Il Giro d’Italia ritorna in Abruzzo, con l’arrivo sul Blockhaus, per una storia d’amore lunga 117 anni. E suggerisce di dare un’occhiata all’album dei ricordi ricco di curiosità e aneddoti. Sono le tappe con arrivi e partenze in Abruzzo. Nella prima edizione del 1909 è protagonista Chieti, sede d’arrivo della seconda tappa (vinta da Giovanni Cuniolo) e di partenza della terza. Tutti i corridori vengono fotografati prima del via, in modo da non avere dubbi sulla loro identità al traguardo, e le notizie sulla corsa sono diffuse tramite il telegrafo in piazza Castello a Milano. Non c’è ancora la maglia rosa, che diventerà il simbolo del primato nel 1931. Dall’edizione del 1910 in poi il Giro d’Italia diventa di casa in Abruzzo, dal mare alla montagna. Nel 1914 la frazione del 3 giugno, da Bari all’Aquila, è epica sia per il tempo di percorrenza più alto di sempre (19 ore, 20 minuti e 47 secondi) sia per alcuni fatti dai contorni leggendari. Il più eclatante ha come protagonista il passista Giuseppe Azzini, che in quel momento è il leader del Giro. Il mantovano, vincitore delle due tappe precedenti, ha una crisi sulla salita del Macerone e fa perdere le tracce di sé. Qualche ora dopo la fine della tappa gli organizzatori iniziano le ricerche di Azzini. La mattina successiva viene ritrovato da un pastore in un granaio di Barisciano, dove si era adagiato distrutto dalla fatica, in tenuta da gara e con la bici accanto. Azzini, febbricitante e infreddolito, viene trasportato in ospedale (dove gli diagnosticano una polmonite) ed è costretto a ritirarsi. L’altro fatto curioso risale alla Bari-L’Aquila del 3 giugno 1914 sulla salita delle Svolte: alcuni corridori si lasciano trainare per qualche centinaio di metri da un’auto al seguito della corsa. Tra questi l’emiliano Alfonso Calzolari, che poi viene penalizzato di tre ore dalla giuria dopo essersi impadronito nuovamente (senza più mollarla fino alla fine) della prima posizione della classifica generale. L’Unione Velocipedistica Italiana ne chiede la squalifica e al traguardo di Milano considera vincitore Pierino Albini. Nel 1915, con l’Italia in guerra, il tribunale civile rigetta la richiesta di squalifica e consegna la vittoria del Giro a Alfonso Calzolari con 1h55′ su Albini (il distacco più alto della storia) e 2h04” su Luigi Lucotti (trionfatore della tappa dell’Aquila).
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