Un altro passo indietro. I dati sulle iscrizioni per l’anno scolastico 2026/2027 certificano una perdita di circa 3.800 studenti rispetto all’anno precedente. Un calo che non è più episodico, ma un segnale di crisi che sta diventando strutturale e profondamente legato all’emorragia demografica della regione.
A registrare le flessioni più pesanti è la provincia di Chieti (-1.400 iscritti), seguita da Pescara (-1.300) e Teramo (-840). Più contenuto il calo a L’Aquila (-280), che evidenzia però un dato in controtendenza nella scuola secondaria di secondo grado (+205 studenti). Numeri destinati ad avere conseguenze negli anni.
Numeri che impensieriscono sin dalla scuola dell’infanzia e primaria che perdono, in un solo anno, oltre 2.500 bambini. Un dato che anticipa effetti a catena su tutto il sistema educativo nei prossimi anni. Sono gli effetti della crisi economica non di oggi ed è destinata ad acuirsi. Meno figli, meno bambini a scuola e la popolazione che subisce una contrazione nei numeri. Specialmente nelle aree interne.
“I dati diffusi dall’Ufficio Scolastico Regionale certificano una realtà che rispedisce al mittente i continui toni trionfalistici dell’assessore Roberto Santangelo: il sistema scolastico abruzzese perde migliaia di studenti ogni anno e con essi pezzi di futuro”.
Lo dichiarano Pia Finoli, responsabile scuola e vicesegretaria regionale dei Giovani Democratici, e Saverio Gileno, segretario regionale.
“Parliamo di circa 3.800 iscritti in meno in un solo anno, con un crollo che colpisce soprattutto infanzia e primaria: è il segnale più grave, perché anticipa un effetto domino su tutto il sistema nei prossimi anni. Non siamo davanti a una flessione temporanea, ma a una crisi demografica strutturale che richiederebbe politiche straordinarie. Invece, dalla Regione arrivano solo annunci e nessuna riforma di sistema.”
I Giovani Democratici sottolineano come il tema della scuola sia solo una parte di un problema più ampio:
“Il calo degli studenti è l’effetto diretto dello spopolamento e delle decine di migliaia di giovani che in questi anni hanno lasciato l’Abruzzo, senza avere la possibilità di costruire qui il proprio futuro. Un fenomeno che colpisce in modo ancora più duro le aree interne, dove la chiusura di scuole e servizi accelera un declino già in atto.”



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