aggressione verificatasi nello scorso mese di luglio all’interno di un locale del centro cittadino, per cui, a seguito di un’indagine svolta dai carabinieri di Chieti, che sono giunti al momento dell’aggressione ai danni di avventori di un esercizio pubblico, scovando gli autori: la Divisione Polizia Anticrimine della Questura di Chieti, ha poi avviato  l’iter finalizzato all’emanazione del provvedimento inibitorio del “D.A.C.Ur.” a carico degli aggressori.

Tenuto conto della gravità dei fatti accaduti, che sono consistiti anche nel coinvolgimento come complice un minorenne, e del fatto che uno dei soggetti risulta già colpito da analogo provvedimento, nei confronti dello stesso il Questore ha disposto l’ulteriore prescrizione dell’obbligo di firma in Questura, convalidata dal Tribunale.

“Il provvedimento del c.d. “D.A.C.Ur.”, si legge in una nota della Questura,  “costituisce un efficace strumento per arginare fenomeni di devianza giovanile, soprattutto nei luoghi di ritrovo degli avventori di locali pubblici, inibendo loro la frequentazione degli stessi per un periodo che può variare da un anno a tre anni. Tale provvedimento, unitamente ad iniziative di controllo straordinario del territorio espletate dalle forze di polizia e disposte dal Prefetto a seguito di apposite sedute del Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica, mira a ristabilire la sicurezza all’interno della città, svolgendo un’azione inibitoria, anche preventiva, nei confronti di persone dedite alla violenza”.




Hanno tra i 16 e i 20 anni gli aggressori del cuoco italodomenicano a Francavilla: alcuni sono già conosciuti alle forze dell’ordine

Chiesto un arresto e altri provvedimenti restrittivi per l'aggressione a sfondo razziale al cuoco avvenuta a Francavilla un mese fa

Hanno un nome e un cognome gli aggressori di Mayky Sanchez, il 26enne cuoco italodominicano malmenato venerdì notte a Francavilla nei pressi del piazzale Sirena. Testimonianze e immagini della videosorveglianza hanno aiutato i carabinieri a identificare la gran parte degli aggressori. Esattamente cinque con un’età che varia tra i 16 e i 20 anni.  Alcuni sono giovani conosciuti alle forze dell’ordine. Alcuni di Chieti, uno di Francavilla protagonista di episodi simili già verificati dai carabinieri e dalla magistratura. Nei giorni scorsi, addirittura, ha postato sui social un avviso di conclusione indagini della Procura perché accusato di aver aggredito alcune persone con un machete. Tocca alla Procura di Chieti decidere come procedere. Storia nota quella denunciata dal 26enne cuoco preso di mira da un branco di giovani che l’hanno prima apostrofato con insulti a fondo razziale e omofobo e poi colpito con pugni e calci. “Hanno visto in tanti”, ha raccontato Sanchez, “ma nessuno è intervenuto”. La denuncia ai microfoni del Tgr Rai Abruzzo. Quanto accaduto, venerdì notte, a Francavilla al Mare è stato oggetto di una querela di parte circostanziata ai carabinieri che hanno avviato le indagini e le stanno portando avanti con efficacia.

Identificati diversi giovani di Chieti che si trovavano in un locale all’aperto per festeggiare un compleanno. Mayky Sanchez, di 26 anni, è figlio di un imprenditore italiano e di una donna dominicana. In pratica, ha sempre vissuto in Italia, ma il colore della pelle avrebbe indotto alcuni componenti della comitiva ad apostrofarlo al suo passaggio. E’ stato insultato e aggredito dopo aver finito di lavorare in un ristorante. Secondo quanto raccontato, il giovane cuoco avrebbe chiesto spiegazioni di fronte agli insulti razzisti e omofobi e per tutta risposta sarebbe stato malmenato. All’ospedale di Chieti gli sono state riscontrate ferite guaribili in 40 giorni.




Identificati dai carabinieri di Chieti gli aggressori del cuoco di colore malmenato dal branco venerdì notte a Francavilla

Chiesto un arresto e altri provvedimenti restrittivi per l'aggressione a sfondo razziale al cuoco avvenuta a Francavilla un mese fa

