La Cassazione ordina un nuovo processo (a Perugia) per la morte di Crox del 2024 a Pescara per rivalutare l’aggravante della crudeltà

Ci sarà un nuovo processo di appello, a Perugia, in cui verrà rivalutata l’aggravante della crudeltà. E’ quanto deciso dalla Cassazione a Roma sulla morte di Cristopher Thomas Luciani, il 16enne ucciso nel parco Baden-Powell a Pescara con 25 coltellate da due coetanei il 23 giugno del 2004. in Cassazione sono stati duscussi ed esaminati i ricorsi presentati sia dalla pubblica accusa che dalla difesa degli imputati, condannati nei primi due gradi: in Appello pene ridotte da 19 anni 4 mesi a 16 anni per il giovane che ha sferrato i primi fendenti e da 16 anni a 14 anni per il secondo a infierire sul corpo già a terra di Crox. Una riduzione della pena legata all’esclusione dell’aggravante della crudeltà. La Procura generale ha chiesto e ottenuto alla Suprema Corte di reinserirla. Le difese invece chiedevano il riconoscimento delle attenuanti generiche per uno degli imputati, l’assoluzione per il secondo.
“Accolto il ricorso sulla crudeltà presentato da Procuratore Generale e dalla difesa di Thomas”, la nota dei legali della famiglia di Crox, “respinti tutti gli altri ricorsi: decisione rinviata alla Corte d’Appello di Perugia. Esprimiamo grande soddisfazione per la decisione assunta oggi dalla Corte di Cassazione. Si tratta di un esito che avevamo auspicato e nel quale abbiamo fortemente creduto, sostenendo sin dall’inizio, con fermezza, la configurabilità dell’aggravante della crudeltà. Il numero e le modalità delle coltellate inferte alla vittima, il calcio al volto, lo sputo e, più in generale, le condotte che hanno accompagnato l’azione omicidiaria rappresentavano, a nostro avviso, elementi che non potevano essere ridimensionati e ricondotti a semplici gesti d’ira o a una mera manifestazione dell’impeto del momento. Abbiamo sempre sostenuto che quelle condotte esprimessero qualcosa di ulteriore rispetto alla volontà di cagionare la morte della vittima e fossero, proprio per le loro caratteristiche, indicative di una particolare crudeltà. La pronuncia della Suprema Corte riconosce oggi la fondatezza della questione che questa difesa ha portato avanti con convinzione nei diversi gradi del procedimento. È un risultato importante, soprattutto perché restituisce il corretto significato giuridico a condotte che, per modalità, reiterazione e gravità, ritenevamo non potessero essere diversamente qualificate. Attendiamo ora”, sostengono gli avvocati Giacomo Marganella e Cecilia Ventura, “il prosieguo del giudizio con fiducia e nel pieno rispetto delle ulteriori valutazioni che saranno assunte. Al centro resta la profonda sofferenza della nostra assistita, che continua a vivere le conseguenze di quanto accaduto e alla quale questa decisione offre oggi un importante riconoscimento”.




