Guidava Massimo Ciarelli. Lo ha detto l’avvocato Giancarlo De Marco ai microfoni del Tg3 Abruzzo. Giancarlo De Marco è il legale della mamma di Ciarelli. E ha fatto chiarezza sul fatto, perché le prime voci davano il 43enne in semilibertà alle spalle di un guidatore sullo scooter. E, invece, no, guidava Ciarelli che è stato rinosciuto dai carabinieri, mercoledì sera, sin da Montesilvano. E’ stato seguito fino all’alt, nel tratto tra Città Sant’Angelo e Silvi, e l’inseguimento visto che non si è fermato. De Marco fornisce una versione dei fatti che ha comunque bisogno di approfondimenti e di ulteriori indagini.
Le indagini sono curate dagli agenti della polizia stradale di Teramo. Intanto si attende che il pubblico ministero Elisabetta Labanti, della Procura di Teramo, disponga l’autopsia sulla salma.
Secondo quanto stabilito, Ciarelli non sarebbe potuto uscire dal comune di residenza, Pescara, e questo potrebbe essere il motivo per cui lo scooter non si sarebbe fermato all’alt dei carabinieri. Ciarelli era stato condannato per l’omicidio Rigante. Era in semilibertà.
La sera dell’omicidio Rigante – primo maggio 2012 – era con il fratello gemello e altri tifosi in un appartamento al piano terra di via Polacchi, quando Ciarelli, arrivò insieme a due suoi cugini. Con una pistola, Ciarelli colpì sul gluteo Rigante, che poco dopo morì.
Inizialmente Ciarelli era stato condannato a 30 anni, poi ridotti a 17 dopo l’annullamento dell’aggravante della premeditazione da parte della Cassazione e la successiva rimodulazione della pena, nel 2017, da parte della Corte d’assise d’appello di Perugia.
Lo scorso anno aveva ottenuto la semilibertà e di sera, alle 21, doveva rientrare in carcere. La famiglia di Ciarelli farà di tutto per fare chiarezza e ottenere giustizia qualora dovessero emergere delle responsabilità. Intanto, i carabinieri hanno incassato la solidarietà del Prefetto di Pescara: “Hanno fatto il loro dovere”, ha detto Luigi Carnevale che ha soprattutto espresso cordoglio e vicinanza alla famiglia di Massimo Ciarelli.



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