Testimonianze e immagini della videosorveglianza: i carabinieri hanno già identificato la gran parte degli aggressori che venerdì notte, a Francavilla, hanno malmenato Mayky Sanchez, il 26enne cuoco preso di mira da un branco di giovani che l’hanno prima apostrofato con insulti a fondo razziale e omofobo e poi colpito con pugni e calci nei pressi del piazzale Sirena. Una brutta storia aggravata da un particolare: “Hanno visto in tanti”, ha raccontato Sanchez, “ma nessuno è intervenuto per difendermi”. La denuncia ai microfoni del Tgr Rai Abruzzo. Quanto accaduto, venerdì notte, a Francavilla al Mare è stato oggetto di una querela di parte circostanziata ai carabinieri che hanno avviato le indagini. Identificati diversi giovani di Chieti che si trovavano in un locale all’aperto per festeggiare un compleanno. Mayky Sanchez, di 26 anni, è figlio di un imprenditore italiano e di una donna dominicana. In pratica, ha sempre vissuto in Italia, ma il colore della pelle avrebbe indotto alcuni componenti della comitiva ad apostrofarlo al suo passaggio. Il cuoco e gli aggressori si conoscevano. “Sono venuti nel ristorante dove lavoro e spesso mi chiedevano di abbondare nelle porzioni”, il racconto del cuoco. “Mi dispiace, è la prima volta che mi accade una cosa del genere. Cerco sempre di comportarmi nel migliore dei modi, ma questa vicenda mi addolora molto”. E’ stato insultato e aggredito dopo aver finito di lavorare. Secondo quanto raccontato, avrebbe chiesto spiegazioni di fronte agli insulti razzisti e omofobi e per tutta risposta sarebbe stato malmenato. All’ospedale di Chieti gli sono state riscontrate ferite guaribili in 40 giorni. Adesso i carabinieri stanno terminando l’identificazione degli aggressori attraverso le testimonianze e le immagini della videosorveglianza per poi procedere alla segnalazione all’autorità giudiziaria che deciderà se procedere o meno con l’azione penale.

“A Francavilla non ricordiamo episodi di questo genere”, ha detto la sindaca Luisa Russo nel condannare l’accaduto. “La nostra è una città accogliente, aperta, inclusiva, abituata a vivere le differenze come una ricchezza e non come una minaccia. Francavilla non è e non vuole essere una città dove qualcuno può sentirsi aggredito o discriminato per il colore della propria pelle o per le proprie origini”.




Cuoco di colore malmenato a Francavilla, aggressione a sfondo razziale: per lui 40 giorni di prognosi. La condanna della sindaca Russo

Chiesto un arresto e altri provvedimenti restrittivi per l'aggressione a sfondo razziale al cuoco avvenuta a Francavilla un mese fa

Un’aggressione a sfondo razziale, la denuncia ai microfoni del Tgr Rai Abruzzo. Quanto accaduto nei giorni scorsi, venerdì notte, a Francavilla al Mare. Un giovane di 26 anni, Malì Sanchez, figlio di un imprenditore italiano e di una donna dominicana, è stato insultato e aggredito dopo aver finito di lavorare in un ristorante. Secondo quanto raccontato, il giovane di colore sarebbe stato insultato e, alla richiesta di spiegazioni, il branco (ragazzi in un locale all’aperto intenti a festeggiare un compleanno) avrebbe risposto alzando le mani, picchiandolo, nei pressi della zona Sirena. Dal racconto non ci sarebbe motivi, se non quelli legati al colore della pelle. Le ferite riportate e medicate in ospedale sono state giudicate guaribili in 40 giorni.

“A Francavilla non ricordiamo episodi di questo genere”, ha detto la sindaca Luisa Russo nel condannare l’accaduto. “La nostra è una città accogliente, aperta, inclusiva, abituata a vivere le differenze come una ricchezza e non come una minaccia. Francavilla non è e non vuole essere una città dove qualcuno può sentirsi aggredito o discriminato per il colore della propria pelle o per le proprie origini”.

Ragazzi che l’aggredito conosceva già. Con cui aveva avuto a che fare nel locale in cui lavora. Prima gli insulti omofobi e poi l’aggressione fisica al vaglio ora dei carabinieri di Francavilla. “non ho mai avuto problemi per il mio colore della pelle e sono qui da una vita”, ha detto, “fino a venerdì note. Sono stato picchiato, ma a farmi male sono stati gli insulti razzisti. Mi dispiace molto. “Ho già avuto modo di sentire il comandante della stazione dei carabinieri e abbiamo condiviso la necessità di mantenere alta l’attenzione”, aggiunge la sindaca Russo. “Abbiamo inoltre deciso di incontrare il Prefetto, per valutare insieme eventuali ulteriori misure da mettere in campo per garantire sicurezza e prevenzione. L’episodio è stato ripreso dalle videocamere e le forze dell’ordine stanno svolgendo tutti gli accertamenti necessari. Sono certa che faranno il loro dovere per ricostruire quanto accaduto e individuare i responsabili. Come sindaca sento però il dovere di dire con chiarezza una cosa: ogni forma di violenza e di razzismo va respinta e combattuta senza esitazioni. Questi fenomeni vanno stroncati con decisione sul nascere, prima che possano radicarsi nella nostra comunità e diventare qualcosa di più grande e pericoloso”.




