Omicidio della sarta Gissi: sentenza confermata in Appello all’Aquila per Meo

Omicidio della sarta Gissi: sentenza confermata in Appello all'Aquila per Meo

Sentenza confermata in Appello. Condannato a 22 anni di carcere il vicino di casa di Carolina D’Addario, la sarta di Gissi assassinata in casa a 84 anni l’antivigilia di Natale del 2023.  

La Corte d’Assise di Lanciano aveva stabilito che era stato Flavio Giovanni Meo, 60 anni, di Palmoli, a uccidere l’anziana, colpendola con una coltellata mortale al polmone sinistro con una lama da 22 centimetri.  La Corte d’Appello non ha modificato l’esito de primo grado di giudizio.

Un delitto a scopo di rapina. Meo le portò via 20.500 euro e preziosi, tra cui la fede nuziale, la collana e un altro anello che la donna indossava. Il pm di Vasto, Vincenzo Chirico, aveva chiesto per l’imputato 30 anni di reclusione. All’epoca i familiari della vittima si dichiararono insoddisfatti: “Una vita non può valere così poco”. Il legale dell’imputato ha annunciato ricorso in Cassazione




Crollo del ponte sul fiume Trigno: fratello e figlia del disperso chiedono giustizia e di continuare le ricerche

Crollo del ponte sul fiume Trigno: fratello e figlia del disperso chiedono giustizia e di continuare le ricerche

Un appello dietro l’altro per non far scendere l’attenzione su un caso irrisolto. Venti giorni senza una risposta, senza un corpo, senza un’auto. E adesso la famiglia di Domenico Racanati, il 53enne di Bisceglie disperso dal 2 aprile dopo il crollo della campata del ponte sul Trigno, lancia un nuovo appello, diretto e disperato: «Mio fratello è sotto quel ponte».

A parlare, in un video, è Alessandro Racanati, fratello di Domenico che quel giorno era diretto a Ortona per motivi di lavoro. La sua voce rompe il silenzio di quasi tre settimane di ricerche ininterrotte tra il mare e la foce del Trigno, ma che finora non hanno restituito alcuna traccia dell’uomo né della sua automobile, fatta salva un pezzo di targa della vettura, una Fiat Bravo. Non molla nemmeno la figlia dello scomparso, la prima a lanciare l’allarme.   

“Voglio sapere cosa è successo a mio padre. Voglio giustizia. La verità non può restare sotto le macerie”. Lo scrive in un post pubblicato sui social Angelica Racanati, la figlia di Domenico. La giovane chiede “alla Procura e al Ministero di andare avanti senza fermarsi, senza perdere tempo”. “Le perizie devono continuare con la massima attenzione – aggiunge -. Ogni minuto che passa è un minuto in più senza verità”. Io non posso fermarmi e nemmeno voi dovete farlo” perché “non è solo un caso. Non è solo un’indagine. È una vita spezzata. È la mia”, conclude. 




Confermata in Appello la condanna per stupro al calciatore della Reggiana Portanova

Confermata in Appello la condanna per stupro al calciatore della Reggiana Portanova

Confermata dalla Corte d’Appello di Firenze la condanna a sei anni nei confronti del calciatore della Reggiana Manolo Portanova, nato e cresciuto a Siena, per violenza sessuale di gruppo. Il calciatore potrà continuare a a svolgere il suo mestiere in attesa del pronunciamento della Cassazione a cui i legali hanno già annunciato ricorso.

«È assurdo, sono cinque anni che sto vivendo una situazione incredibile, sono innocente e ho portato le prove. Non mi fermerò perché credo nella giustizia», ha detto Portanova al termine dell’udienza, come riportato dal Corriere Fiorentino. La difesa, rappresentata dall’avvocato Gabriele Bordoni, ha già annunciato che la decisione sarà impugnata in Cassazione.

Tutto è scaturito dalla denuncia di una ragazza, all’epoca dei fatti 22enne, relativa alla notte tra il 30 e il 31 maggio 2021, trascorsa insieme al calciatore – allora in forza al Genoa – e ad altre tre persone. Nel processo di primo grado, Portanova aveva reso una dichiarazione spontanea, ribadendo la propria innocenza, mentre le difese hanno sempre sostenuto che il rapporto fosse consenziente.

