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PUÒ LA DEMOCRAZIA BANDIRE IL DISSENSO?

di Antongiulio De’ Robertis

Politicainsieme.com, 6 agosto 2023. Il caro amico AntonGiulio de’ Robertis, di cui abbiamo pubblicato pregevoli interventi su Politica Insieme, ci ha inviato una nota di commento critico all’articolo di ieri intitolato ” Al bando il negazionismo per il bene di tutti”, a firma di Michele Marino (CLICCA QUI). Di seguito la riflessione di de’ Robertis, cui ci permettiamo di far seguire una chiosa.

Mi ha molto sorpreso il post in cui si proponeva il “bando del negazionismo per il bene di tutti” perché questa proposta non mi pare affatto accettabile in una piattaforma che fa della democrazia la premessa della sua stessa esistenza.

Non dobbiamo dimenticare che l’essenza della democrazia liberale è il rispetto delle opinioni altrui differenti dalle proprie, secondo la famosa frase di Voltaire a cui si fa risalire la genesi del pensiero liberale. Purtroppo, in molti dei dibattiti politici di questi ultimi tempi appare assai spesso la criminalizzazione del dissenso e la proposta, come in questo caso, del “bando” delle opinioni dissenzienti.

Si tratta a mio avviso di una degenerazione che avvicina questa temperie politica a quella dei sistemi autoritari, che appunto pongono gravi limiti alla libera espressione di opinioni critiche e inquisiscono gli oppositori politici.

Un’altra degenerazione del dibattito politico in atto è il frequente ricorso alla creazione di neologismi denigratori, quali per esempio sovranismo e negazionismo, per definire le posizioni degli oppositori. Anche questa è una prassi deteriore che viola il principio del rispetto del dissenso e che andrebbe perseguita, così come si vogliono perseguite tutte le critiche a condizioni di difformità dalla normalità.

Noi di Politica Insieme crediamo nell’approfondimento del pensiero e, pertanto, in più di una occasione abbiamo ospitato contributi non perfettamente in sintonia con la nostra visione e le nostre proposte. Un modo di fare cui non verremo mai meno.

Ora, AntonGiulio dice una cosa giustissima e coerente con il nostro modo di pensare e di partecipare al dibattito pubblico che recentemente ci ha fatto imbattere, però, nel cosiddetto “negazionismo”.

Due precisazioni sono necessarie. La prima: la condanna del negazionismo nasce in risposta a chi sosteneva che la Shoah non è mai esistita. Ma in precedenza era stata praticata, sia pure senza una sua teorizzazione, in Unione Sovietica e negli altri paesi comunisti e, ancora prima, dalle autorità turche che hanno sempre negato il genocidio degli armeni. Il negazionismo è punito per legge in Germania e ne hanno fatto le spese anche illustri personaggi che rifiutavano di ammettere il genocidio contro gli ebrei. L’ultima è stata la novantatreenne Ursula Haverbeck che, nel 2022, è stata condannata per la terza volta per il reato di negazionismo. Ma una legge analoga l’abbiamo anche noi italiani. Si tratta della n. 115 del 2016 che condanna la negazione della Shoah.

La seconda precisazione: è evidente che il negazionismo di cui ha parlato Michele Marino non è questo, bensì quello climatico che non è punito per legge. E quindi la cosa assume ben altra dimensione e l’affermazione di Michele dev’essere intesa sotto un profilo culturale e politico.

Perché se è vero che la libertà d’espressione dev’essere garantita a tutti (e in questo siamo “volteriani” anche noi) non può essere sottovalutata l’esistenza spesso di un abuso, reso ancora più eclatante dai social, ma certamente basato sull’ignoranza. Nel senso che a tesi scientifiche definitivamente accertate, dopo decenni e decenni di studio, e che sollecitano all’azione le classi dirigenti, ma anche noi singoli abitanti cui è stata affidata la Terra, si contrappongono, spesso, “terrapiattisti” di ogni genere la propalazione delle cui tesi  non fa bene a nessuno.

Non sottovalutiamo, inoltre, come spesso questo negazionismo, lo abbiamo visto all’opera anche in occasione del diffondersi della Covid e della successiva campagna vaccinale, viene abbondantemente utilizzato da chi ha degli interessi precisi da difendere.

Pertanto, concordiamo con le sacre affermazioni di de’ Robertis sulla libertà d’opinione, ma senza che questo diventi una scusa per confondere le acque e le menti.

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