Lite e aggressione tra minorenni ad Atessa: il video diventa virale, scatta la denuncia

Lite e aggressione tra minorenni ad Atessa: il video diventa virale, scatta la denuncia

Una comunità sconvolta, quella della popolosa frazione di Montemarcone, alle porte di Atessa. Una ragazza 14 di anni, infatti, è stata aggredita da due coetanee. L’episodio risale alla serata di martedì 25 agosto ma è venuto a galla solo nelle ultime ora dopo che i carabinieri hanno rimesso un rapporto alla Procura della Repubblica.  Aggressione avvenuta nei pressi di un bar della zona.  A rendere più raccapricciante la vicenda c’è un video che documenta l’accaduto, registrato con un cellulare e diffuso sui social. Un video diventato rapidamente virale.
Secondo una prima ricostruzione, le tre minorenni si conoscerebbero e frequenterebbero gli stessi ambienti. La lite sarebbe nata per motivi ritenuti futili e, dopo un iniziale alterco verbale, sarebbe degenerata nell’aggressione.
Nelle immagini circolate online, riprese solo in parte, si vede una delle ragazze avvicinarsi alla minorenne e colpirla con uno schiaffo, per poi afferrarla per i capelli e trascinarla a terra. L’aggressione sarebbe proseguita con calci, graffi e morsi, mentre l’altra giovane avrebbe filmato la scena.
I genitori della vittima hanno presentato denuncia ai carabinieri della stazione di Atessa. I militari hanno avviato gli accertamenti, identificando le ragazze coinvolte e trasmettendo un rapporto alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni dell’Aquila. Vasta eco in paese. E sull’accaduto è intervenuta anche l’amministrazione comunale, che condanna il grave episodio. «È un fatto destinato a non rimanere impunito», afferma il sindaco Giulio Borrelli. «Gli interrogativi che, come comunità, dobbiamo porci sono diversi: riguardano l’educazione, la responsabilità delle famiglie e, più in generale, della società. Il tema è stato affrontato più volte, ma di fronte a questo caso va detto con chiarezza che le responsabili, imputabili per la loro età, dovranno essere giudicate dalla magistratura. La nostra solidarietà va alla ragazza aggredita e alla sua famiglia».




A Pescara una coppia aggredita vicino piazza Santa Caterina: giovane arrestato

A Pescara una coppia aggredita vicino piazza Santa Caterina: giovane arrestato

Un altro episodio di microcriminalità a Pescara. Nel pomeriggio di lunedì 24 agosto, le pattuglie della polizia sono intervenute in prossimità di piazza Santa Caterina dopo la segnalazione di un’aggressione. Una giovane coppia era stata avvicinata da un ragazzo che avrebbe cominciato a molestarli, innescando una lite verbale degenerata rapidamente in colluttazione. Il tutto mentre dall’altra parte della città avveniva un accoltellamento. Durante lo scontro, l’aggressore avrebbe estratto un coltello e avrebbe ferito la controparte, fortunatamente in modo superficiale. La vittima è poi riuscita ad allontanarsi e a mettersi in sicurezza.

Le volanti, allertate tempestivamente, sono arrivate sul posto in pochi minuti. Gli agenti hanno individuato l’aggressore che, alla vista dei poliziotti, avrebbe tentato di fuggire a piedi cercando di disfarsi dell’arma durante la corsa. L’inseguimento si è concluso a breve distanza: i poliziotti sono riusciti a bloccarlo e a recuperare il coltello, immediatamente posto sotto sequestro.

Il responsabile è stato arrestato e messo a disposizione dell’autorità giudiziaria.

Per quanto riguarda l’accoltellamento di via Orazio, migliorano le condizioni dell’uomo di 51 anni finito in ospedale. Anche in questo caso l’aggressore è stato arrestato. La polizia è intervenuta a seguito di una lite tra senzatetto.




Il Sappe denuncia l’ennesima aggressione alla Polizia Penitenziaria al carcere di Pescara. “Impossibile andare avanti così”

Il Sappe denuncia l'ennesima aggressione alla Polizia Penitenziaria al carcere di Pescara. "Impossibile andare avanti così"

Ennesima aggressione ai danni del personale di Polizia Penitenziaria nella Casa Circondariale di Pescara, dove le criticità assumono particolare gravità anche per la presenza del reparto ATSM (Articolazione per la Tutela della Salute Mentale), destinato a detenuti con importanti patologie psichiatriche. A denunciarlo è il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (SAPPE), che torna a chiedere interventi strutturali e immediati sulla gestione della salute mentale in carcere.

«Siamo di fronte all’ennesimo episodio di aggressione nei confronti delle donne e degli uomini della Polizia Penitenziaria – afferma Giovanni Scarciolla, segretario provinciale SAPPE di Pescara -. Ma quello che accade a Pescara assume una particolare gravità perché riguarda un reparto ATSM, dove dovrebbero essere custodite e soprattutto curate persone con gravi patologie psichiatriche. Si parla di strutture a “prevalente gestione sanitaria”, ma nella realtà quotidiana troppo spesso sono le colleghe e i colleghi della Polizia Penitenziaria a farsi carico delle situazioni più complesse, senza avere né la formazione specialistica né gli strumenti necessari per affrontarle». Secondo Scarciolla, «l’obiettivo dichiarato delle ATSM dovrebbe essere quello di contrastare la cronicità del disturbo, favorire percorsi terapeutici e ridurre il rischio di autolesionismo e aggressioni. Ma senza adeguate risorse economiche, personale sanitario specializzato e spazi appropriati, tutto questo rischia di trasformarsi in una mera dichiarazione di principio. E alla fine l’emergenza ricade sempre sulla Polizia Penitenziaria».

