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ALBERI: carbon sink di CO2 sempre, vivi o morti che siano!

Pescara, 13 aprile 2024. Quando ero studente universitario, sui libri di ecologia trovavo scritto che la concentrazione di CO2 in atmosfera era, da quasi un milione di anni anche se con varie oscillazioni al ribasso, di 300 parti per milione (ppm), un quantitativo infinitesimo ma che però gioca un ruolo unico nel determinare l’equilibrio climatico mondiale. Oggi, appena dopo solo 45 anni, sulle piattaforme on line di rilevamento trovo scritto che siamo a 420 ppm, quasi il 50% in più (in meno di 2 secoli).

Tutta la massa vegetale presente sul nostro pianeta costituisce un carbon sink, ovvero un pozzo di carbonio: una enorme e inestimabile riserva. Anche l’oceano lo è, come il suolo, nella sua componente organica. In altre parole, per carbon sink si intende un deposito di carbonio, naturale o artificiale, in cui è stoccata in varie forme l’anidride carbonica: ciò evita che questa vada a aumentare il quantitativo presente nell’atmosfera e quindi a diminuire il riscaldamento del pianeta causato dal cosiddetto effetto serra, di cui la CO2  è appunto responsabile.

Più il carbonio resta intrappolato a terra, meglio è. Pertanto, una delle cose assolutamente da non fare per evitarne la dispersione in atmosfera è, come è a tutti noto, non favorire i processi di combustione, di qualsiasi tipo, che consumano ossigeno e hanno come prodotto di scarto la CO2 .

Ed è quello che in tema di appalti pubblici per la gestione del verde (codice degli appalti per il green public procurement – GPP) impongono i Criteri Ambientali Minimi (CAM).

In un recente confronto pubblico andato in onda su Ricicla TV, alcuni interlocutori del Ministero, dell’ANCI e di organizzazioni di categoria si sono confrontati sull’applicazione del codice degli appalti in materia di gestione del verde pubblico, ed in particolare dei CAM.

Lo ha detto in modo molto esplicito Laura D’Aprile (Capo del Dipartimento Sviluppo Sostenibile MAS): i CAM, ai sensi del Codice degli appalti, sono obbligatori.

L’ANCI, l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani, nella persona di Walter Giacetti, Direttore Tecnico Ecoambiente srl Rovigo, considerato che il compost è prodotto “povero”, ha proposto di incentivarlo (si incentiva il biometano, che brucia, e perché non il compost, che al contrario trattiene la CO2?).

Il Direttore generale di  Assoimpredia (Associazione che raggruppa il 70% delle imprese che si occupano della realizzazione e manutenzione del verde), Alberto Patruno, ha lamentato una evidente difficoltà degli enti appaltanti (Comuni) a costruire un corretto disciplinare di gara per la gestione del verde pubblico, denunciando una scarsa conoscenza delle modalità applicative dei CAM).

In tutti gli appalti del verde di molte città, troppe, i CAM sono disattesi, anzi, sembra siano superati dal loro contrario. In alcune, come nella mia, invece che applicarli, prevedendo nei progetti coinvolti le necessarie attività di recupero degli scarti vegetali in termini di materia, cioè compost, nei disciplinari di gara addirittura si attribuiscono punteggi premiali per utilizzi che prevedano finalità energetiche (produzione di CO2).

In questo settore, pertanto, l’operato di molte amministrazioni si sviluppano ancora e irresponsabilmente nel solco insostenibile dell’economia lineare, e non circolare, ponendosi quindi in contrasto con il Piano Nazionale d’Azione per la Sostenibilità Ambientale a cui i Comuni italiani sono chiamati e tenuti ad aderire e a dare il loro contributo.

Giancarlo Odoardi

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