Momenti di tensione in consiglio comunale, ieri, a Pescara. L’atmosfera si è scaldata parecchio. Il presidente del consiglio, Marcello Antonelli, secondo Massimiliano Di Pillo del movimento civico che fa capo a Domenico Pettinari “ha cercato di frenarmi, ma certe verità vanno dette, a testa alta e senza giri di parole”.
Il tema è cruciale: le nomine e la responsabilità politica. “Troppo facile lavarsene le mani! Quando si decide di nominare qualcuno in un ruolo chiave”, sostiene Di Pillo riferito a Carlo Masci, “non si sta solo firmando un pezzo di carta. Si sta stringendo un rapporto fiduciario stretto e profondo.
La responsabilità, quindi, non è mai solo di chi viene nominato, ma è – e deve essere – soprattutto di chi nomina. Invece, assistiamo sempre al solito copione: c’è una nomina basata sulla “massima fiducia”. Oggetto del contendere le grane giudiziarie della giunta Masci con alcuni assessori coinvolti in inchieste giudiziarie. “Il nominato cade per una questione giudiziaria”, aggiunge Di Pillo. “Magicamente, il rapporto svanisce e tutto viene liquidato con un comodo “la responsabilità è personale”, scaricando il barile. No, non funziona così! Quando esiste un legame di fiducia così forte, il nominato agisce in nome e per conto di chi lo ha scelto (in questo caso, il sindaco). Il nominato, in quel ruolo, è l’estensione del sindaco stesso. Se frana la fiducia, frana anche la catena di responsabilità politica. Difenderò sempre il diritto di dirlo chiaramente in aula, nell’interesse dei cittadini e della trasparenza che questa città merita”. Tutto questo fa riferimento in modo specifico alla condanna in primo grado del fiduciario dei lavori pubblici del sindaco fino a tre anni fa, e alla condanna in primo grado di un assessore di Forza Italia, Claudio Croce, arrivata pochi giorni fa per fatti inerenti la propria professione.



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