Per Giuseppe Ninu, Segretario Nazionale SAPPE per l’Abruzzo, «non esiste ancora una risposta uniforme e strutturata a livello nazionale per la gestione dei detenuti con gravi problematiche psichiatriche. Le differenze organizzative e strutturali tra le varie realtà regionali sono evidenti, mentre spesso i posti disponibili risultano insufficienti rispetto al reale fabbisogno. È una situazione che non può essere scaricata sugli agenti». «Gli appartenenti alla Polizia Penitenziaria – prosegue Ninu – si trovano quotidianamente a gestire persone con patologie psichiatriche anche importanti, in contesti nei quali mancano adeguati strumenti di difesa, formazione specialistica e personale sanitario sufficiente. I protocolli d’intesa non possono essere un alibi: se vengono sottoscritti, devono essere applicati e verificati. Non possiamo avere protocolli formalmente perfetti e poi una realtà operativa completamente diversa».

Il SAPPE sottolinea inoltre come la carenza di personale di Polizia Penitenziaria renda ancora più difficile la gestione dei reparti maggiormente problematici. «Quando mancano agenti – aggiunge Ninu – aumentano i rischi per tutti: per i detenuti, per gli operatori sanitari e soprattutto per il personale di Polizia Penitenziaria, che rappresenta il primo presidio di sicurezza all’interno dell’istituto».

Durissimo il commento del segretario generale del SAPPE Donato Capece: «Non possiamo più assistere al vergognoso scaricabarile sulla Polizia Penitenziaria. Gli agenti non sono operatori sanitari e non possono diventare, per necessità, specialisti della psichiatria. Il loro compito è garantire sicurezza e legalità, ma oggi vengono troppo spesso chiamati a gestire emergenze sanitarie e psichiatriche senza adeguati strumenti, senza personale sufficiente e senza un’organizzazione realmente funzionale». «Il Governo, qualunque sia il suo colore politico – sottolinea Capece – deve affrontare finalmente la questione con una riforma strutturale della gestione della salute mentale in carcere. Non bastano circolari, protocolli d’intesa o interventi tampone. E non pensiamo che le REMS possano rappresentare la risposta a ogni problema: il sistema ha mostrato evidenti criticità. Servono invece centri clinici penitenziari specificamente organizzati per questa tipologia di detenuti, con personale sanitario qualificato, strutture adeguate, percorsi terapeutici effettivi e una presenza della Polizia Penitenziaria proporzionata alle reali esigenze di sicurezza».

Capece chiede quindi un intervento immediato al Ministero della Giustizia, al Dipartimento dell’amministrazione Penitenziaria e alle autorità sanitarie: «A Pescara, come in molte altre carceri italiane, non è più possibile continuare a gestire l’emergenza con il sacrificio quotidiano degli agenti. Servono più personale di Polizia Penitenziaria, più operatori sanitari specializzati, strutture adeguate, formazione specifica e strumenti di tutela. Ma soprattutto occorre stabilire con chiarezza chi deve fare cosa. La Polizia Penitenziaria non può essere lasciata sola a gestire la psichiatria».

Il SAPPE esprime infine solidarietà alle vittime dell’ennesima aggressione e ribadisce il proprio apprezzamento per il lavoro quotidiano delle donne e degli uomini della Polizia Penitenziaria di Pescara, «che continuano a garantire sicurezza e legalità anche in condizioni operative sempre più difficili e nonostante una cronica carenza di organico».




A Giulianova titolare di uno stabilimento balneare derubato e malmenato nella notte da sconosciuti

A Giulianova titolare di uno stabilimento balneare derubato e malmenato nella notte da sconosciuti

Questa mattina alle ore 03, a Giulianova,  un imprenditore del settore balneare e del posto  mentre rincasava, dopo aver parcheggiato il proprio motociclo nell’area antistante l’abitazione, è stato aggredito da due uomini travisati con passamontagna, non armati, i quali si sono impossessati di due marsupi contenenti l’incasso dell’attività, ammontante a una cifra in corso di quantificazione. I due malviventi si sono poi dileguati a bordo di una utilitaria di colore scuro della quale non si conoscono altri particolari. Le immediate ricerche del veicolo hanno dato esito negativo. A seguito dei fatti la vittima è dovuta ricorrere alle cure dei sanitari del locale nosocomio, che riscontravano lesioni giudicate guaribili in dieci giorni.

Sono in corso le indagini del caso condotte da Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della locale compagnia.

