Un teatro Cordova gremito in ogni ordine di posti, con spettatori in piedi, ha fatto da cornice al Gran Galà
Dannunziano, una serata dedicata alla riscoperta di Gabriele d’Annunzio attraverso un punto di vista tanto
originale quanto rivelatore: la storia del suo cognome.
Centinaia di pescaresi hanno partecipato alla kermesse ideata e organizzata con la regia di Silvano Console,
con la partecipazione di ‘Nduccio, in collaborazione con Italia Nostra e con l’Università della Terza Età.
Una serata di oltre tre ore, costruita come un vero e proprio viaggio nella vita, nell’opera e nell’immagine
pubblica del poeta, capace di intrecciare letteratura, cinema, teatro, musica e gastronomia.
Cuore dell’evento è stata la presentazione di due nuovi libri pubblicati da Solfanelli, firmati da Silvano
Console e Angelo Massimo Pompei, che rileggono la vicenda umana e letteraria di d’Annunzio partendo da un elemento solo apparentemente marginale: il suo cognome originario.
RAPAGNETTA.
Un nome che il poeta percepì come il segno di un’origine troppo modesta rispetto all’immagine che intendeva costruire di sé. E proprio quel cognome diventò, nel corso della sua vita, qualcosa da superare, occultare, trasformare: quasi un avversario da sconfiggere nella costruzione del personaggio pubblico dell’esteta, del superuomo, del “Vate”. D’Annunzio, che voleva fare della propria esistenza un’opera d’arte, arrivò così a trasformare anche il proprio nome in uno strumento della sua autorappresentazione. Quella contro il cognome Rapagnetta fu una vera e propria battaglia, a volte esplicita, più spesso sotterranea, ma sempre tenace. Una battaglia che attraversò l’intera parabola umana e letteraria del poeta e che, secondo la rilettura proposta dai due libri, contribuisce a comprendere meglio il complesso rapporto tra Gabriele d’Annunzio e il personaggio che egli stesso costruì.
Filologia, letteratura e storia per rileggere il Vate Accanto agli autori, sono intervenuti alcuni tra i principali protagonisti della cultura e degli studi dannunziani: Pietro Gibellini, eminente filologo e studioso e presidente dell’Edizione Nazionale delle Opere di Gabriele d’Annunzio; Patrizia Paradisi, dell’associazione “Onomastica & Letteratura”; Lucilla Sergiacomo, critica letteraria; Enzo Fimiani, docente di Storia contemporanea; e Massimo Palladini, presidente di Italia Nostra.
Ma il Gran Galà non si è fermato alla presentazione dei libri.
Cinema, teatro e musica: tre ore nel mondo di d’Annunzio Il pubblico ha assistito alla proiezione del docufilm “Rapagnetta Chi? Il destino di un nome”, per poi passare al teatro con alcuni brani tratti dalle “Cronache Mondane”, interpretati da Toni Pesce. Spazio anche alla musica, in occasione dei 180 anni dalla nascita di Francesco Paolo Tosti, con l’esecuzione delle canzoni scritte dal Vate, interpretate da Carmine Salvatore con Ruben De Ritis. A chiudere la serata, nel foyer del teatro, un vero e proprio banchetto dannunziano, accompagnato dalla mostra “D’Annunzio e Rapagnetta: storia di un’identità satirica”, dedicata alle opere dei principali caricaturisti dell’inizio del Novecento.
Protagonista gastronomica la porchetta, che “s’abbrustola e s’indora”, preparata da Benito Rapagnetta,
titolare dell’omonima storica macelleria dei Colli Madonna.
Ad accompagnarla, il «vin ghiacciato di Sciampagna» citato da d’Annunzio ne Il piacere, offerto da “Sott’a la capanne” di ‘Nduccio.
CONSOLE: “UNA RIFLESSIONE ANCHE SUL
MODO IN CUI CELEBRIAMO D’ANNUNZIO”
Nel commentare il successo della serata, l’ideatore e organizzatore Silvano Console
ha evidenziato anche il significato più ampio dell’iniziativa, introducendo una riflessione
critica sul modo in cui oggi viene celebrato il poeta.
«Nel nostro Galà qualcuno potrà rinvenire anche una malcelata polemica con un tipo di
impostazione delle celebrazioni del Poeta – ha dichiarato Console – incentrate
prevalentemente su eventi di massa in cui d’Annunzio c’entrava poco o niente».
Il riferimento è al Festival Dannunziano appena concluso, rispetto al quale Console osserva come la programmazione abbia privilegiato eventi musicali e di intrattenimento.
«È stato persino riconosciuto dagli organizzatori – prosegue –: “In questo Festival c’è tutto lo scibile, non solo dannunziano”. Ed in effetti ci sono stati in netta prevalenza concerti di musica leggera: Gemelli Diversi, Ernia, Gianni Morandi, Claudia Gerini, Fred De Palma, Raoul Bova, Dimartino, Serena Brancale, Tiromancino, Sarah Toscano, Aiello, I Ricchi e Poveri, ecc.».
LA CULTURA E IL RUOLO DELLE ISTITUZIONI
Da qui, la riflessione di Console si allarga al ruolo delle istituzioni nella promozione culturale.
«Nonostante il lodevole fiorire di tante iniziative culturali ad opera di singoli e di associazioni private, le
istituzioni appaiono abuliche, assenti, salvo a concedere inutili patrocini, per lo più “non onerosi”, e a
partecipare a qualche iniziativa con stucchevoli saluti istituzionali».
Nel mirino finisce anche la Rai, indicata da alcuni come «la maggiore industria culturale del Paese». Secondo Console, negli ultimi anni il servizio pubblico avrebbe progressivamente ridimensionato una parte della propria proposta culturale: teatro, grandi concerti, divulgazione, libri, storia dell’arte, musica colta e grandi opere sarebbero stati progressivamente marginalizzati a favore di contenuti ritenuti più redditizi in termini di ascolti.
La questione, osserva l’organizzatore, non riguarda soltanto la quantità di pubblico raggiunta, ma la funzione stessa della cultura.
«Il servizio pubblico non dovrebbe limitarsi a inseguire ciò che il pubblico vuole vedere: dovrebbe anche
offrire ciò che il pubblico ha bisogno di conoscere».
Una distinzione che sintetizza il senso dell’intera serata: ci sono programmi che fanno grandi numeri e
programmi che fanno grande qualità. E non sempre le due cose coincidono. Un concerto, uno spettacolo
teatrale, un documentario, una lezione di letteratura o un approfondimento su un libro e sulla storia possono non raggiungere milioni di spettatori. Possono però lasciare qualcosa: formare, educare, incuriosire e contribuire alla crescita culturale di una comunità.
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