Secondo la ricostruzione emersa in aula, Portanova e la giovane si sarebbero appartati in una stanza; poco dopo sarebbero sopraggiunte altre persone. A quel punto la ragazza avrebbe opposto il suo rifiuto, ma avrebbe comunque subito la violenza. 




Disperso nel Trigno, nuovo appello social della figlia: “Non fermate le ricerche, ridateci mio padre”

Disperso nel Trigno, nuovo appello social della figlia: "Non fermate le ricerche, ridateci mio padre"

Dolore, rabbia e tristezza. Sono giorni di angoscia per i familiari di Domenico Racanatiil 53enne disperso nel fiume Trigno, a seguito del crollo di una campata del ponte sulla Statale 16, in territorio di Montenero Di Bisaccia avvenuto lo scorso 2 aprile. Il giorno dopo, nello stesso punto, erano stati rinvenuti la targa e un pezzo della sua auto, una Fiat Bravo. 
Il pescatore era diretto a Ortona per stava andando a Ortona per ritirare una barca che aveva da poco comprato. La figlia Angelica ha lanciato un nuovo appello sui social chiedendo alle istituzioni di non fermarsi. Le ricerche intanto vanno avanti.

“Da giorni – scrive la giovane donna – viviamo sospesi in un tempo che sembra non scorrere, intrappolati tra angoscia, speranza e dolore. Le ricerche continuano senza sosta, ma finora non hanno restituito risposte certe. Eppure, per noi una verità resta chiara e incrollabile: mio padre è lì, e merita di essere trovato”.

Secondo una ricostruzione ritenuta probabile, il veicolo su cui viaggiava potrebbe essere ancora intrappolato sotto le macerie del ponte crollato. “Un’ipotesi – dice Angelica – che, se confermata, rende ancora più urgente un intervento deciso e tempestivo per la rimozione dei detriti. Senza un’azione rapida, il rischio è che mio padre resti lì, nascosto e dimenticato, come se la sua vita non avesse valore. Questo è qualcosa che non possiamo accettare. Per questo rivolgiamo un appello forte e diretto alle autorità competenti, alla Protezione Civile, ai Vigili del Fuoco e a tutte le istituzioni coinvolte nelle operazioni: accelerate le ricerche, fate tutto ciò che è possibile, non fermatevi. Non si tratta soltanto di una questione tecnica. È una questione di rispetto. È una questione di dignità. È una questione di umanità. Mio padre non è un numero né un semplice caso da archiviare. È una persona, è una vita, è parte della mia famiglia. A chi ha il potere di decidere, chiediamo di agire subito. A chi legge, chiediamo di non restare indifferente: condividete questo appello, aiutateci a non far calare il silenzio. Finché non avremo risposte, non ci fermeremo. Ridateci mio padre!”.




L’appello della figlia del pescatore disperso sul Trigno diretto a Ortona: non sospendete le ricerche

L'appello della figlia del pescatore disperso sul Trigno diretto a Ortona: non sospendete le ricerche

C’è la figlia in prima linea. «Sento il bisogno di lanciare un appello: chiedo che le ricerche di mio padre non si fermino e vengano intensificate il più possibile». È un grido che attraversa il dolore e diventa richiesta concreta quello affidato ai social da Angelica, 22 anni, figlia maggiore di Mino Racanati, il 53enne di Bisceglie disperso nel fiume Trigno dallo scorso giovedì 2 aprile, in seguito al crollo del ponte sulla statale 16 Adriatica, nel territorio di Montenero di Bisaccia.
Da questa mattina, 9 aprile, le attività di ricerca sono giunte all’ottavo giorno, mentre il tempo continua a rappresentare un fattore decisivo in operazioni rese difficili dalle condizioni del fiume e dalle conseguenze del maltempo che aveva già caratterizzato quella tragica giornata.

«In questo momento sto vivendo un dolore enorme, ma anche una forte angoscia che cresce ora dopo ora. Ogni minuto che passa è fondamentale. Il tempo, in situazioni come questa, può fare la differenza, e noi non possiamo permetterci di perderlo. Chiedo alle istituzioni, alla procuratrice di Larino Elvira Antonelli e a tutte le forze coinvolte di fare tutto il possibile, di utilizzare ogni mezzo disponibile e di ampliare le ricerche anche nelle zone limitrofe. Mio padre merita di essere cercato senza sosta» ha rimarcato con forza la figlia dell’operatore marittimo, che quella mattina era diretto a Ortona.