Intanto, sull’episodio hanno preso posizione Daniele Erasmi (Presidente Confesercenti Abruzzo e Fiesa Italia e membro di giunta della Cciaa Gran Sasso) , Giammarco Giovannelli, (Presidente Confcommercio, Federalberghi Abruzzo) e Gian Luca Grimi (presidente Confesercenti – Assoturismo Abruzzo e Confesercenti Teramo). In una nota scrivono: “ Questo, all’unisono e senza distinzione alcuna tra categorie ci sentiamo di dire. Quanto accaduto al collega dimostra il salto di qualità oggettivo che sta avendo il fenomeno della criminalità nel teramano. Non aggiungiamo parole ad una tragedia che tocca la totalità degli imprenditori del turismo teramano. Confidiamo totalmente nell’operato delle forze dell’ordine, che siamo certi sapranno assicurare alla giustizia gli autori di questo esecravi gesto. Nel dire ciò, sollecitiamo senza indugio sindaci e forze politiche a prendere atto che lo “splendido isolamento della costa teramana dalla criminalità “ è finito, che il problema esiste, e come tale va riconosciuto e affrontato”.Ciò detto ci dichiariamo sin da ora totalmente al fianco di Vincenzo, e di ogni collega che dovesse subire qualsiasi tipo di intimidazione è reato. Nessuno sarà lasciato solo”.




Parlano i legali del 18enne indagato per la lite di Fossacesia: “Linciaggio in corso alimentato da notizie false. Tifiamo tutti per l’uomo in coma”

Parlano i legali del 18enne indagato per la lite di Fossacesia: "Linciaggio in corso alimentato da notizie false. Tifiamo tutti per l'uomo in coma"

Parlano per la prima volta gli avvocati del 18enne neo diplomato M.M., di Fossacesia, accusato di aver colpito Diomede Barchiesi la notte tra sabato e domenica sul Lungomare di Fossacesia. Barchiesi, 50 anni, operaio Stellantis, originario di Altino ma stabilitosi a Lanciano è in coma all’ospedale di Pescara e lotta tra la vita e la morte. era intervenuto nel corso di una lite alle 4,15 del mattino per difendere i figli. Gli avvocati Rosario di Giacomo di Vasto e Alessandro Zaottini di Roma hanno scelto il Tg Max per spiegare la scelta del silenzio. “E’ un silenzio rispettoso del dramma che stanno vivendo due famiglie nella speranza che l’uomo in coma possa essere restituito in salute all’affetto dei suoi cari. Un silenzio di rispetto verso gli inquirenti che stanno svolgendo le indagini. E’ una tragedia che ha distrutto due famiglie”, hanno detto. L’assistito – indagato per lesioni gravi – è diventato un bersaglio sui social.  “Stiamo assistendo a un vero e proprio linciaggio mediatico. Al nostro assistito si vuole vestire addosso l’abito del mostro che non gli appartiene . Intanto, il ragazzo non ha mai esercitato MMA, la specialità di arti marziali.  E mai è stato coinvolto in altri casi di violenza. C’è in corso un certo linciaggio che ci preoccupa perché accompagnato da giustizia sommaria e notizie false . Il ragazzo è chiaramente costernato per quel che è accaduto”.




Il sindaco di Lanciano Paolini: vicini all’uomo in coma aggredito da un 19enne a Fossacesia

Il sindaco di Lanciano Paolini: vicini all'uomo in coma aggredito da un 19enne a Fossacesia

«Siamo vicini al nostro concittadino, Diomede Barchiesi, vittima di una violenza inaccettabile, feroce e ingiustificata, e ai suoi familiari, esprimendo loro solidarietà e conforto in questo momento terribile di forte sconcerto, di profondo dolore, di ansia e di attesa.»

Con queste parole il sindaco di Lanciano Filippo Paolini, anche a nome di tutta l’amministrazione Comunale, interviene sulla vicenda sconvolgente accaduta sul lungomare di Fossacesia nella notte tra sabato e domenica, che vede in coma il cinquantenne Diomede Barchiesi, residente a Lanciano, ridotto in fin di vita da un pugno sferratogli da un diciannovenne di Fossacesia, abile nelle arti marziali.

«Condanniamo fermamente il gesto, che non può in alcun modo trovare spazio o giustificazione in una comunità che vuole dirsi civile, basata sui valori del rispetto e della convivenza pacifica» prosegue il primo cittadino, commentando: «Purtroppo stiamo assistendo a una escalation di violenza tra i giovani che riguarda non solo il nostro territorio, ma la società nella sua interezza. Seguiamo ora con attenzione l’evolversi della situazione, con totale fiducia nell’operato delle forze dell’ordine e della magistratura – conclude il sindaco –. Ma soprattutto un pensiero di speranza e coraggio va a Diomede Barchiesi affinché possa riprendersi presto. Ci auguriamo, inoltre, che questa estate si concluda senza altri episodi di violenza.»




