Pierantoni “il secchione” si gode il trionfo di Lanciano e la vendetta a spese dell’Angolana che lo esonerò

A 36 anni ha centrato la prima promozione in panchina. La carriera da calciatore è stata irrilevante, quella da allenatore promette bene. Andrea Pierantoni è arrivato a Lanciano ad ottobre al posto di Antonio Aquilanti, un beniamino della tifoseria per quanto fatto da calciatore e per la salvezza della passata stagione. Poi, è arrivato anche Santirocco e il Lanciano è decollato fino a vincere il campionato di Eccellenza con un turno di anticipo. Pierantoni ha mosso i primi passi nelle giovanili del Brescia, già a 25 anni. “Sarò sempre riconoscente verso Roberto Boscaglia (allenatore della prima squadra del Brescia) che mi ha insegnato tanto e verso i direttori Renzo Castagnini e Lionello Manfredonia per l’opportunità e la fiducia concessami”. Poi, ha fatto il vice a Pablo Montero alla Sambenedettese in serie C. Sempre in terza serie ha lavorato con Maurizio Lauro a Mantova. A 36 anni ha centro la prima promozione in panchina. La carriera da calciatore è stata irrilevante, quella da allenatore promette bene. Andrea Pierantoni è arrivato a Lanciano ad ottobre al posto di Antonio Aquilanti, un beniamino della tifoseria per quanto fatto da calciatore e per la salvezza della passata stagione. Poi, è arrivato anche Santirocco e il Lanciano è decollato fino a vincere il campionato di Eccellenza con un turno di anticipo. Pierantoni ha mosso i primi passi nelle giovanili del Brescia per poi fare il vice a Pablo Montero alla Sambenedettese in serie C. Sempre in terza serie ha lavorato con Maurizio Lauro a Mantova. In bacheca l’abilitazione di allenatore professionista di Uefa A a Coverciano. Fossimo ancora a scuola si parlerebbe di un secchione, uno che studia calcio. L’organizzazione di gioco è la sua passione, ma eccelle nei rapporti numani e, soprattutto, nella gestione del gruppo. Si è messo in proprio con il Casale in serie D, una breve parentesi finita male per problemi societari. E nella passata stagione eccolo in Eccellenza alla Rc Angolana: partenza alla grande, piccola flessione fino alle feste di Natale con la squadra in piena corsa per la promozione. I dirigenti però nell’albero di Natale gli hanno fatto trovare la lettera di esonero. Una mazzata tra capo e collo per le ambizioni del tecnico di Orsogna che fino a quel momento aveva fatto benissimo. Lui a casa e i nerazzurri hanno progressivamente perso quota in classifica. In estate tante voci, molte chiacchiere e nessun contratto. Fino a ottobre quando è stato chiamato da Luca Leone a Lanciano. E cammin facendo si è trovato a duellare con quella Rc Angolana che un anno prima gli aveva regalato una delusione tremenda. Gli aveva tolto di mano un giocattolo che si era costruito con sacrificio e passione. A Lanciano il cambio in panchina ha sortito gli effetti sperati. Squadra piacevole e risultati positivi. Fino al trionfo di domenica con relativo bagno di folla.
“Diventare allenatore è stato un traguardo costruito passo dopo passo – ha detto in passato il mister rossonero – un sogno che avevo fin da bambino quando mettevo auto e giochini in formazione per una ideale squadra di calcio. Come nello studio e nel lavoro, serve costanza e voglia di imparare sempre”.
Il ruolo dell’allenatore per Pierantoni, figlio di un medico, è paragonabile a quello di un insegnante: “Allenare è come fare il professore: la parte più bella è motivare la squadra a dare il massimo, ricordando ogni giorno qual è l’obiettivo finale”. E poi il suo motto: “Non bisogna scegliere una sola strada: se ci si organizza e si crede in ciò che si fa, si può realizzare tutto”. Ovvero studiare e coltivare le proprie passioni. Come ha fatto lui, partendo dalle giovanili fino alla prima squadra, cercando di apprendere ogni giorno.