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QUESTA NON È PIÙ LA NOSTRA CITTÀ

Pescara, 20 febbraio 2024. Si è chiuso in un clima di sostanziale sfiducia il tavolo tecnico convocato dal Comune per definire l’attuazione del piano di risanamento acustico nella zona di piazza Muzii. Sfiducia dei rappresentanti delle attività artigianali e commerciali che non vedono nelle proposte, così come sono state formulate, spazio per la reale ripresa di un’area, che l’emergenza sanitaria prima e le scelte dell’amministrazione poi stanno trascinando verso una morte nemmeno tanto lenta. Tanti locali hanno già chiuso, altri non hanno trovato miglior fortuna nella riconversione, fatto sta che una ricchezza economica della città è stata letteralmente sacrificata in nome di non si sa quale visione.

“Non possiamo assolutamente accettare – sottolineano Confartigianato, Cna, Confcommercio e Confesercenti, che rappresentano gli operatori economici della movida – le proposte che sono state portate in discussione al tavolo di cui, è bene ricordarlo, noi siamo solo ospiti, avendo un ruolo esclusivamente consultivo. Non possiamo accettarle perché sono sostanzialmente una strada che conduce ad una sola destinazione, la delocalizzazione della movida dal centro della città, se non addirittura dalla stessa Pescara, in vista dell’obiettivo di un’unica grande area metropolitana che ci unirà anche a Montesilvano e Spoltore”.

All’interno di un quadro di discussione più ampio l’elemento centrale che è emerso è essenzialmente uno: verranno posizionati nell’area di piazza Muzii, via Battisti e strade limitrofe una decina di nuovi fonometri che effettueranno rilievi sull’eventuale sforamento dei decibel. Dopo un periodo di collaudo dei macchinari e di studio dei dati se la situazione non avrà un miglioramento rispetto agli ultimi rilievi dell’Arta , che risalgono al mese di luglio dello scorso anno, il Comune provvederà a limitare gli orari per l’occupazione del suolo pubblico.

Insomma, a portare i locali verso una chiusura anticipata, tagliando di fatto tutto il movimento del dopocena e comprimendo comunque anche i tempi della ristorazione. Perché i limiti possono essere facilmente superati anche da due persone che scherzano tra di loro, o dai rumori prodotti dai servizi di pulizia delle strade.

“Di fatto – sostengono le associazioni – stanno dicendo a tutti gli operatori del food and beverage che devono lasciare i loro negozi e andare altrove.  E questo finirà per condannare l’intero sistema commercio del centro, a cui i locali serali, con la loro offerta, garantiscono movimento, visibilità, in una parola generano economia. Non è un problema di pochi investitori, è il problema di una città in passato vocata al commercio che ora sta perdendo completamente la sua dimensione attrattiva. È un piano di destrutturazione di un intero comparto commerciale, non di risanamento acustico, che taglia presenze produttive senza offrire alternative credibili. Abbiamo fatto tante proposte, sempre inascoltate, per trovare una mediazione con le esigenze dei residenti. Ora la strada intrapresa ci spinge a una sola considerazione: questa non è più la nostra città”.

Cna – Confartigianato – Confcommercio – Confesercenti

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