A Pescara due agenti di polizia penitenziaria aggrediti da un detenuto con problemi psichiatrici

A Pescara due agenti di polizia penitenziaria aggrediti da un detenuto con problemi psichiatrici

Ancora problemi nelle carceri abruzzesi. Un detenuto con problemi psichiatrici, ricoverato nell’Articolazione per la tutela salute mentale (Afsm) del penitenziario di Pescara, avrebbe tentato di aggredire due giovani agenti della polizia penitenziaria. A evitare il peggio sarebbero stati altre due detenuti con funzioni di careviger presenti nel reparto che l’uomo avrebbe anche danneggiato prima che si riuscisse a riportare la calma. 

A denunciare quanto sarebbe avvenuto nell’istituto penitenziario il pomeriggio di venerdì 7 agosto è il segretario nazionale del sindacato Cnpp-Spp, Mauro Nardella, che parla di “attimi di autentico terrore che raccontano di un sistema penitenziario che non può più dirsi sicuro” escludendo responsabilità da parte della direzione e del comando dell’istituto, ma richiamando l’attenzione sulla gestione dei detenuti con gravi disturbi psichiatrici. 

Nardella torna quindi a criticare la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari (Opg) e ribadire la necessità di rivedere il sistema di gestione delle persone detenute ritenute particolarmente pericolose e affette da gravi patologie psichiatriche. Secondo il segretario nazionale del Cnpp-Spp, le Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza (Rems) non sarebbero sufficienti a garantire una risposta adeguata a causa del numero limitato di posti disponibili. Il sindacato chiede infine interventi specifici per fronteggiare l’aumento degli episodi di violenza nelle carceri italiane e propone, tra le altre misure, la riapertura delle strutture penitenziarie di Pianosa e Asinara per collocarvi i detenuti più violenti, prevedendo l’impiego di personale specializzato del Gruppo d’intervento operativo (Gio). 




A Chieti aggressione a un ragazzo di 16 anni in pieno centro nella notte. Il sindaco Legnini: “Intollerabile”

A Chieti aggressione a un ragazzo di 16 anni in pieno centro nella notte. Il sindaco Legnini: "Intollerabile"

Le forze dell’ordine indagano su un’aggressione avvenuta nella notte tra venerdì e sabato nella centralissima GB Vico a Chieti. Vittima un ragazzo. Un episodio che ha messo in allarme una città che si ritiene tranquilla. E che ha provocato la reazione del sindaco Giovanni Legnini. “Esprimo, a nome dell’amministrazione comunale e dell’intera comunità teatina, la più ferma condanna per la grave aggressione subita da un ragazzo di 16 anni nella notte tra venerdì e sabato in piazza Giambattista Vico. Si tratta di un episodio inaccettabile che desta particolare preoccupazione specie quando coinvolge ragazzi così giovani. Al giovane rivolgo gli auguri di una pronta guarigione, mentre alla sua famiglia esprimo la vicinanza e la solidarietà dell’amministrazione comunale”, ha dichiarato il sindaco Giovanni Legnini.

“Quello della scorsa notte si aggiunge ad altri fatti verificatisi nelle ultime settimane in diverse zone della nostra città, che richiedono la massima attenzione e un impegno condiviso da parte di tutte le istituzioni”,   sottolinea il sindaco. “Il Comune conferma la piena disponibilità a collaborare con Prefettura, Questura e forze dell’ordine, come avevo già comunicato con una nota inviata l’8 luglio scorso a sua Eccellenza il Prefetto e al Questore dopo l’accoltellamento verificatosi a Chieti Scalo il giorno prima – riferisce il sindaco – . A seguito dei fatti di piazza Vico ho dialogato con il questore esponendogli che in centro città, tra piazza Trento e Trieste e la piazza interessata dagli ultimi fatti,  sono già posizionate diverse telecamere utilizzabili per le attività di indagine in corso: 3 lungo il Corso Marrucino e proprio a Piazza Vico, di cui metteremo a disposizione il girato per ricostruire dinamiche e responsabilità; 2 sono a piazza Trento e Trieste; 10 alla Villa comunale; 4 a piazza Carafa; 3 a piazzale Marconi di cui una con dispositivo di lettura targhe; 2 alla Galleria Scalo e 4 nei pressi della scuola Cesarii, più volte al centro dei raid dei vandali. A questo sistema operativo si aggiungeranno 14 nuove telecamere che installeremo entro settembre. Martedì prossimo il Prefetto aveva già convocato un Comitato per la sicurezza pubblica al quale prenderò parte per esprimere le nostre preoccupazioni e condividere anche il percorso di potenziamento della videosorveglianza. Si tratta di un passaggio necessario, per contribuire a garantire condizioni di maggiore sicurezza e dissuasione: il potenziamento del sistema di videosorveglianza nelle aree più frequentate della città può essere un importante strumento di prevenzione e di supporto all’attività delle forze dell’ordine. La sicurezza dei cittadini, in particolare dei più giovani e di quelli più fragili e vulnerabili, rappresenta una priorità sulla quale lavoreremo con determinazione per tutto ciò che compete all’ente comunale e in piena collaborazione con tutte le istituzioni competenti, a partire dalle forze dell’ordine che mi auguro vengano messe nelle condizioni di garantire tempestivamente prevenzione e repressione”.




