Anche se in ritardo, per problemi di salute, dico la mia
Chieti, 15 luglio 2025. Nessuna sorpresa per la citazione di Mussolini da parte della consigliera comunale Serena Pompilio, del movimento civico Azione Politica, che ha scatenato polemiche e condanne. I nostalgici di Mussolini e del fascismo sono presenti non solo nel governo (gli iscritti a Fratelli d’Italia, ma non solo), ma anche nel nostro Consiglio comunale . Con la citazione della frase “Le mie parole vengono dopo i fatti”, pronunciata dal duce nel discorso all’Assemblea del P.N.F. in Roma, il 14 settembre 1929, l’avv. Pompilio ha dimostrato di avere una conoscenza storica del fascismo, coerente con le sue idee e i comportamenti di destra. In un post su Facebook ha scritto: “Credo nel cambiamento, nella voglia di fare e nei valori quali la famiglia e la patria.” Non ha indietreggiato rispetto al desiderio di portare il generale Roberto Vannacci in città a presentare il libro ll mondo al contrario. Ha giustificato l’invito a Iannacci e la citazione della frase di Mussolini, in nome del diritto alla libertà di pensiero e di azione. Tale diritto non giustifica la citazione di M nel nostro Consiglio comunale (e in tutti i comuni italiani), istituzione da lui modificata e resa antidemocratica sostituendo il sindaco con il podestà ed eliminando le libere elezioni amministrative, istituzione tornata democratica anche per la partecipazione dei combattenti e dei morti della Banda Palombaro e della Brigata Maiella alla Resistenza.
Il movimento civico Azione Politica ha preso le distanze dalla Pompilio, sottolineando, in sostanza, un’incongruenza tra le sue idee di destra e il costante impegno del movimento “a una partecipazione pubblica fondata sul rispetto reciproco e sul dialogo costruttivo”. A mio giudizio, con le sue idee di destra potrebbe benissimo iscriversi al partito della Meloni, o alla Lega, accanto al consigliere Fabrizio Di Stefano, che condivide con lei la nostalgia di Mussolini. La prova? Quando il consigliere Paride Paci, su mia sollecitazione, presentò una mozione per revocare la concessione, il 21 maggio 1924, della Cittadinanza onoraria a Mussolini, sul quotidiano Il Centro Di Stefano affermò, con tono categorico, che la Lega non l’avrebbe votata.
Aveva ragione. Perché revocarla? Ordinando all’Ovra di uccidere Matteotti, il duce ha fatto del bene all’Italia, liberandola da un pericoloso sovversivo, che ha avuto la sfrontatezza di accusare in Parlamento i suoi fedeli camerati di aver commesso delle violenze contro gli elettori nelle ultime elezioni politiche. Non poteva tollerare una simile menzogna. Ha fatto del bene anche a Chieti scegliendola come sede dell’ingiusto processo ai cinque liberatori, che hanno fatto una gran fatica ad eseguire il suo ordine, perché quel deputato socialista ha resistito tirando calci e pugni, prima di arrendersi colpito a morte. Ha onorato la città scegliendo, come difensore dei cinque detenuti, Roberto Farinacci, segretario nazionale del PNF, che ha pronunciato per due ore un’arringa memorabile, coprendo d’insulti l’assassinato e lasciando a bocca aperta le donne fasciste presenti in Tribunale. Ha fatto assolvere due dei cinque imputati, e condannare gli altri tre a soli cinque anni di reclusione, di cui quattro condonati. Poverini, meritavano una ricompensa per aver eseguito rapidamente e con successo l’ordine ricevuto dal duce.
Per questi motivi la cittadinanza Onoraria concessa a Mussolini non va revocata, perché se l’è meritata. La difesa nostalgica di Mussolini da parte del consigliere Di Stefano è motivata dalle sue esperienze politiche giovanili. Ha militato prima nel Fronte della Gioventù (l’organizzazione giovanile del Movimento Sociale Italiano – Destra Nazionale), poi nel FUAN (Fronte universitario d’azione nazionale). In questo movimento di estrema destra erano con lui giovani universitari diventati parlamentari. I più noti: Ignazio La Russa. Italo Bocchino, Francesco Storace, Giuseppe Tatarella, Adolfo Urso, Domenico Fisichella, Maurizio Gasparri; alcuni seguirono il percorso della Meloni, altri approdarono di preferenza in Forza Italia e nella Lega. Del FUAN fece parte anche Paolo Borsellino.
Anche a Chieti il neofascismo e la simpatia per l’uomo solo al comando (una simpatia di lungo corso, ricordiamoci delle tre elezioni a sindaco del fascista antisemita Nicola Cucullo) sono crescenti, alimentati dalla revisione delle vicende del ventennio ad opera di giornalisti e intellettuali e dagli avvenimenti internazionali. Non è un caso che proprio prendendo lo spunto dalla citazione della consigliera di Azione Politica, il noto giornalista Gino Di Tizio, ammiratore della storia politica di Cucullo, in un post su Facebook, abbia riproposto la ricostruzione del ventennio a Chieti nel suo libro Chieti il fascismo e dopo, da me stroncato in un post del 1° settembre 2021.
Non bisogna abbassare la guardia, ma vigilare con la “memoria attiva”, come ha giustamente ricordato il nostro presidente della Sezione Anpi.
Filippo Paziente



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