Operatori del 118 aggrediti a Pescara, condanna bipartisan della politica

Operatori del 118 aggrediti a Pescara, condanna bipartisan della politica

Un uomo di 53 anni è stato denunciato dopo aver aggredito in viale Bovio a Pescara gli operatori del 118 che erano intervenuti per prestargli soccorso, ferendone due, per poi scagliarsi successivamente anche contro gli agenti della Polizia di Stato. Sull’accaduto la condanna del sindaco Carlo Masci: “Esprimo la mia più ferma condanna per il grave episodio di violenza avvenuto la scorsa notte ai danni di due operatori del 118, aggrediti proprio dalla persona alla quale stavano prestando soccorso. Si tratta di un fatto inaccettabile che colpisce donne e uomini impegnati quotidianamente a salvare vite e ad assistere chi si trova in difficoltà. Purtroppo assistiamo sempre più spesso al ripetersi di episodi simili, non solo durante gli interventi di emergenza sul territorio, ma anche nei corridoi degli ospedali. Una deriva preoccupante che deve essere contrastata con determinazione, perché la violenza non può e non deve trovare alcuna giustificazione. Ai due operatori coinvolti rivolgo la mia vicinanza e la mia piena solidarietà, con l’augurio di una pronta ripresa. Auspico che il responsabile venga rapidamente individuato e assicurato alla giustizia, affinché risponda delle proprie azioni. Desidero infine rivolgere un sentito ringraziamento a tutti gli operatori sanitari che, con professionalità, spirito di sacrificio e grande umanità, svolgono ogni giorno un lavoro straordinario e prezioso al servizio della collettività. Il loro impegno merita rispetto, riconoscenza e la massima tutela da parte delle istituzioni e di tutta la comunità”. Sulla stessa lunghezza d’onda Antonio Blasioli del PD: «Solidarietà agli operatori 118 aggrediti: servono protocolli chiari e misure adeguate di sicurezza. Si dia seguito agli impegni assunti nella manifestazione del 3 maggio. Condanno con la massima fermezza il grave episodio avvenuto ieri sera in viale Bovio, a Pescara, dove un uomo soccorso dal 118 ha aggredito gli operatori sanitari all’interno dell’ambulanza, ferendo due professionisti impegnati nel loro lavoro. Ancora una volta assistiamo a una scena inaccettabile, dove chi presta soccorso viene colpito proprio mentre sta proteggendo la comunità. È un fatto che non può essere normalizzato né tollerato”.




Il ministro Valditara esprime solidarietà al docente di Nereto aggredito dagli studenti

Il ministro Valditara esprime solidarietà al docente di Nereto aggredito dagli studenti

Il ministro  Giuseppe Valditara ha sentito la preside dell’Istituto di Istruzione Superiore “G. Peano – C. Rosa” di Nereto. Si è informato sulle condizioni del professore aggredito, ha chiesto alla dirigente di esprimergli la sua personale vicinanza, solidarietà e forte incoraggiamento. Ha apprezzato la linea della severità adottata dalla scuola che ha deciso di denunciare gli autori della inqualificabile aggressione e di prendere provvedimenti disciplinari rigorosi. 

Il ministro ha altresì dichiarato: “Va ripristinato il rispetto della autorità dei docenti, non vi può essere nessuna indulgenza verso i violenti. La scuola è il luogo della educazione e del rispetto non della prevaricazione e della prepotenza”. L’episodio  a cui fa riferimento Valditara ha scosso il mondo della scuola e ora è al centro delle indagini dei carabinieri. Nei giorni scorsi, infatti, un docente di un istituto superiore di Nereto sarebbe stato insultato e successivamente aggredito da quattro studenti del primo anno, tutti di 14 anni.

Secondo quanto emerso, l’insegnante sarebbe stato preso di mira al termine della lezione. I ragazzi lo avrebbero strattonato all’interno dell’istituto, provocandogli lesioni che hanno reso necessario il ricorso alle cure mediche. Il professore si è recato al pronto soccorso dell’ospedale di Sant’Omero, dove i sanitari gli hanno riscontrato ferite giudicate guaribili in otto giorni.

Sulla vicenda è stata presentata una denuncia ai carabinieri della stazione di Nereto sia da parte dell’insegnante sia della dirigenza scolastica.




L’ex Pescara Torreira aggredito a Istanbul dallo stalker della compagna

L'ex Pescara Torreira aggredito a Istanbul dallo stalker della compagna

Brutta disavventura e momenti di paura per Lucas Torreira a Istanbul. L’ex centrocampista di Pescara e Sampdoria è stato aggredito all’esterno di un centro commerciale nel quartiere di Beyoğlu, in Turchia, dove dal 2022 veste la maglia del Galatasaray. Secondo quanto riferito dai media locali, il 30enne uruguaiano arrivato in Italia grazie al Pescara calcio sarebbe stato colpito al volto con diversi pugni mentre si trovava fuori da un bar insieme ad alcune persone del suo entourage.

Dopo l’aggressione, l’uomo avrebbe cercato di allontanarsi in taxi, ma è stato bloccato dalla polizia intervenuta sul posto. Il quotidiano turco Haberler riferisce che l’aggressore avrebbe già minacciato Torreira in passato e che nei suoi confronti era stata emessa una misura restrittiva. Secondo le ricostruzioni circolate nelle ultime ore, si tratterebbe di un uomo ossessionato da Devrim Ozkan, attrice e modella turca legata al giocatore. L’aggressore, identificato come Burak Doan, sarebbe già stato coinvolto in precedenti episodi di tensione con Torreira e il suo autista. 

L’attacco, secondo quanto riportato dalla CNN turca, sarebbe stato pianificato. Dopo il fermo, l’uomo avrebbe dichiarato agli investigatori: “Dopo aver visto delle foto di Devrim Ozkan con lui, circa un anno fa, ho cominciato a odiarlo”. Parole che aggiungono ulteriore peso a una vicenda che, secondo i media locali, andava avanti da tempo.




Un’infermiera aggredita da un paziente di Neurologia all’ospedale di Pescara

Un'infermiera aggredita da un paziente di Neurologia all'ospedale di Pescara

Un’altra aggressione nel mondo della sanità pubblica. Questa volta in reparto. Un’infermiera di Neurologia d’urgenza – Stroke Unit dell’ospedale di Pescara è stata aggredita da un paziente ed è finita in Pronto soccorso per le ferite riportate. A segnalare l’episodio è il sindacato NurSind, che parla di “brutale aggressione” e torna ad affermare che “la sicurezza del personale sanitario deve essere la priorità di tutti”. «Non è più accettabile – scrive il sindacato – che chi dedica la propria vita alla cura degli altri debba temere per la propria incolumità fisica durante il turno di lavoro. Siamo di fronte all’ennesimo episodio di violenza”. Il NurSind Pescara tiene a precisare che “la denuncia non è rivolta alla direzione strategica della Asl, la quale ha già dimostrato sensibilità e proattività avviando procedure interne e protocolli per contrastare il fenomeno delle aggressioni agli operatori”, ma sottolinea che “tuttavia, gli sforzi organizzativi, seppur necessari, non bastano se non accompagnati da un cambiamento culturale e da misure di protezione ancora più stringenti”. «Il problema è sociale e sistemico – prosegue il sindacato -. Chiediamo che la sicurezza negli ospedali torni al centro del dibattito pubblico. La Stroke Unit, come ogni altro reparto di emergenza-urgenza, deve essere un luogo sicuro. Non possiamo permettere che l’ospedale diventi un territorio di frontiera dove tutto è permesso”. Il NurSind “continuerà a vigilare e a collaborare affinché ogni operatore sanitario possa entrare in turno con la certezza di tornare a casa incolume, ribadendo che la violenza non è mai giustificabile, sotto nessuna circostanza”.




Aggressione al pronto soccorso di Chieti: un arresto della polizia

Aggressione al pronto soccorso di Chieti: un arresto della polizia

Ha aggredito un infermiere e una guardia giurata all’interno del Pronto soccorso dell’ospedale di Chieti, dove era presente come paziente. Un uomo, già noto alle forze dell’ordine, è stato arrestato dagli agenti della volante della Questura: l’azione violenta è cessata dopo che gli operatori hanno estratto e attivato il taser.

Secondo la ricostruzione, confermata dal direttore dell’unità operativa, Emmanuele Tafuri, l’uomo ha improvvisamente perso il controllo mentre era già assistito all’interno degli ambulatori. È quindi intervenuta la guardia giurata – in servizio nel presidio grazie alle misure di sicurezza disposte dall’azienda in tutti i pronto poccorso della provincia, rimanendo a sua volta coinvolta nell’aggressione. Entrambi hanno riportato lesioni giudicate guaribili in 12 giorni. L’uomo è stato trattenuto negli uffici della Questura in attesa del rito direttissimo.

«Ringrazio la Questura di Chieti e gli agenti per il loro intervento tempestivo e decisivo – dichiara il direttore generale della Asl Lanciano Vasto Chieti, Mauro Palmieri. – Esprimo la massima solidarietà e la vicinanza di tutta l’azienda all’infermiere e alla guardia giurata rimasti feriti. Proprio per contrastare questa emergenza nazionale, la direzione generale aveva già provveduto a inserire le guardie giurate nei pronto soccorso di Chieti, Lanciano e Vasto e stabilito un collegamento diretto con la Questura: misure di tutela che questa notte hanno dimostrato la loro importanza. La stretta collaborazione con le forze dell’ordine resta essenziale, ma deve essere affiancata dal recupero di una solida cultura del rispetto, del senso civico e della vitale alleanza tra cittadini e operatori della salute».